Il fondamentalista riluttante (The reluctant fundamentalist – 2013)

1

Nel 2010, mentre imperversano le manifestazioni studentesche a Lahore, un giovane pachistano, il professor Changez Khan (Riz Ahmed) viene intervistato dal giornalista americano Bobby Lincoln (Liev Schreiber). Changez, che ha studiato a Princeton, racconta a Lincoln il suo passato di brillante analista finanziario a Wall Street. Parla del luminoso futuro che aveva davanti, del suo mentore, Jim Cross (Kiefer Sutherland), e della bellissima, sofisticata Erica (Kate Hudson), con la quale si preparava a condividere il futuro. All’indomani dell’11 settembre, il senso di alienazione e il sospetto con il quale viene improvvisamente trattato, lo riporta nella sua terra di origine e dalla sua famiglia, alla quale è molto affezionato. Il suo carisma e la sua intelligenza lo fanno subito diventare un leader sia agli occhi degli student pachistani che lo adorano sia del governo americano che lo guarda con sospetto.

  • REGIA: Mira Nair
  • SCENEGGIATURA: Ami Boghani, Mohsin Hamid,William Wheeler
  • ATTORI: Riz Ahmed, Kate Hudson, Liev Schreiber,Kiefer Sutherland, Om Puri

Dal romanzo omonimo di grande successo internazionale, viene ricavata questa versione cinematografica e dietro la macchina da presa c’è , la brava Mira Nair (Salaam Bombay! , Mississipi Masala), indiana e non nuova a film pieni di “contaminazioni” culturali, ancora una volta il tocco delicato eppure fermo della regista riesce a fornire allo spettatore una visione equidistante della situazione del protagonista senza parteggiare per una o per l’altra parte. E questo forse il pregio più grande, non schierarsi ma cercare di ascoltare tutte le voci, poi ogni spettatore potrà tirare le sue conclusioni. Decisamente un lavoro ben fatto che riesce a trasmettere tutte le emozioni contrastanti del protagonista e letteralmente fa rimbalzare lo spettatore fino a un finale che quasi ci strappa da una storia che vorremmo ancora vivere.

2

A questo ottimo lavoro si aggiunge la bravura degli attori, primo tra tutto Riz Ahmed che trasmette tutta la sincera difficoltà a vivere tra due mondi , Sutherland ritorna in un ruolo congeniale ovvero il “cattivo” , più difficile il ruolo di Liev Schreiber che riesce con qualche difficoltà a riempire lo schermo con le scene insieme a Riz Ahmed. Da sottolineare la presenza di Meesha Shafi che ci delizia con un brano particolarmente allegro. E parlando proprio di musica si deve dire, che senza una colonna sonora cosi indovinata difficilmente il film sarebbe potuto essere quello che è, tocco di classe il tradurre il brano “Mori Araj Suno” che letteralmente ci sospinge in un altra dimensione.

Film da vedere e rivedere, non solo per l’aspetto thriller ma per capire meglio i problemi culturali che spesso vediamo raccontati e filtrati dai telegiornali.

Tracks – Attraverso il deserto (2013)

1

Il film narra la vera storia di Robyn Davidson, una scrittrice australiana che nel 1977 intraprende un viaggio lungo 2700 Km da Alice Springs fino al mare, attraverso lo sterminato bush australiano. Ad accompagnarla nei nove mesi di viaggio, soltanto quattro cammelli e il fedele cane.

  • REGIA: John Curran
  • SCENEGGIATURA: Marion Nelson
  • ATTORI: Mia Wasikowska, Adam Driver, Emma Booth,Rainer Bock, Jessica Tovey, Tim Rogers, Robert Coleby, Melanie Zanetti

Almeno una volta nella vita capita di desiderare di andar via, qualche posto lontano, magari in solitudine alla ricerca di calma e non solo di quella. Spesso alla ricerca di se stessi e quindi solamente l’assenza di qualsiasi interazione umana permette di ritrovarsi. Questa è un emozione che in genere tutti provano, causata di solito dal tipo di vita da “formicaio” che contraddistingue la nostra epoca. Da questo sentimento nasce questo film, autobiografico che racconta un lungo viaggio in una delle zone più difficili dell’Australia, un viaggio che per la sua eccezionalità è stato documentato dal National Geographic ed è diventato un libro e poi un film.

2

Il film è uno di quei film fai-da-te per lo spettatore, ovvero non offre grossi appigli per far si che lo spettatore abbia delle emozioni ma bensì con la sua storia e le sue immagini fa da amplificatore a quelle emozioni che già lo spettatore dovrebbero avere nascoste in se. Quindi ci si ritrova davanti a un documentario narrato, che alla fine conquista. Detto ciò il film merita oltre una visione, una sicuramente per la storia, la seconda per i paesaggi.

Direi che è adatto a tutte quelle persone che vorrebbero fuggire, che amano la natura e che cercano qualcosa.

Il clan dei siciliani (Le clan des siciliens – 1969)

1

Roger Sartet, un pericoloso rapinatore pluriomicida, propone al vecchio Vittorio Malanese – un siciliano che, vivendo a Parigi con moglie, figli, nuore e un nipote, nasconde, sotto un’apparenza irreprensibile, una fruttuosa attività illegale – un colpo senza precedenti: impadronirsi dei gioielli, del valore di alcuni miliardi, di una mostra itinerante. Consultandosi con un mafioso suo amico, l’italo-americano Toni Nicosia, Vittorio decide che il colpo è realizzabile (anche se molto rischioso) approfittando del trasporto aereo del gioielli a New York.

  • REGIA: Henri Verneuil
  • SCENEGGIATURA: Henri Verneuil, Pierre Pelegri, José Giovanni
  • ATTORI: Jean Gabin, Alain Delon, Lino Ventura, Irina Demick, Amedeo Nazzari, Philippe Baronnet, Karen Blanguernon, Sydney Chaplin, Marc Porel, Sally Nesbitt,Danielle Volle, Leopoldo Trieste, Elisa Cegani, Gérard Buhr, Yves Brainville, Raoul Delfosse, Yves Lefebvre,Jacques Duby

E’ bello recensire film come questi, sia perché sono piccoli pezzi di storia del cinema, sia perché ci si ritrova davanti a tanti bravi attori che la loro sola presenza sullo schermo rende piacevole la visione. Alla fine degli anni 60 in Francia la criminalità organizzata era molto presente, in particolare nel sud della Francia, questo ha portato a spingere su un genere che poi in Italia è stato definito “polizziottesco” , una specie di evoluzione del noir con una buona dose di neorealismo senza voler parlare di arte, ma sicuramente una fotografia sincera dei tempi.

2

L’attore principale è un giovane e tormentanto Alain Delon che avrà , con la sua sola presenza, spinto migliaia di persone ad andare al cinema, accanto a lui c’è un leone del cinema francese, ovvero Jean Gabin , bravissimo, immenso e indimenticabile, con un volto che sembra scolpito sulla pietra tipico dei grandi attori che riempiono lo schermo con la loro sola presenza. A questo duo immenso si aggiunge, il mitico Lino Ventura a metà strada tra l’attore e il caratterista che riscuote sempre la simpatia del pubblico e non ultimo un bel cammeo di Amedeo Nazzari.

Ultima nota, per i cinefili più navigati, noteranno quanto questo film sia stato di ispirazione per tanti altri titoli, in particolare l’esecuzione del colpo sull’aereo. Da vedere e rivedere.

Non-Stop (2014)

1

Bill Marks, un agente di sicurezza di un aereo, durante un volo da New York a Londra, si trova costretto ad affrontare un grosso imprevisto. Inizia a ricevere sul suo cellulare misteriosi sms in cui uno sconosciuto gli intima di chiedere al Governo di trasferire di 150 milioni di dollari o, altrimenti, ogni venti minuti un passeggero morirà.

  • REGIA: Jaume Collet-Serra
  • SCENEGGIATURA: John W. Richardson, Christopher Roach
  • ATTORI: Liam Neeson, Julianne Moore, Lupita Nyong’o,Michelle Dockery, Nate Parker, Linus Roache, Jason Butler Harner, Omar Metwally, Anson Mount

Ancora un film con ambientazione aerea, cosa già vista e rivista da oltre mezzo secolo, ma questa volta il protagonista è il sempre più confuso Liam Neeson. Confusione che non nasce dal suo personaggio quanto dal suo ruolo di attore, dato che ormai ha difficoltà a trovare dei ruoli che non siano quelli da thriller-action edulcorati , nemmeno tanto brutti ma sempre meno adatti alla sua bravura. Passati i tempi delle collaborazioni con Spielberg rimangono tanti filmetti come questo, belli ma presto dimenticati.

XXX NON-STOP-MOV-JY-0760.JPG A ENT

Tornando al film, come dicevo l’ambientazione è claustrofobica e paranoica, non riuscendo ad individuare chi è il killer e in questo il tutto ricorda molto “L’enigmista” senza ovviamente il gore. Tra colpi di scena e doppi giochi , il film scorre velocemente e gradevolmente, ma purtroppo come ho già detto, difficilmente qualcuno vorrà rivederlo una seconda volta e ancora più difficilmente verrà ricordato.

Insomma un “già visto” che però offre qualche piccola sorpresa, sempre bella la Moore e cosi la promettente Nyong’o. Guardatelo per una serata relax in action.

Dead Shadows (2012)

1

Il film racconta la storia del giovane Chris, i cui genitori sono stati brutalmente uccisi 11 anni fa, nello stesso giorno in cui la cometa di Halley può essere vista dalla terra. Stasera, una nuova cometa sta per apparire e tutti nel suo palazzo si stanno preparando a celebrare l’evento, con una festa. In giro circola anche una teoria sull’apocalisse. Mentre scende la notte, Chris inizia a scoprire che la gente si sta comportando in modo strano – e sembra che la situazione sia in qualche modo collegata alla cometa. Le persone stanno diventando disorientate e violenti e non ci vuole molto tempo prima che inizino a trasformarsi in qualcosa che non appartiene a questo mondo. In una lotta per la sopravvivenza, Chris deve cercare di fuggire dal suo palazzo, con l’aiuto di altri inquilini – ma riusciranno a uscirne vivi?

Un film di David Cholewa.

Con John Fallon, Vanessa Valence, Aurèle Petitpierre, Rurik Sallé, Norbert Ferrer., Baya Rehaz, Wolfrom Fabian, Marmigere Blandine, Sylvain Dubois, Blandine Marmigère, Gilles Barret, Johanna Seror, Franck Penaud.

Sono un appassionato sostenitore dei film francesi e questo è uno dei pochi casi in cui mi sono pentito della visione, questo Dead Shadows che inizia come illustri predecessori (Il giorno della cometa,Brivido) è sinceramente un film davvero slegato e sconclusionato, da un punto di vista strutturale fa acqua da tutte le parti come se fosse un opera amatoriale.

2

A questo si aggiunge un utilizzo degli effetti speciali ridicolo, si va dalla CGI di bassissima qualità a una pallida imitazione dei lavori di Rob Bottin,  davvero un prodotto orribile e senza senso. Da dimenticare.

The seasoning house (2013)

1

In un bordello dei Balcani, le ragazze rapite dai soldati nelle zone di guerre sono costrette a prostituirsi indifferentemente con soldati e civili. La giovane sordomuta Angel è costretta a prendersi cura dei clienti che sotto effetto di droghe si intrattengono con lei ma, all’insaputa dei suoi aguzzini, pianifica la sua fuga muovendosi tra le pareti e le intercapedini della casa. Quando i responsabili del massacro della sua famiglia si presentano al bordello per soddisfare i loro contorti appetiti, per Angel arriva il momento di passare ai fatti e mettere in atto la sua brutale e ingegnosa vendetta.

Un film di Paul Hyett.

Con Sean Pertwee, Sean Cronin, Anna Walton, Jemma Powell, Adrian Bouchet, Dominique Provost-Chalkley, Ryan Bell, Chris Cowlin, Rosie Day, Katie Allen, Kevin Howarth,Paul Blackwell, Daniel Vivian, Shaun Lucas, Alec Utgoff, Christopher Rithin, Steven Borrie

The seasoning house è un film bellissimo, che per oscure ragioni non è arrivato da noi.

Difficilmente sono cosi entusiasta di un titolo recente, ma in questo caso non si può che parlarne bene, siamo di fronte a un film che è sbagliato inserire in un unico filone cinematografico, ed è ancora più superficiale definirlo un horror, in quanto pur avendo momenti abbastanza forti è sicuramente un film drammatico e un grandissimo thriller.

The Seasoning House, Sterling Pictures

I dialoghi sono essenziali e la scelta di una protagonista sordomuta rende tutto ancora più angosciante.

L’atmosfera che si respira in tutto il film è qualcosa di claustrofobico, non tanto per una sensazione legata allo spazio in cui si svolge la vicenda, ma per l’idea stessa di assoluta assenza di una qualsiasi speranza se a questo si aggiunge un contesto reale come la guerra bosniaca tutto raggiunge dei livelli difficilmente sopportabili, un opera unica nel suo genere e fortemente innovativa.

Il finale è perfetto conclude in modo coerente tutta la storia.

 

Capolavoro.

Big Ass Spider (2013)

1

Uno sterminatore (Greg Grunberg) e il suo assistente (Lombardo Boyar) si trovano coinvolti in un’epica battaglia quando l’esercito americano si rendeconto di non riuscire a contenere un ragno gigante alieno che vaga infuriato per la città di Los Angeles.

Un film di Mike Mendez.

Con Clare Kramer, Greg Grunberg, Lombardo Boyar, Ray Wise

Spesso mi capitano film horror che si prendono troppo sul serio, prodotti di bassa qualità e cosa ben peggiore cercano di lanciare anche qualche messaggio morale.

Fortunatamente c’è chi invece naviga controcorrente questo Big ass spider è un gradino più su di una produzione amatoriale, ma non vuole assolutamente essere un normale film horror o di fantascienza ma solamente una classica commedia per adolescenti , e questo la eleva a un livello decisamente superiore alla media.

2

Gli effetti speciali sono decisamente scadenti, ma alcune trovate sono realmente divertenti e rendono piacevole la visione. Tra l’altro c’è anche la presenza di Ray Wise e già questo merita la visione, se volete farvi due risate con un film con un ragnone gigante che sembra uscito da un classico della fantascienza anni 50, questo film fa per voi.