L’ora delle pistole (Hour of the gun – 1967)

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Dopo la sparatoria all’O.K. Corral di Tombstone (26-10-1881) lo sceriffo Wyatt Earp regola i conti con i resti del clan dei Clanton. Penultimo degli 11 western di Sturges che, 10 anni dopo Sfida all’O.K. Corral (1957), riprende i prolungamenti e gli aspetti collaterali della vicenda con una secchezza e una complessità di dettagli da verbale di polizia, ridimensionando la figura eroica di Earp.

  • REGIA: John Sturges
  • SCENEGGIATURA: Edward Anhalt
  • ATTORI: Lanny Champman, Larry Gates, James Garner, Steve Ibuat, Jason Robards, Albert Salmi,Robert Ryan, Charles Aidman, Michael Tolan, William Windom

L’ora delle pistole è un classico western che riprende la storia di Wyatt Earp e di Doc holliday, al contrario di altri film oltre a raccontare la storia come è avvenuta , pone l’attenzione su un aspetto morale della storia, ovvero l’idea che Wyatt Earp si sia voluto vendicare nei confronti dei Clanton ben prima dell’assassinio di suo fratello, a questo si contrappone il carattere di anti-eroe di Doc holliday che in questo caso è una specie di coscienza di Earp.

E’ sicuramente un film con poca virilità western e si respira un aria malinconica che proprio nel finale esprime il suo apice.

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Sugli attori c’è poco da dire, Jason Robards nel ruolo di Doc holliday è semplicemente spettacolare (vero protagonista) ,grazie alla sua innata espressività. Wyatt Earp è interpretato dal compianto James Garner che riesce a impersonare bene il suo ruolo, anche se non supera una sufficienza piena. Alla regia un esperto del genere ovvero John Sturges , grandi paesaggi per un western da riscoprire, a mio parere una delle migliore e innovative interpretazioni del mito di Tombstone.

Mario Bava: Caltiki mostro immortale (1959)

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Il biologo John Fielding, con la moglie Ellen e l’assistente Max Gunter, si trova nella giungla messicana, impegnato in laboriose ricerche, dirette a scoprire le tracce dell’antica civiltà dei Maya. Improvvisamente un componente della spedizione scompare ed un altro impazzisce. John e Max svolgono accurate indagini all’intento di scoprire le cause che hanno potuto determinare questi casi misteriosi e preoccupanti: in una grotta essi scoprono la statua di Caltiki, la dea della morte. Davanti alla statua c’è una pozza d’acqua dalla quale esce improvvisamente un enorme mostro, che afferra un braccio di Max. John riesce a malapena a salvarlo e lo conduce a Città del Messico.

  • REGIA: Riccardo Freda – Mario Bava
  • SCENEGGIATURA: Filippo Sanjust
  • ATTORI: John Merivale, Didi Perego, Gérard Herter,Daniela Rocca, Giacomo Rossi Stuart, Daniele Vargas,Rex Wood, Gail Pearl, Vittorio André, Nerio Bernardi,Arturo Dominici, Daniele Pitani

Caltiki mostro immortale è un film del ’59, anche questa volta risulta ufficialmente Freda alla regia, ma per sua stessa ammissione fu Bava a dirigere il film , oltre a essere direttore della fotografia e degli effetti speciali. Questo film qualitativamente è migliore di “I vampiri” sia perché offre una trama più variegata, sia perché gli effetti speciali seppur grossolani si fanno più audaci e innovativi, in particolare il make up del mostro è ricavato da della trippa che veniva maneggiata per creare una massa informe, lo stesso Bava in un intervista disse che non era possibile lavorare oltre le 3 ore consecutive, in quanto l’odore della trippa che andava  a male rendeva il set impraticabile.

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Purtroppo questa trovata abbastanza geniale, viene sminuita da alcuni altri effetti speciali (le armi e i carri armati) che risultano davvero ridicoli ,ma nell’insieme è un bel film, che ripropone il “Blob fluido mortale” americano del ’58. Consiglio la visione, perché è davvero un piccolo gioiello della fantascienza.

Appuntamento per una vendetta (Young Billy Young – 1969)

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Dopo aver impallinato un baro, il pistolero Billy Young viene arrestato da uno sconosciuto, Kate, che lo sottrae al linciaggio e lo conduce con sè in una cittadina dove diventa sceriffo.

  • REGIA: Burt Kennedy
  • SCENEGGIATURA: Burt Kennedy
  • ATTORI: Robert Walker Jr., Rodolfo Acosta, Bob Anderson, John Anderson, Parley Baer, Willis Bouchey,David Carradine, Angie Dickinson, Robert Mitchum, Paul Pix, Jack Kelly

Appuntamento per una vendetta è un robusto western con il granitico Robert Mitchum e la bellissima Angie Dickinson , classica storia di vendetta nel vecchio West non particolarmente nuova ma con qualche spunto interessante. Siamo nel ’69 il periodo d’oro del western è ormai tramontato, mentre Wayne interpreta il crepuscolare”Il grinta” altri attori si cimentano nel genere, da James Gardner a Kirk Douglas, personalmente uno dei volti da western più adatti è proprio quello di Mitchum, ironico e duro quanto basta.

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E in questo film si vede tutto, come sempre c’è la contrapposizione del giovane pistolero un po sbandato (segno dei tempi) e quello del vecchio pistolero in cerca di vendetta. La contrapposizione funziona e il film è piacevole , cosi piacevole che non ci si accorge del tempo che passa. Forse il vero problema è  il finale, un po’ troppo frettoloso tenendo conto che comunque dura oltre l’ora e quaranta. Siamo di fronte a un classico western stile Wayne, con un Mitchum che riesce a convincere quasi del tutto, merita una visione.

L’uomo d’acciaio (Man of steel – 2013)

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Poco prima che il pianeta Krypton venga definitivamente distrutto, lo scienziato Jor-El riesce a spedire il figlio neonato Kal-El sulla Terra, suscitando le ire del Generale Zod. Sul nostro pianeta Kal-El cresce con la consapevolezza di essere diverso e di avere un giorno una missione da portare a termine. Capirà che deve salvare il genere umano poco prima dell’arrivo di Zod, che intende seminare morte e devastazione.

  • REGIA: Zack Snyder
  • SCENEGGIATURA: David S. Goyer, Jonathan Nolan
  • ATTORI: Henry Cavill, Michael Shannon, Amy Adams,Kevin Costner, Diane Lane, Julia Ormond, Laurence Fishburne, Russell Crowe, Michael Kelly, Ayelet Zurer,Antje Traue, Jadin Gould, Tahmoh Penikett, David Paetkau, Richard Schiff, Christopher Meloni

Il cinema in quest’ultimo decennio è cambiato molto, sia la situazione economica mondiale sia una carenza cronica di idee, ha portato un nuovo modo di fare cinema, fatto di remake e di tanta economica CGI, anche la meno economica costa sempre di meno che riprendere a fare i vecchi effetti visivi che rendevano la finzione cinematografica plausibile. Se da una parte il cinema vive questo periodo grigio, per controtendenza la tv e le serie tv invece stanno vivendo un periodo d’oro, tant’è che c’è una migrazione dal cinema alla tv di attori e registi.

Ora questo lungo preambolo nasce dalla visione dell’ “Uomo d’acciaio” ulteriore trasposizione cinematografica del comics di Superman, io ricordavo con affetto la versione del compianto Reeves ma parliamo di quasi 30 anni fa, eppure storcevo il naso di fronte all’idea dell’ennesimo remake, quindi in sommo ritardo ho visto questo film, e sono rimasto meno deluso del solito.

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Per l’esattezza il film  è interessante e pur durando oltre due ore, riesce a coinvolgere e tenere interessato lo spettatore, però ho trovato alcune scene davvero inutili e prolisse, anche se al fine della storia riuscivano a incastrarsi bene, la parte più fastidiosa  secondo me, è proprio l’inizio dove sembra di vedere un enorme videogioco in movimento, sensazione che si ripete quando ci sono gli scontri tra Superman e i kriptoniani sulla Terra. Io non so se sia una carenza di qualità della CGI o forse è il mio gusto personale, ma trovo questi effetti davvero “finti” , mentre le scene spaziali erano credibili, il resto e soprattutto le animazioni dei protagonisti ricordavano quel bruttissimo film che era “The amazing Spider-man” che di fatto era inguardabile.

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La trama è quella che più o meno conosciamo tutti, con riferimenti vari ed eventuali ad altri film, da Indipendence Day a La guerra dei mondi, passando per Hokuto no Ken (la scena della mano a terra e i sassi che volano… ci vuole occhio) , per poi spingere sulle paure intime americane con palazzi che crollano, polveroni bianchi e calcinacci (l’11 settembre si ripete nei film americani, cosi come le esplosioni nucleari comparivano nella produzione nipponica di animazione degli anni 70).

Insomma un minestrone di roba che lascia un gusto un po’ indefinito , ma che in linea di massima è accettabile. Meritevole il cast; con tutti i suoi difetti (compreso quello di sponsorizzare un pessimo tonno pieno d’olio) il più interessante rimane Kevin Costner seguito a ruota da Fishburne . Crowe è come sempre molto espressivo (ah ah) e il resto del cast fa il suo dovere con l’eccezione di Shannon che è bravo e ha delle potenzialità che spero verranno fuori nei prossimi film (già in parte viste in Boardwalk empire).

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Alla regia un esperto di videogiochi cinematografici e remake, che sa creare il filmone da cinema che fa soldi, Snyder tra l’altro a breve ci delizierà con altri film con spunto dai Comics. Per concludere consiglio la visione di un film che è divertente ma che difficilmente rivedrete una seconda volta, insomma un bel giocattolo che verrà lasciato dentro un armadio.

Mario Bava: I vampiri (1957)

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Iniziamo un nuovo ciclo, spero settimanale, dedicato a Mario Bava regista italiano semi dimenticato in patria (tanto per cambiare) ma oggetto di culto all’estero. Il mio rapporto filmico con Bava è stato poco omogeno, conoscevo soprattutto la produzione post anni 70, ma col tempo ho deciso di recuperare anche la produzione precedente, ovviamente ho deciso di iniziare con l’aspetto horror fantascientifico , anche perché è forse l’esempio maggiore nella sua filmografia della capacità di creare effetti speciali oltre che storie. Ci sarebbe anche un lato cinematografico dedicato al genere mitologico, che andava di moda in quegli anni (ed è tornato di moda con tanta CGI in questi anni) ma sinceramente avrei grosse difficoltà a parlare di trama e di attori.

Si spengono le luci, silenzio in sala e si inizia…

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A Parigi si scoprono i corpi esanimi di giovani donne completamente dissanguate. Le indagini della polizia non giungono ad alcun risultato, mentre i giornali pubblicano articoli allarmanti, in cui si parla di un inafferrabile “vampiro”. Il giornalista Pierre Lantin è fermamente deciso a fare ogni sforzo per chiarire il tragico mistero. Seguendo una tenue traccia egli viene a contatto con Laurette, una studentessa ch’era legata d’amicizia ad una delle ragazze assassinate: essa gli racconta di essere stata ripetutamente seguita da uno sconosciuto. Pierre riesce a rintracciare costui, ma poi lo perde di vista e alla fine si busca soltanto i rimproveri del commissario di polizia incaricato delle indagini e del direttore del giornale. Questi gli ordina di non occuparsi più del “vampiro”, ma di preparare un “pezzo” di carattere mondano sulla festa offerta, nel suo castello, dalla duchessa Dugrand.

  • REGIA: Riccardo Freda – Mario Bava
  • SCENEGGIATURA: Riccardo Freda, Piero Regnoli, Rijk Sijostrom
  • ATTORI: Gianna Maria Canale, Carlo D’Angelo, Dario Michaelis, Wandisa Guida, Angiolo Galassi, Riccardo Freda, Antoine Belpetre, Paul Muller, Renato Tontini,Emilio Petacci, Miranda Campa, Armando Annuale,Charles Fawcett, Gisella Mancinotti

I vampiri è un film del ’57 , definito come primo horror di produzione italiana, nasce con la regia di Riccardo Freda ma si conclude con il passaggio alla regia di Mario Bava che era stato ingaggiato come direttore della fotografia, la particolarità di questo film è proprio negli effetti speciali, ricordo una vecchia intervista Rai, fatta  a Bava, dove lui illustrava l’uso delle luci blu e rosse e di opportune colorazioni facciali,

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che permettevo in fase di ripresa (parliamo di bianco e nero) con sequenza unica , il cambiamento del viso del protagonista, cosi era possibile realizzare (come poi si vedrà nel film) l’invecchiamento precoce e la comparsa di rughe , cosa che una volta (per chi ricorda il Jekyll e Hyde con Spencer Tracy ) si faceva con la sovrapposizione delle immagini. Tornando al film, ci troviamo di fronte a un prodotto di discreta fattura, anche se con una trama un poco traballante , ma il merito è sicuramente di aver racchiuso in meno di 80 minuti un prodotto innovativo per il cinema italiano.

1303 (2014)

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Janet abbandona la sua famiglia e si trasferisce a vivere da sola. Durante la prima notte nella sua nuova casa qualcosa di soprannaturale sembra impadronirsi dell’appartamento.

  • REGIA: Michele Taverna
  • SCENEGGIATURA: Michele Taverna
  • ATTORI: Mischa Barton, Rebecca De Mornay, Julianne Michelle, Corey Sevier, John Diehl, Kathleen Mackey,Jessica Malka

Sempre più spesso mi chiedo se è giusto recensire tutti i film che si vedono, ma se uno inizia a recensire solo quelli che piacciono è come prendersi il dolce senza aver mangiato le verdure e siccome si sa che le verdure fanno bene, soprattutto alla regolarità intestinale, andiamo a recensire questo “film”. Si tratta di un remake, di un film giapponese del 2007, tale Apartament 1303, se dovessi fare un remake di un film di appena 7 anni fa, cercherei di colmare le lacune e gli eventuali errori per rendere la “copia” qualcosa di meglio, ma evidentemente il regista e sceneggiatore non era della stessa opinione.

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Il tempo impiegato per vederlo è sicuramente perso e va assolutamente evitato, ci troviamo davanti a una brutta copia del film “1408” (da un racconto di King) , in questo caso è una ragazza che va a vivere nell’appartamento che è chiaramente infestato, tutto ovvio ma con le giuste accortezze narrative e qualche buon effetto visivo poteva uscire un film decente, invece siamo di fronte a una recitazione che è quasi imbarazzante, degli effetti speciali che farebbero vergognare un qualsiasi programmatore CGI e a questo si unisce una trama che è a dir poco scollata, una visione orribile ma che non spaventa.

Tempo perso.

Il Pistolero (The shootist – 1976)

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John Bernard Brooks, leggendario pistolero ormai vecchio e debilitato da male ignoto, torna a Carson City, deciso a chiudere i conti con i suoi tre peggiori nemici. Siamo nel 1901, nel mese di gennaio. Preso alloggio presso la vedova Rogers, il vegliardo trova amicizia presso il figlio della padrona, Gillorm che è attratto dal mito della pistola invincibile; ma trova ostilità nello sceriffo locale e iniziale comprensione da parte della Rogers.

  • REGIA: Don Siegel
  • SCENEGGIATURA: Scott Hale, Miles Hood Swarthout
  • ATTORI: Richard Boone, John Carradine, Scatman Crothers, Alfred Dennis, Lauren Bacall, Ron Howard,Rick Lenz, Bill McKinney, Harry Morgan, Sheree North,Hugh O’Brian, Kathleen O’Malley, Gregg Palmer, James Stewart, Melody Thomas, John Wayne, Dick Winslow

Ultimo film di John Wayne, che chiude la sua carriera cinematografica con un western grandioso e crepuscolare con la regia del mitico Don Siegel,  che trasmette tutto il suo essere e anche la sua carriera, già dall’inizio quando ci viene presentata la storia del protagonista con immagini prese da precedenti film di Wayne si capisce il senso del film e la conferma continua durante la visione. Accanto a Wayne , uno splendido James Stewart come a volersi ricongiungere con l’amico attore dopo il film “L’uomo che uccise Liberty Valance”.

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Oltre lui nel cast la sempre bellissima Lauren Bacall e un giovane Ron Howard (con i capelli) che è il segno dei tempi che cambiano. Innumerevoli i punti in comune tra le vicende personali del pistolero e quelle di Wayne, tanto da far pensare che sia proprio un canto del cigno, grandioso e per nulla patetico ma di una malinconia assoluta, va ricordato che da li a pochi anni Wayne morirà di cancro, dopo averlo più volte combattuto. Uno dei più bei film di Wayne ,  capolavoro del western crepuscolare, se avete amato “Gli Spietati” allora amerete questo film che andrebbe riscoperto, seppur doloroso per i fan del Duca.

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Con questa recensione si conclude il ciclo dedicato a Wayne, che per molti mesi ha accompagnato questo blog, ma a breve inizierà un nuovo ciclo e sono sicuro che piacerà a molti, buona visione.