Lo sciacallo – Nightcrawler (2014)

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Lou non riesce a trovare lavoro. Un giorno assiste per caso a un incidente stradale e ha un’illuminazione: si procura una videocamera e da quel momento passa le notti correndo sui luoghi delle emergenze, per riprendere le scene più cruente e vendere il materiale ai network televisivi. La sua scalata al successo lo rende sempre più spietato finché, pur di mettere a segno uno scoop sensazionale, arriva a interferire pericolosamente con l’arresto di due assassini…

  • REGIA: Dan Gilroy
  • SCENEGGIATURA: Dan Gilroy
  • ATTORI: Jake Gyllenhaal, Bill Paxton, Rene Russo, Riz Ahmed, Eric Lange, Anne McDaniels, Jamie McShane,Kathleen York, Jonny Coyne, Michael Hyatt

Ogni tanto davanti ad alcuni film, ho un senso di deja vù , non in termini di negatività, ma come se improvvisamente mi trovassi di fronte a un prodotto pensato come se fossimo in un altro decennio, in questo caso gli anni 70.

Cerco di spiegarmi meglio, negli anni 70 c’era una certa libertà di fare cinema, a volte creando dei capolavori spesso no, ma sicuramente non mancava quella voglia di libertà e di amoralità (non necessariamente offensiva ma semplicemente a scopi narrativi), questo portava a film volutamente duri (Qualcuno volò sul nido del cuculo, Un pomeriggio di un giorno da cani, la serie di Dirty Harry e cosi via) . Vedendo questo Nightcrawler (tradotto letteralmente significherebbe “lombrico” ma hanno preferito sciacallo…marketing…) , mi sono sentito trasportato 40 anni indietro.

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Il protagonista è chiaramente un sociopatico, di media cultura ma che sa usare la tecnologia e si sa vendere, ma oltre ciò non ha idea di cosa siano i rapporti interpersonali (infanzia difficile? Violenze subite da bambino? Non è dato saperlo.) , l’unica cosa di cui si cura oltre se stesso, è la sua pianta che annaffia ogni giorno.

Insomma un personaggio che è ben oltre la definizione di borderline, ma che trova un ambiente lavorativo dove invece risulta non solamente normale ma quasi vincente. E poco conta che bisogna piegare il buonsenso e la moralità ai propri scopi, alla fine è il risultato che conta. Il bravo Gyllenhaal anno dopo anno cambia immagine e da ragazzino sognante (Cielo d’Ottobre) è diventato un personaggio decisamente più cupo e inquietante, al suo fianco un “umano” Riz Ahmed (grandioso nel “Fondamentalista riluttante“) e una stagionata ma sexy Renè Russo.

Questo è un piccolo gioiello di cinema d’altri tempi, cattivo, amorale (e mi ripeto) , divertente , iconico, da vedere.

Dead Snow 2: red vs dead (2014)

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DIRECTOR: Tommy Wirkola

STARRING: Martin Starr, Stig Frode Henriksen, Vegar Hoel,Ørjan Gamst, Ingrid Haas, Jocelyn DeBoer

Il film racconta la storia dell’unico sopravvissuto di un attacco da parte di zombie nazisti che dovrà combattere contro un’armata ancora più grande con l’aiuto della Zombie Squad, una professionale squadra di uccisori di zombie proveniente dall’America.

Quel geniaccio di Wirkola torna di nuovo sul genere nazi zombie, l’ottimo Dead Snow, ottimo per tanti motivi e potrete leggere la recensione proprio qui sul blog, si intuiva che la cosa non sarebbe finita li.E allora prendendo spunto dal finale aperto ecco che i nazi pensano bene di completare una missione lasciata incompiuta 70 anni prima, ma stavolta si ritroveranno di fronte i loro vecchi nemici, più uno squadrone nerd.

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Rispetto al primo capitolo indubbiamente l’impatto è minore,ma rimanere comunque un gran bel vedere, effetti speciali vecchio stile, tantissima ironia (quella stile Raimi), eppoi ci sono loro i nazisti zombie che sono sempre un bel vedere. Volendo fare un confronto con il primo titolo, indubbiamente la qualità è scesa, manca quella sana cattiveria che c’era all’inizio in favore dell’ironia, anche quella più nera (il bambino e la finestra,o lo zombie turista) , però il primo aveva quel fascino legato sopratutto ai nazisti zombi che viene riportato anche qui ma è l’unica cosa che rimane.

Finale aperto per un possibile seguito.

Mario Bava: Reazione a catena (1971)

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Un’anziana contessa vive in un palazzo situato nella sua proprietà selvaggia e solitaria: “La Baia”. Ben poche sono le persone che qui si aggirano. Un architetto vorrebbe eliminare i presunti eredi e rilevare l’intera zona per trasformarla – a scopo di lucro – in un villaggio. Il maggior nemico di tale progetto, oltre che la contessa, è l’entomologo Paolo Fossati. Ma la contessa viene uccisa e anche il suo assassino viene a sua volta ucciso.

  • REGIA: Mario Bava
  • SCENEGGIATURA: Mario Bava, Filippo Ottoni,Giuseppe Zaccariello
  • ATTORI: Claudine Auger, Luigi Pistilli, Annamaria Rosati, Chris Avram, Leopoldo Trieste, Claudio Volonté,Paola Rubens, Isa Miranda, Laura Betti, Brigitte Skay

Punto di svolta per Mario Bava, con questo suo “Reazione a catena” il titolo in realtà, definisce la serie di morti che avvengono durante gli 80 minuti di proiezione. Una reazione a catena che lega quelli le vittime ai loro assassini, in particolare il fatto che le vittime, prima di essere vittime erano assassini. Questo insieme a una trama un po ingarbugliata tende a disorientare un po, insomma se andiamo a scremare la trama ci si ritrova dietro al classico giallo con delitto/i per motivi di eredità e denaro. Ma il grande Bava riesce a dare una nuova luce (tra l’altro fa anche il direttore della fotografia e mi si passi la battuta) a questa storia, con elementi decisamente innovativi per il suo cinema e per il cinema italiano in generale (forse mondiale a voler guardare bene). Ma andiamo con ordine, intanto ci viene presentata uno spaccato di società dissoluta, gente lontana dal lavoro ma vicina al consumismo più sfrenato, da una contessa che sembra uscita da un racconto di Creepshow a un gruppo di giovani dissoluti in cerca di divertimento (cosa che poi sarà lo spunto per il famoso “Venerdi 13″), tra l’altro Bava presenta uno dei primi nudi quasi integrali del suo cinema.

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Oltre questi simpatici soggetti, si aggiungono coppie stravaganti (lei cartomante annoiata, lui entomologo sociopatico), una coppia con figli che sembra uscita direttamente dall’inferno e cosi via. Insomma una carrellata di maschere, in cui è assolutamente assente qualunque tipo di normalità , cosa che poi porta a un finale tra i più allucinanti e inquietanti che il cinema di Bava ricordi. In questo film vediamo un Bava diverso, quasi una specie di mutazione che lo porta a lasciare le sue scelte cromatiche e le sue visioni gotiche per qualcosa di più diretto e violento, quasi a voler anticipare un decennio di film (di vario genere) che saranno scarni e folgoranti. Come ho già accennato “Reazione a Catena” sarà di ispirazione per tantissimi registi , inutile negare che i primi 5 minuti sembrano venir fuori da una visione del migliore (e ormai estinto) Argento.

Un film di oltre 40 anni fa ma estremamente moderno e tutt’ora in alcune scene davvero disturbante, un ottima visione per gli amanti dell’horror forte.

Machete Kills (2013)

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L’ex-agente Federale Machete viene ingaggiato dal governo degli Stati Uniti per eliminare un pazzo rivoluzionario e un eccentrico trafficante d’armi miliardario (Mel Gibson) il cui piano è diffondere guerra e anarchia in tutto il pianeta. Una missione impossibile per chiunque… tranne che per Machete!

  • REGIA: Robert Rodriguez
  • SCENEGGIATURA: Kyle Ward
  • ATTORI: Danny Trejo, Michelle Rodriguez, Mel Gibson,Amber Heard, Sofia Vergara, Charlie Sheen, Demian Bichir, Alexa Vega, Lady Gaga, Antonio Banderas,Vanessa Hudgens, Cuba Gooding Jr.

Secondo episodio di Machete diretto da Rodriguez, ancora una volta viene ripreso lo stile degli anni 70, con tanto di premier prima della proiezione, ed effetti retro tipici delle pellicole dei tempi. La storia è sempre quella i cattivi folli da una parte e machete dall’altra, con combattimenti quanto meno improbabili e ovviamente più adatti ai fumetti che a un film.

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D’altronde lo stile è proprio quello, cioè riprendere quei film di basso budget degli anni 70, e riproporli ai nostalgici e alle nuove generazioni, in questo senso Rodriguez è decisamente più onesto di Tarantino, in quanto spinge cosi tanto gli elementi estremi della storia, da renderla cosi poco credibile da farla diventare plausibile. Gli attori che partecipano a questo fumettone, sono decisamente vari da Banderas a Lady Gaga, fino ad arrivare al super cattivo interpretato da un folle Mel gibson che ultimamente (I mercenari 3) si sta ritagliando questi piccoli ruoli-passatempi, in attesa (spero) di un grande ritorno, divertente il ruolo di Charlee Sheen e quello del sempre simpatico Tom Savini.

E per finire Machete ritornerà in Machete kills agains… in space.

Mario Bava: Il rosso segno della follia (1969)

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Ossessionato dalla morte violenta della madre misteriosamente uccisa quando egli era ancora un bambino, John Arrington, giovane proprietario di una casa di mode, cade frequentemente preda di improvvisi “raptus” omicidi. I suoi delitti, di cui sono vittime alcune indossatrici della sua casa di mode e la stessa sua moglie, avvengono senza che la polizia riesca a raccogliere prove sufficienti ad incriminarlo. Innamoratosi di una modella, Hélen, John cerca di evitare di incontrarsi con lei nel timore di non essere in grado di resistere a un eventuale “raptus” omicida.

  • GENERE: Horror
  • ANNO: 1969
  • REGIA: Mario Bava
  • SCENEGGIATURA: Santiago Moncada, Mario Musy,Mario Bava
  • ATTORI: Stephen Forsyth, Dagmar Lassander, Laura Betti, Jesús Puente, Femi Benussi, Antonia Mas,Luciano Pigozzi, Gérard Tichy, Verónica Llimera,Pasquale Fortunato, José Ignacio Abadal, Bruno Boschetti, Elina De Witt

Prima ancora di parlare del film voglio parlare delle scelte cromatiche di Bava,avevo precedentemente parlato delle scelte cromatiche di Bava, quasi una firma del regista in tutte le sue produzioni, finora questo film è forse quello in cui viene maggiormente rappresentata questa particolare policromia (sopratutto il blu e il rosso) , sin dai titoli di testa fino ai momenti più cruenti del film, Bava ricorre spesso a questi cambi di colore (oltre a movimenti della macchina da presa a dir poco sincopati). Ma un occhio attento e con buona memoria ricorderà che spesso i colori blu e rosso (e verde in alcuni casi) venivano spesso usati per raccontare un certo tipo di horror, per esempio:

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Questa non è una casualità, ma piuttosto una scelta stilistica che di fatto è caratteristica dei vecchi fumetti horror ma anche delle produzioni cinematografiche successive a essi ispirati, voi direte e allora?

E allora ancora una volta dimostra quanto Bava fosse unico nel suo genere, il vero maestro dell’horror italiano e tutt’ora irraggiungibile per idee e capacità.

Torniamo al film, in questo caso Bava gioca con lo spettatore, niente misteri si sa tutto subito ma non si sa il perché, almeno non fino agli ultimi istanti. Ma il gioco si basa sopratutto sul la doppia strada che prende il film, se da una parte parliamo di giallo, dall’altra l’elemento soprannaturale porta tutto su un altro piano.

Ma anche qui Bava confonde lo spettatore, ovvero esiste realmente il fantasma o è la mente malata del protagonista che vede cose irreali?

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Altra nota interessante sono i dialoghi, scarni ed essenziali, il film si racconta per immagini (che dire del sapiente uso delle inquadrature di riflesso sugli oggetti?) e con una bellissima musica (Romitelli) che ricorda i valzer di Morricone e infine Bava ritorna sull’aspetto tra il vero e il finto, tra la realtà che si mescola con la finzione e qui abbiamo due belli esempio, il ballo in mezzo ai manichini (già pensato in “Sei donne per l’assassino“) e il film che il protagonista vede in tv (I tre volti della paura), il cinema nel cinema. Insomma se dal punto di vista della trama non abbiamo un qualcosa di innovativo, dal punto di vista del cinema e sopratutto del metacinema abbiamo un capolavoro (termine che con Bava mi capita spesso di usare).

Concludo questa recensione con un piccolo omaggio proprio alla colonna sonora, di solito metto il trailer ma in questo caso, largo alla musica e vedetelo se vi volete bene.

Ender’s Game (2013)

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In un futuro prossimo, una razza aliena ostile attacca la Terra, e solo l’eroismo del Comandante della Flotta Internazionale Mazer Rackham evita la disfatta totale. Nell’attesa di un nuovo attacco, lo stimatissimo Colonnello Graff recluta i migliori ragazzi del pianeta per trovare il prossimo Mazer. Ender Wiggin, un ragazzo timido ma brillantissimo, vieve convinto a lasciare la scuola tradizionale per entrare nella Scuola di Guerra di Graff. Lì Ender apprende facilmente e con grande rapidità le tattiche di guerra, vincendo ogni simulazione, guadagnandosi il rispetto degli altri cadetti, e viene presto promosso da Graff alla Scuola di Comando, dove sarà addestrato dallo stesso Mazer.

  • REGIA: Gavin Hood
  • SCENEGGIATURA: Gavin Hood
  • ATTORI: Asa Butterfield, Harrison Ford, Ben Kingsley,Viola Davis, Moises Arias, Abigail Breslin, Hailee Steinfeld, Jimmy ‘Jax’ Pinchak, Brandon Soo Hoo,Aramis Knight

Qualche tempo fa parlavamo dei film di formazione, per esempio “I cowboys” , oggi i film di questo tipo o non esistono o sono prerogativa della Disney e quindi stucchevoli e vagamente edulcorati. Ma questo Ender’s game potrebbe essere definito di formazione, in quanto abbiamo la figura del ragazzo che scopre se stesso e quindi aspetti del suo carattere anche familiare e una figura pseudo-paterna interpretata da un (sempre più anziano) Harrison Ford. Con queste poche parole si potrebbe presupporre che siamo di fronte a un buon film, ma per me non è proprio cosi. Infatti il senso educativo del film si perde a causa del messaggio che per quasi tutto il film viene comunicato, volendolo sintetizzare:

- devi essere il migliore a tutti i costi

- se accetti gli altri è perché ti servono

- non esiste altro che la vittoria

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Ora potrebbe sembrare che io abbia sintetizzato troppo il concetto del film, ma è indubbio che il messaggio mandato è questo salvo sul finale, in cui abbiamo un inversione di ruoli e il maestro diventa il bambino e gli adulti invece rimangono chiusi nella loro ottusa visione dell’esistenza. Diciamo che questo salva realmente il film, che altrimenti avrei stroncato, e tutto sommato mi spinge a voler leggere il romanzo da cui è tratto , per riuscire a capire fino in fondo questa storia.La realizzazione del film è impeccabile, tecnicamente e visivamente è davvero stupendo, d’altronde alla regia c’è un signore che ha messo mano ai film degli X-men. Gli attori, vista la giovane età sono bravi anche se poco espressivi ma è concesso, su Ford ormai c’è poco da dire , penso che i tempi d’oro siano passati e risulta sempre più stanco. Buona la recitazione di Ben Kingsley che è sempre piacevole.

Piccola nota, come dicevo il film è tratto dal libro omonimo di O.S.Card (c’è anche un seguito) , chi conosce l’autore sa quanto il suo lavoro sia stato importante nell’ambito dei videogiochi con piccole preziose collaborazioni (Monkey Island). Il film merita di essere visto come ottimo prodotto di fantascienza, un po piatto e poco significativo, ma piacevole per quel che fa vedere.

Dracula Untold (2014)

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Il giovane principe Vlad guida la carica per respingere i tentativi dell’impero Ottomano di utilizzare la Romania come un punto d’appoggio per conquistare il resto d’Europa. In un momento di disperazione, Vlad sale su una montagna dove risiede un oscuro potere magico con la speranza di trovare qualcosa che tenga a bada le orde turche. Quel potere lo aiuta a sconfiggere i turchi, ma questo avviene pagando il prezzo della sua trasformazione in una creatura della notte.

  • REGIA: Gary Shore
  • SCENEGGIATURA: Matt Sazama, Burk Sharpless
  • ATTORI: Luke Evans, Sarah Gadon, Dominic Cooper,Samantha Barks, Charlie Cox, Zach McGowan, William Houston, Noah Huntley, Ronan Vibert, Diarmaid Murtagh, Joseph Long

Dracula è un sempreverde del cinema, dagli anni 20 in avanti le versione cinematografiche sono state innumerevoli, dall’espressionismo fino ai film di “costume” degli anni 70, per completare con la mega produzione di Coppola, il principe delle tenebre ha sempre trovato spazio nei cinema e nella fantasia degli sceneggiatori. Premesso che per me c’è un solo film che parla di Dracula, degno di nota, ovvero quello con Lugosi e successivamente quello con Lee e che persino quello di Coppola l’ho trovato ridicolmente barocco, seppur ben fatto.

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Questo Dracula Untold è praticamente un fumettone ben realizzato dal punto di vista tecnico, anche se dal punto di vista recitativo nessun attore riesce a raggiungere la sufficienza. Rimanere il fascino della storia, vista sotto un altra prospettiva, qui Vlad è un uomo del popolo che si sacrifica per il popolo e che alla fine per amore, sacrifica se stesso. Dal finale si presuppone un seguito di qualche tipo e c’è di che preoccuparsi. Ciononostante direi che merita una visione giusto per passare poco più di un ora e mezza in modo leggero, tenendo conto che siamo a livello delle varie serie dedicate ai supereroi.

Personalmente questi film non sono di sicuramente di qualità ma equivalgono a una passeggiata nei boschi per il cervello, ovvero rilassarsi, guardarsi intorno senza pensieri e riposarsi. Forse non è proprio l’idea di base di chi spende centinaia di milioni di dollari, ma d’altronde l’importante in questi casi e far pareggiare i conti e trovare degli utili, buona visione.