Tutti pazzi per Rose (Populaire – 2012)

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Primavera 1958. Rose Pamphyle ha 21 anni e vive con suo padre, un burbero vedovo titolare dell’emporio di un piccolo villaggio in Normandia. Rose è promessa in sposa al figlio del proprietario dell’autofficina e l’attende un destino di casalinga docile e devota. Ma Rose non vuole saperne di una vita del genere. Così decide di partire per Lisieux, dove il trentaseienne Louis Echard, carismatico titolare di un’agenzia di assicurazioni, sta cercando una segretaria. Il colloquio per l’assunzione è un fiasco totale. Ma Rose ha un dono: batte i tasti della macchina per scrivere a una velocità vertiginosa e così riesce suo malgrado a risvegliare l’ambizioso sportivo che sonnecchia in Louis… Se vuole ottenere il posto, Rose dovrà partecipare a delle gare di velocità dattilografica. Ignorando i sacrifici che la giovane dovrà compiere per raggiungere l’obiettivo, Louis si improvvisa allenatore e decreta che farà di Rose la dattilografa più veloce di Francia, e perfino del mondo! E l’amore per la competizione sportiva non va necessariamente d’accordo con l’amore puro e semplice…

  • REGIA: Régis Roinsard
  • SCENEGGIATURA: Régis Roinsard, Daniel Presley,Romain Compingt
  • ATTORI: Romain Duris, Déborah François, Bérénice Bejo, Shaun Benson, Mélanie Bernier, Miou-Miou, Eddy Mitchell, Frédéric Pierrot

Commedia d’altri tempi, ambientata appunto negli anni 60 , dove tra cliché e ovvietà vediamo svolgersi una storia d’amore a suon di macchina da scrivere. L’idea potrebbe essere davvero buona , insomma la storia poteva essere gestita come una commedia classica di Billy Wilder, ma ci sarebbe voluto appunto Wilder.

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Purtroppo il tempo ci ha privato della sua presenza e quindi , quando si prova a fare film di questo tipo il risultato è qualcosa di stucchevole e decisamente noioso, non so quanto possa piacere un film cosi persino a chi è un fan delle pellicole cosiddette romantiche.

 

Big Bad Wolves (2013)

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Un insegnante è il principale sospettato di un caso di pedofilia: sarebbe il responsabile di diversi omicidi e sevizie ai danni di minorenni. Un poliziotto è convinto della sua colpevolezza ma non riesce a dimostrarla, mentre il padre dell’ultima vittima ha ideato un piano perfetto per torturare il sospetto ed estorcergli la verità.

Director: Aharon Keshales, Navot Papushado
Screenwriter: Aharon Keshales, Navot Papushado
Starring: Lior Ashkenazi, Rotem Keinan, Tzahi Grad, Dov Glickman

Ero molto incuriosito da questo film, tralasciando i commenti di Quentin Tarantino che non trovo cosi fondamentali  (ogni volta che apre bocca sembra dire una verità assoluta…)  , però l’idea di un horror o pseudo tale israeliano era davvero intrigante. Ebbene sono rimasto molto soddisfatto dal film, indubbiamente riesce a calamitare l’attenzione, sia per l’ambientazione cosi inusuale, ma anche per la storia in se. Intanto si nota che come tutte le storie che si rispettino ha dei risvolti quasi opposti al genere narrativo che propone il film, e quindi pur essendo un film drammatico/horror ha dei risvolti quasi comici e questo è un bene, prendersi troppo sul serio rende la pellicola lenta.

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Poi da lettore di Moni Ovadia non posso che trovare a dir poco geniali le situazione da famiglia yiddish che rendono i personaggi, anche i più truci , divertenti. Ed è proprio in questo passaggio dal divertente al truce e viceversa che si regge il film, infatti nessuno è come sembra e tutto il film si basa su questo non-essere. Insomma da vedere perché siamo di fronte a un bel cinema, ben pensato ancor prima che realizzato. L’ultima cosa che va detta è che per godersi questo film, bisognerà accontentarsi della versione con audio originale (ovvero in ebraico) con sottotitoli in italiano.

La polizia ringrazia (1972)

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Roma. Due giovani (Michele e Mario) tentano una rapina ai danni di una gioielleria. Ma la prontezza del proprietario li mette in fuga: il primo uccide sia il proprietario, sia un operaio che cercava di sbarrare loro la strada. Incaricato di risolvere il caso è il commissario Bertone. Questi si muove fra mille difficoltà. A un certo punto viene posto sotto inchiesta dall’integerrimo sostituto procuratore della repubblica Ricciuti poiché taluni suoi uomini hanno picchiato un pregiudicato. La polizia riesce a individuare uno dei due rapinatori, ma il giovane viene ucciso da un’”Anonima anticrimine”, la quale assassina altri elementi equivoci, a significare la volontà dell’opinione pubblica di far pulizia (espediente e primi passi per instaurare una dittatura) Fra l’”anticrimine” figurano autorità. Bertone le riconosce. Quando va ad arrestare l’ex questore Stolfi (capo dell’”Anonima anticrimine”, che precedentemente l’aveva consigliato a usare metodi duri contro i criminali), viene ucciso dagli uomini di questi. Ricciuti tenterà di incriminare i responsabili, fra i quali vi è il vice del commissario Bertone.

  • REGIA: Steno
  • SCENEGGIATURA: Steno, Lucio De Caro
  • ATTORI: Mario Adorf, Cyril Cusack, Franco Fabrizi,Mariangela Melato, Enrico Maria Salerno

La polizia ringrazia è un film che fa parte del genere poliziottesco, termine sgrammaticato che annovera tutti i film degli anni 70 dedicati al genere poliziesco duro, niente analisi o investigazioni cerebrali ma tanta violenza, sparatorie e inseguimenti. Negli anni questi film sono diventati dei cult e alcuni meritano sicuramente questo aggettivo, anche perché hanno il pregio che si è perso negli anni, di non essere noiosi o ridicoli come le attuali produzioni.

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Parlando di questo film bisogna dire che a livello attoriale si eleva rispetto agli altri titoli del genere, dato che oltre a Vanzina alla regia e alla sceneggiatura, si aggiungono due grandi attori del cinema italiano, Enrico Maria Salerno e Mariangela Melato. E’ un film abbastanza libero che si permette di citare anche fatti di cronaca reale che tutt’ora ancora fanno parlare di se, rimane interessante come l’idea soprattutto del finale porta a pensare che di fatto la giustizia ne esce sconfitta.

Inquietante le similitudini con quello che accadrà quasi vent’anni dopo coni casi della “uno bianca”. Da riscoprire.

 

Exodus (1960)

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iamo nel 1947, a Cipro, dove 30.000 ebrei provenienti dai campi di concentramento di Germania, Polonia, Jugoslavia e altre parti d’Europa sono riuniti in campi di raccolta inglesi in attesa che le Nazioni Unite decidano sulla loro sorte. Un gruppo di 600 profughi guidati da Azi Ben Canaan agente segreto dell’Hagannanh, l’organizzazione clandestina ebrea in Palestina, intende forzare il blocco inglese per raggiungere senza indugi la Terra promessa e lottare per la sua indipendenza, contrastata dagli Arabi che occupano da millenni la Palestina e dagli inglesi che per mandato internazionale hanno l’obbligo di mantenervi l’ordine. I 600 profughi, dopo aver vinto la resistenza inglese con uno sciopero della fame durato cento ore, allestiscono una vecchia nave ribattezzata ‘Exodus’ e salpano verso la Palestina dove trovano una situazione caotica e un campo di lotta a oltranza. I profughi, infatti, si trovano a dover combattere contro arabi e inglesi che li osteggiano nelle rivendicazioni patriottiche e la stessa comunità ebraica dilaniata dalla lotta tra le fazioni avverse: da una parte si vorrebbe far l’uso della forza per rendere la Palestina libera ed indipendente, dall’altra si vorrebbe raggiungere un accordo pacificamente con dei patteggiamenti anziché col terrorismo. Nel clima arroventato da tante passioni, dalla discordia, dagli interessi in gioco gli episodi di violenza non si contano, fin che il 29 novembre 1947 le Nazioni Unite proclamano la liberazione della Palestina e gli ebrei si ritrovano liberi e indipendenti nell’antica Terra dei Padri.

  • REGIA: Otto Preminger
  • SCENEGGIATURA: Dalton Trumbo
  • ATTORI: Paul Newman, Eva Marie Saint, Ralph Richardson, Peter Lawford, Lee J. Cobb, Sal Mineo,John Derek, Hugh Griffith, Gregory Ratoff, Felix Aylmer,David Opatoshu, Jill Haworth, Marius Goring, Alexandra Stewart, Michael Wager, Betty Walker, Paul Stassino,Michael Wynne, Paul Stevens, Samuel Segal, Ralph Truman, Esther Reichstadt, Zeporah Peled, George Maharis, Peter Madden, Victor Maddern, Martin Miller,Joseph Fürst, Martin Benson, Mark Burns, Philo Hauser, Dahn Ben Amotz, John Crawford

Exodus è un filmone e non mi riferisco al valore artistico del film, ma alla durata siamo oltre le 3 ore, ciononostante pur richiedendo una notevole dose di impegno l’argomento che presenta è abbastanza interessante e poco conosciuto, cosi come nei “Combattenti della notte” ancora una volta si parla della sorte degli ebrei che liberati dai campi di concentramento cercano di arrivare in Israele trovandosi contro prima gli inglesi e dopo gli arabi.

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In questo caso si parla proprio di un famosa vicenda che vede dei sopravvissuti che tentano di tornare in Israele e una volta giunti li vedono nascere il conflitto con il mondo arabo. Anche se il film è ispirato al romanzo ed è storicamente incorretto, affronta con una certa attenzione la nascita del conflitto arabo palestinese che tutt’ora dura. A reggere il film c’è un giovane Paul Newman nei panni di un ex militare votatosi alla causa israeliana, purtroppo data la durata del film è difficile mantenere sempre l’attenzione e va tenuto conto che lo stesso film è eccessivamente prolisso e quindi spesso si sofferma su fatti marginali, ma questo non toglie  il valore storico legato alle vicende e quindi permette un approfondimento storico su fatti ormai dimenticati.

American Horror Story: Coven (2013)

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Sono passati 300 anni dal processo di Salem e le streghe, ormai quasi estinte, sono nuovamente in pericolo. A New Orleans, un istituto sta insegnando alle giovani streghe come muoversi nel mondo là fuori senza essere scoperte, ma il ritorno della potente Fiona Goode, la cui figlia insegna nella scuola, stravolge gli equilibri. Disposta a tutto per proteggere la congrega e i suoi segreti, la Suprema preparare la nuova generazione alla battaglia con i loro oppressori.

  • IDEATORE: Ryan Murphy, Brad Falchuk
  • ATTORI: Jessica Lange, Sarah Paulson, Evan Peters,Lily Rabe, Frances Conroy, Taissa Farmiga, Denis O’Hare, Kathy Bates, Emma Roberts, Zachary Quinto,Dylan McDermott, James Cromwell, Joseph Fiennes,Lizzie Brocheré, Connie Britton

Terza serie di AHS questa volta con il titolo di Coven, gli attori principali sono sempre gli stessi, la storia stavolta ci porta a New Orleans in una scuola per streghe, la prima similitudine che viene in mente è Hogwarts ma subito viene smontata da una battuta fatta da una delle protagoniste per quanto l’idea di base rimane quella di istruire.

Devo dire che le prime 6 puntate sono davvero eccezionali difficile staccarsi dalla tv , il problema avviene da settima in poi dove tutto tende a calare e a farsi ripetitivo infatti rivediamo i rapporti  conflittuali già visti nella prima stagione la storia d’amore malata e cosi via, insomma alcuni attori/personaggi si potrebbero pure eliminare ma per qualche ragione stanno sempre li.

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Il finale è alquanto debole e approssimativo, insomma la serie crolla su se stessa, pur rimanendo mediamente sopra tante altre.

Cosa rimane di buono?

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La grande seppur ripetitiva (non per colpa sua) interpretazione di Jessica Lange, la grandissima performance di Kathy Bates (vera star tra le veterane e tra l’altro ci offre una citazione da “L’ultima eclissi”) e una bellissima Angela Bassett che sembra (vista l’età) aver veramente fatto un patto col demonio. Di tutte le giovani protagoniste l’unica che è realmente interessante e rimane impressa nella memoria è Gabourey Sibide che grazie alla sua stazza e alla sua caratterizzazione rimane sicuramente il personaggio più interessante.

 

Da vedere , sicuramente apprezzabile rispetto alla prima stagione, ma inferiore alla seconda, attendiamo la quarta per questo inverno.

L’ultima spiaggia (On the beach – 1959)

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Nel 1964, alla fine della terza guerra mondiale, il mondo civile è completamente distrutto. E’ scampata alla rovina totale, una piccola porzione dell’emisfero australe, dove ancora esistono degli esseri viventi. Anche questi ultimi reduci presto subiranno l’onda devastatrice delle sostanze radioattive che impregnano l’atmosfera, ma per il momento la gente finge di illudersi di avere ancora una via di scampo. Il sommergibile Sawfish, comandato da Dwight Towers, che si è salvato perché in immersione al momento dell’esplosione atomica, viene mandato alla ricerca di segnali positivi per l’umanità. L’uomo accetta la sua missione benché abbia perso ogni speranza dopo la morte della sua famiglia. Lo scienziato che parte con lui si accerta che in nessun angolo della terra potrà mai più esistere vita umana. Le speranze sono del tutto sfumate e gli uomini fanno i conti con la propria esistenza.

  • REGIA: Stanley Kramer
  • SCENEGGIATURA: John Paxton
  • ATTORI: Gregory Peck, Ava Gardner, Fred Astaire,Anthony Perkins, Donna Anderson, John Tate, Ken Wayne, Guy Doleman, Richard Meikle, John Meillon,Lou Vernon, Kevin Brennan, Basil Buller-Murphy, Paddy Moran, Harp McGuire, Lola Brooks, Joe McCormick,Grant Taylor

L’ultima spiaggia è uno di quei film che in tanti hanno dimenticato ma che rimane una pietra miliare del cinema e in particolare del cinema post apocalittico, adattamento cinematografico del libro “on the beach” di Nevil Shute (purtroppo inedito in italia) , ci permette di vivere insieme agli ultimi sopravvissuti del genere umano rifugiatosi in Australia in attesa della fine che arriverà inesorabile legata ai venti oceanici che portano con se le polveri radioattive.

La sensazione che si vive in tutto il film è quel senso di inevitabilità alla sorte e persino i tentativi di sfuggirle sia logici che illogici ricordano gli ultimi spasmi di una creatura morente, questo porta inevitabilmente lo spettatore a immedesimarsi in modo assoluto con i protagonisti e con le loro vite, la coppia che ha da poco avuto una bambina, il comandante che ha perso la sua famiglia in America ma ne parla come se fosse tuttora presente, la donna che ha buttato la sua vita salvo rendersi conto solo ora della sua condizione e lo scienziato che viva un angoscia perenne sapendo esattamente quello a cui andrà incontro.

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Ma oltre ai protagonisti ci sono dei personaggi minori che però danno il senso di quello che accade, tanto per citare una scena : i due signori anziani al circolo nautico che si chiedono come faranno a consumare centinaia di litri di porto in cosi poco tempo.  Dietro la macchina da presa c’è uno dei più geniali registi/sceneggiatori di Hollywood : Stanley Kramer (E l’uomo creò Satana, Vincitori e vinti e decine di altri titoli) , tra gli attori abbiamo un incredibile Gregory Peck, una splendida Ava Gardner , un malinconico Fred Astaire e infine un triste e giovane Anthony Perkins.

Capolavoro assoluto della cinematografia, che senza sensazionalismi affronta una paura tutt’ora presente ma dimenticata per le generazioni under 30. Sullo stesso filone va ricordato “The day after” film pensato per la tv americana ma dato il grande successo divenuto cult in tutto il mondo.

Da vedere assolutamente.

The last days on Mars (2013)

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L’ultimo giorno della prima missione umana su Marte, un membro dell’equipaggio della Base Tantalo crede di aver fatto una scoperta sorprendente – la prova fossile di vita batterica. Non volendo lasciare all’equipaggio di soccorso rivendicare tutta la gloria, disobbedisce agli ordini ed esce per una spedizione non autorizzata per raccogliere ulteriori campioni. Ma uno scavo di routine si trasforma in disastro quando il terreno crolla, e cade in un profondo crepaccio. I suoi colleghi  tentano di recuperare il suo corpo ma quando un altro svanisce iniziano a sospettare che la forma di vita che hanno scoperto non è ancora morta.

Director: Ruairi Robinson
Screenwriter: Clive Dawson
Starring: Liev Schreiber, Elias Koteas, Romola Garai, Olivia Williams, Tom Cullen

Difficile definire facilmente questo film, sicuramente ha un appeal notevole anche perché ormai di fantascienza se ne vede poca in giro, almeno di quella classica purtroppo c’è un tranello sotto, infatti non è fantascienza o quanto meno non è quello che i presupposti fanno sperare. Infatti se l’inizio del film sembra offrire allo spettatore un classico film di esplorazione spaziale con imprevisto, cosa già vista ovviamente e senza particolari innovazioni, ma sempre gradita al nostalgico.

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La seconda metà del film invece cambia del tutto regime offrendo un horror con ambientazione marziana. Questo potrebbe far supporre che sia l’appassionato di fantascienza sia l’appassionato horror rimarranno felici della visione, invece non è cosi,  lascia insoddisfatti entrambi, perché la trama è scontata e non presenta alcun colpo di scena, è di una banalità allucinante e non fa altro che riprendere il cliché già visti in tanti altri film.

Peccato siamo di fronte a un prodotto fatto bene ma senza idee innovative, una occasione mancata.