Tre uomini e una pecora (A Few Best Men – 2012)

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Tre uomini e una pecora è un divertente “scontro di civiltà” tra gli amici di lui e la famiglia di lei perché: quando il giovane inglese David annuncia che sta per sposarsi con un’australiana, i suoi sciagurati compagni danno un significato completamente nuovo alla frase “nella buona e nella cattiva sorte”! L’ultra-caotico giorno delle nozze mette alla prova il matrimonio tra i due, il rapporto di David con i suoi tre testimoni, e rischia di trasformare quello che dovrebbe essere il più bel giorno della loro vita nel peggiore di tutti.
GENERE: Commedia
REGIA: Stephan Elliott
SCENEGGIATURA: Dean Craig
ATTORI:
Xavier Samuel, Kris Marshall, Kevin Bishop, Tim Draxl, Olivia Newton John, Laura Brent, Rebel Wilson,Jonathan Biggins, Steve Le Marquand

Il classico film visto per sbaglio, tardo pomeriggio nulla da fare e in tv passano questo film, di cui avevo sentito parlare ma essendo una produzione minore nel mare delle commedie non l’avevo seguito più di tanto. Si tratta di una produzione australiana che ci porta da una piovosa Londra a una soleggiata e lussureggiante Australia, in cui si dovrebbe svolgere il matrimonio di David.

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David essendo orfano è stato adottato dai suoi amici, tre soggetti quanto meno fuori dagli schemi, abbiamo l’immaturo ma energico, il depresso per amore e infine il nevrotico. Si ritrovano in mezzo all’alta società australiana , fatta di politici e uomini di potere a dover gestire un matrimonio, uno spacciatore che li insegue per uno scambio di valigie e una pecora.

A+Few+Best+Men

La trama non è certo innovativa ci sono tutte le classiche trovate del genere amici&vacanze , ma il risultato finale è abbastanza piacevole e spesso scappa la risata per alcune trovate un po basse. E’ interessante notare la regia di Stephan Elliott al suo secondo film matrimoniale e famoso per il film Priscilla la regina del deserto.

Il Ministro (L’exercice de l’Etat. – 2011)

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Il ministro dei Trasporti Bertrand Saint-Jean viene svegliato nel cuore della notte dal suo direttore di gabinetto. Un autobus è precipitato in un crepaccio. Deve recarsi sul posto, non ha scelta. Così inizia l’odissea di un uomo di Stato in un mondo sempre più complesso e ostile. Velocità, lotte di potere, caos, crisi economica…
GENERE: Drammatico
REGIA: Pierre Schoeller
SCENEGGIATURA: Pierre Schoeller
ATTORI:
Olivier Gourmet, Michel Blanc, Zabou Breitman, Laurent Stocker, Sylvain Deblé, Arly Jover

Il titolo originale di questo film è “L’esercizio di Stato”  ed è più accurato e significativo del titolo italiano, il film ha come protagonista il ministro dei trasporti ma in realtà si guarda all’uomo che c’è dietro la carica istituzionale e al confrontarsi con gli eventi che accadono quotidianamente. Di fatto il film si potrebbe adattare a qualsiasi paese mediterraneo con temi comuni come il confronto con la popolazione, le tragedie, i rapporti con il potere e i rapporti tra i poteri, non ultimo anche il mantenere la poltrona.

"L'exercice de l'Etat" de Pierre Schoeller

Il ministro Bertrand Saint-Jean è oppresso nel suo ruolo, persino la notte, nei suoi sogni vive il suo lavoro in mezzo a immagini oniriche, di giorno da sveglio sopporta il martellamento degli impegni , le promesse mancate e gli scontri tutti telefonici, perché dal vivo vige la regola della cordialità o del cordoglio di fronte alle tragedie. Casualmente il suo autista, un tipo silenzioso che ha vissuto la disoccupazione per anni, diventa il suo migliore amico il suo silenzioso compagno e solo con lui e con una buona dose di alcool riesce a togliersi quell’armatura fatta da una giacca e una cravatta istituzionale. Ma proprio l’amico gli verrà strappato via e ancora una volta quella rinascita che stava avvenendo viene soffocata e tutto torna ovattato e polveroso.

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Il film si potrebbe sintetizzare con la frase “la solitudine del potere” ma andando a guardare con occhi più acuto sembra più simile alle miserie del potere, in cui gli ideali muoiono per far funzionare gli ingranaggi politici. Ottima interpretazione di Olivier Gourmet , freddo distaccato quasi ingessato nel ruolo e quindi perfetto e statico fino alla scena dell’incidente in cui in modo straziante esce fuori dal ruolo del ministro e ritorna uomo, altra splendida interpretazione quella di Michel Blanc virtuoso attore, che passa dal comico al drammatico, e che riesce a diventare il collaboratore (ma non l’amico) del ministro, quasi un “amore” mai nato, di cui si sente la perdita durante il film.

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Un film introspettivo ma anche molto interessante, che permette di vedere aspetti della solitudine politica (di solito vediamo il grottesco) che difficilmente sono stati portati sullo schermo. Se dovessi pensare a una trilogia , oltre al “Il Ministro” aggiungerei “Il Divo” di Paolo Sorrentino e Viva la libertà entrambi con protagonista uno stupendo Toni Servillo.

No, i giorni dell’arcobaleno (No – 2012)

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Nel 1988, il dittatore militare cileno Augusto Pinochet, a causa della pressione internazionale, è costretto a indire un referendum allo scopo di rimanere alla guida del paese. Il popolo dovrà decidere se far restare Pinochet al potere per altri otto anni. I leader dell’opposizione convincono un giovane e audace pubblicitario, di nome René Saavedra, a condurre la campagna per il NO. Con pochi mezzi a disposizione e sotto il controllo costante del dittatore, Saavedra e il suo team concepiranno un ambizioso progetto per vincere le elezioni e liberare il paese dall’oppressione.
GENERE: Drammatico
REGIA: Pablo Larraín
SCENEGGIATURA: Pedro Peirano
ATTORI:
Gael Garcia Bernal, Christopher Reeve, Richard Dreyfuss, Jane Fonda, Alfredo Castro, Nestor Cantillana,Augusto Pinochet, Alejandro Goic, Antonia Zegers, Marcial Tagle, Jaime Vadell

La dittatura di Pinochet è stata una tra le più sanguinose del sud america e di fatto lo stesso Pinochet non ha mai pagato per tutto quello che ha commesso, anzi è morto di vecchiaia superati i 90 anni proprio in Cile, con funerali militari (senatore a vita ed ex capo delle forze armate) eppure pochi uomini con pochissimi mezzi sono riusciti a fare la differenza durante il referendum dell’88 obbligando il regime ad accettare la sconfitta (il mondo li osservava, compresi gli stessi Stati Uniti che avevano permesso a Pinochet di salire al potere per evitare la deriva comunista).

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Nel film si parla proprio di quei pochi uomini, inermi e fragili , molto comuni che quasi di nascosto girano degli spot per la campagna referendaria per raggiungere i 15 minuti previsti quotidianamente. L’idea iniziale è quella di riversare in quei 15 minuti tutto quello che hanno visto e hanno sofferto in quegli anni, poi un esperto pubblicitario figlio di un espatriato ha un idea , invece di lanciare odio e dolore contro il regime perché non usare l’allegria? Perché non usare degli spot allegri e positivi che invitino a votare “No” , che spieghino alla gente che gli altri sono come loro cosicché gli altri alla fine non siano più altri ma siano tutti cileni?

Da questa idea cosi semplice ma altrettanto geniale si seguono le vicende dei vari protagonisti ma anche le contromosse pubblicitarie del regime che goffamente cerca di imitarne lo stile solo per rendersi conto, troppo tardi, che i tempi e le persone erano cambiate.

Il film è girato con pochissimi mezzi, in Cile, e grazie a questo riesce a mantenersi cosi vivo,giovane e coinvolgente trasmettendo tutta la voglia di cambiamento e di vitalità di una generazione oppressa per metà della sua vita da una dittatura militare.

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Il film è stato candidato agli Oscar 2013 e ha vinto a Cannes , esempio di cinema impegnato ma non impegnativo (per lo spettatore) e che dovrebbe essere una guida per tutti quelli che pensano di far politica puntando il dito o trincerandosi dietro discorsi incomprensibili.

Due agenti molto speciali (De l’Autre Côté Du Périph – 2011)

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Un mattino nella città di Bobigny, nei pressi di una vecchia casa abbandonata, viene ritrovato il corpo senza vita di Eponine Chaligny, compagna dell’influente Jean-Éric Chaligny, uno dei più grandi imprenditori francesi. Da quel momento si intersecano due mondi radicalmente opposti: quello di Ousmane Diakité, agente di polizia della sezione finanziaria di Bobigny, e quello di François Monge, capitano della famosa polizia criminale di Parigi.
GENERE: Azione, Commedia
REGIA: David Charhon
SCENEGGIATURA: David Charhon, Remy Four, Julien War
ATTORI:
Omar Sy, Laurent Lafitte, Sabrina Ouazani, Lionel Abelanski, Youssef Hajdi, André Marcon, Maxime Motte, Léo Léothier

Il film nasce o sembra nascere da due idee: la prima è ovviamente quella di Beverly Hills Cop (citato nello stesso film)  la seconda è quella di cavalcare il grande successo di “Quasi Amici” e quindi sfruttare ancora una volta Omar Sy per un ruolo da uomo della strada.

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Il problema nasce però da una sceneggiatura davvero debole, non basta la capacità istrionica di Omar Sy o contrapposizione dei personaggi se pensiamo a Beverly Hills film che si regge solo su Murphy va tenuto conto che parliamo di un film di 30 anni fa ambientato in una realtà “da sogno” come quella di Beverly Hills qui invece tutto si svolge a Parigi, una Parigi lontana da quella turistica e stereotipata che ricorda più la metropoli americana a volte si cade nella facile morale e si cerca di tirare in ballo la condizione difficile dei quartieri periferici ed emarginati.

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Ma il film non è un cattivo prodotto anzi ha degli spunti interessanti sopratutto per lo spettatore italiano quella mistura di potere aziendale politico e sindacale che apre uno squarcio abbastanza inquietante per l’idea che possiamo avere del mondo lavorativo francese. Una commedia senza grande pretese con diverse sbavature legate a una sceneggiatura scritta senza molta passione. Spero, per il futuro, di vedere Omar Sy in qualche altro ruolo anche comico ma innovativo che non dia l’impressione di vederlo in una copia sbiadita di Quasi amici.

The Lincoln lawyer (2011)

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Nel film The Lincoln Lawyer, Matthew McConaughey è un avvocato specialista in casi di piccoli criminalità che per un colpo di fortuna si ritrova a difendere un ricco playboy di Beverly Hills accusato di omicidio.
GENERE: Drammatico
REGIA: Brad Furman
SCENEGGIATURA: John Romano
ATTORI:
Matthew McConaughey, Marisa Tomei, Ryan Phillippe, John Leguizamo, William H. Macy, Margarita Levieva, Katherine Moennig, Michaela Conlin, Michael Peña, Shea Whigham, Laurence Mason, Pell James,Eric Etebari, Trace Adkins, Keith Middlebrook, Mackenzie Aladjem

Chi ama il cinema tende a vedere più film possibili, non per dovere dato che è una passione ma proprio per una naturale predisposizione, poi se ne parla con altri senza voler necessariamente passare per critici e altre velleità ma solo per passione, con questo desiderio inappagabile di cinema spesso capita che alcune produzione sfuggano e quindi si riscoprono grazie al circuito televisivo o dell’home video e il titolo di oggi è una di quelle. Durante un abbiocco post pranzo mi è capitato questo film, all’inizio lo seguivo a tratti cercando di convincere il mio stomaco a digerire ma col tempo l’attenzione al mio stomaco è passata in secondo piano e il film ha preso il sopravvento.  Il protagonista è un avvocato che gira su una Lincoln (un po datata) con autista (ed ex cliente) , è un bravo avvocato anche se ha dei clienti particolari ma leali e sopratutto sa muoversi nella giungla di Los Angeles.Gli capita il cliente ricco che però non è quello che sembra.

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Non dico altro per non rovinare la trama che sembra molto lineare nella prima metà del film ma tende a ingarbugliarsi parecchio verso la fine, questo non toglie la piacevolezza del film che per certi versi potrebbe essere un ottima idea per un serial (sul genere di Boston Legal o Shark) . Il protagonista è Matthew McConaughey ha la giusta faccia di bello e bastardo (non mi piace particolarmente come attore) ma non è molto espressivo, bello il ruolo di William Macy (con tanto di chioma hippy) e altrettanto caratteristico e incisivo il ruolo di John Leguizamo, non ultima una matura (ma bella,tanto bella) Marisa Tomei che riesce a regalare ancora brividi. In generale i personaggi secondari risultano più interessanti del protagonista ma per una volta, tutto questo va a favore della storia.

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Da vedere  con un bicchiere di whisky e fumando un sigaro.

Zombie televisivi a confronto: In the flesh & Les Revenants

Ultimamente mi sto dedicando agli spuntini televisivi, ovvero alle serie. Non certo perché l’aspetto filmico abbia esaurito la sua dose di fatti da dire e da discutere, tutt’altro anzi a breve spero di avviare una serie di recensioni sui film di fantascienza classica meno conosciuti, ma purtroppo per una carenza di tempo non posso dedicarmi alle mie maratone filmiche. Tornando alle serie televisive, già in passato avevo parlato di Teen Wolfe (di cui prima o poi vedrò la seconda stagione) e di The Walking Dead per rimanere in tema di zombie , oggi parlo di due serie che mi sono state suggerite da Lucy (grazie!)  e che ho trovato davvero affascinanti, in particolare Les Revenants.

 

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REGIA: Jonny Campbell
SCENEGGIATURA: Dominic Mitchell
ATTORI:
Emily Bevan, Harriet Cains, Steve Cooper, Steve Evets

Iniziamo con i cugini inglesi con la loro produzione “In the flesh” , prodotta dalla BBC (l’equivalente della nostra Rai ma anni luce diversa e migliore) , la serie affronta la tematica zombie in modo diverso, si supera la fase della paura e della sopravvivenza e si passa direttamente al dopo, la razza umana ha vinto ed è riuscita a fermare l’orda famelica e ha avviato le cure per poterli reinserire nella società. A tale scopo ci sono dei centri di riabilitazione dove i “pazienti” vengono ritrasformati in umani “particolari” , riprendono coscienza di loro stessi ma non hanno più bisogno di mangiare (niente e nessuno..) , il loro aspetto è comunque cadaverico e per aiutarli a reinserirsi nella società si truccano per sembrare più vivi, ma contemporaneamente devono giornalmente iniettarsi una cura che permette al cervello di restare cosciente e soffrono di incubi sul loro passato zombesco.

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Quando notai il trucco pesante che gli zombie dovevano farsi mi venne da ridere e scommetterei che dietro ci sia un certa ironia su come si truccano alcuni umani, ma la serie va molto oltre questi dettagli. Vengono toccate tante tematiche, la diversità tra i vivi e quelli che sono tornati ad esserlo, l’accettazione in un piccolo paese dei ritornati, i rapporti tra i vivi e i non-zombie che riprendono i classici schemi razzisti della coesistenza tra gli esseri umani. Insomma si parte seguendo la vita di un ragazzo che è tornato nella sua famiglia d’origine ma il quadro si allarga e si incominciano a vedere ben altre dinamiche.

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Questa serie ha delle notevoli potenzialità potrebbe anche diventare una serie cult se riusciranno a non cadere in cliché , sicuramente è apprezzabile (e gli inglesi sono maestri in questo) il fatto che in soli 3 episodi (e non 20 come in TWD) si sia raccontato tanto mantenendo la tensione narrativa.

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REGIA: Fabrice Gobert, Frederic Mermoud
SCENEGGIATURA: Fabrice Gobert, Emmanuel Carrere, Fabien Adda, Nicolas Peufaillit
ATTORI:
Frederic Piettor, Samir Guesmi, Guillame Gouix, Jenna Thiam, Anne Consigny, Clotilde Hesme

Attraversando la manica si arriva in Francia, piacevole nazione che per cibo e clima è la meta ideale per chi vuole rilassarsi e accrescere la propria cultura, In modo abbastanza inaspettato per il palinsesto francese è stata creata una produzione dal titolo Les Revenants (letteralmente “I ritornanti” ovvero i fantasmi) , che ha stupito prima, e appassionato dopo, il pubblico francese. La storia si svolge in un paesino di montagna francese, circondato da boschi e con vicino un enorme diga che delimita un lago che ha sommerso la vecchia città, improvvisamente la piccola comunità viene sconvolta da alcuni fatti inspiegabili : il livello del lago scende misteriosamente iniziando a scoprire i tetti dei vecchi edifici, l’energia elettrica a volte viene staccata in modo inspiegabile e….. alcuni morti tornano a casa,

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ma non come zombie putrescenti e affamati ma esattamente come era il giorno prima di morire, fisicamente perfetti e senza alcun segno di invecchiamento o deterioramento, l’unica particolarità è la fame (cibo normale…) e l’assenza di sonno. Ovviamente le famiglie sono sconvolte e cercano una spiegazione , nel frattempo però i fatti si evolvono e i ritornanti aumentano fino a un finale che lascia col fiato sospeso e fa intuire a una seconda serie. Non dico di più perché va assolutamente vista, è una serie realizzata in modo lineare ma riesce perfettamente a descrivere le reazioni di una persona normale che si ritrova di fronte a un caro estinto sull’uscio di casa, ma anche le reazioni di un caro estinto che non ricorda nulla e non sa di esserlo con tutti i risvolti psicologici che ne possono derivare.

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Da molti definita come una Twin Peaks in francese , superficialmente può dare questa impressione ma risulta essere molto più concreta e avvincente, niente situazioni apocalittiche, ne sparatorie a limite dell’assurdo, qui tutto viene affrontato nel modo in cui un normale essere umano si confronta con l’ignoto, infatti molte persone iniziano a pregare pensando a una resurrezione biblica, è inutile dire di più siamo su altri livelli narrativi, assolutamente da vedere.

Per concludere non si può non fare il paragone di queste due serie con TWD e il confronto è impietoso per TWD , il quale è partito con molti più mezzi, una storia già pronta (e ben fatta) ed è riuscito miseramente a fallire e a cadere nella più becera e noiosa soap opera possibile e cosi prendendo ad esempio altre serie “horror” in egual misura non è stato necessario tappare i buchi della sceneggiatura con il sesso per evitare di perdere pubblico, in definitiva sia gli inglesi con il loro dono della sintesi, sia i francesi con dialoghi assolutamente ridotti all’osso forti della recitazione visiva riescono a tirar fuori dei prodotti di elevata caratura di cui sentiremo molto parlare.

 

L’irresistibile Mr. John

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Le vittorie sportive della sua squadra di football dovrebbero salvare un collegio religioso dalla chiusura: ma il nuovo allenatore decide di complicarsi un po’ la vita con una love-story inattesa. Curiosa commedia dal carattere edificante con un John Wayne nell’inedito ruolo di ccoach sportivo.

REGIA: Michael Curtiz
SCENEGGIATURA: Melville Shavelson , Jack Rose
ATTORI:
John Wayne, Donna Reed, Charles Coburn, Tom Tully, Sherry Jackson

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Un film poco conosciuto con un John Wayne senza cowboy, ma credibile e divertente, non si sente la mancanza del west tutt’altro, Wayne regge la scena del padre-single che deve crescere una bambina fin troppo sveglia. In realtà è il prototipo di tutti i film moderni in cui un uomo si ritrova nel ruolo del padre, il primo film di questo genere fu il “Monello” di Chaplin , qui non abbiamo la stessa poesia ma tutto tende alla commedia leggera con lieto fine.

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Ed è davvero il principio di tutta quella serie di film che dalla fine degli anni ’80 ad oggi ha riproposto questo tema, Wayne mettendo da parte il mito riesce a essere cosi umano e profondo che verrebbe da chiedersi come sarebbe stato interessante vederlo in ruoli molto alternativi a quelli che ha sempre affrontato. Classica commedia, diretta da un maestro del cinema e che andrebbe riscoperta e apprezzata, bravissimo Wayne divertente e Coburn.