1303 (2014)

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Janet abbandona la sua famiglia e si trasferisce a vivere da sola. Durante la prima notte nella sua nuova casa qualcosa di soprannaturale sembra impadronirsi dell’appartamento.

  • REGIA: Michele Taverna
  • SCENEGGIATURA: Michele Taverna
  • ATTORI: Mischa Barton, Rebecca De Mornay, Julianne Michelle, Corey Sevier, John Diehl, Kathleen Mackey,Jessica Malka

Sempre più spesso mi chiedo se è giusto recensire tutti i film che si vedono, ma se uno inizia a recensire solo quelli che piacciono è come prendersi il dolce senza aver mangiato le verdure e siccome si sa che le verdure fanno bene, soprattutto alla regolarità intestinale, andiamo a recensire questo “film”. Si tratta di un remake, di un film giapponese del 2007, tale Apartament 1303, se dovessi fare un remake di un film di appena 7 anni fa, cercherei di colmare le lacune e gli eventuali errori per rendere la “copia” qualcosa di meglio, ma evidentemente il regista e sceneggiatore non era della stessa opinione.

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Il tempo impiegato per vederlo è sicuramente perso e va assolutamente evitato, ci troviamo davanti a una brutta copia del film “1408” (da un racconto di King) , in questo caso è una ragazza che va a vivere nell’appartamento che è chiaramente infestato, tutto ovvio ma con le giuste accortezze narrative e qualche buon effetto visivo poteva uscire un film decente, invece siamo di fronte a una recitazione che è quasi imbarazzante, degli effetti speciali che farebbero vergognare un qualsiasi programmatore CGI e a questo si unisce una trama che è a dir poco scollata, una visione orribile ma che non spaventa.

Tempo perso.

Il Pistolero (The shootist – 1976)

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John Bernard Brooks, leggendario pistolero ormai vecchio e debilitato da male ignoto, torna a Carson City, deciso a chiudere i conti con i suoi tre peggiori nemici. Siamo nel 1901, nel mese di gennaio. Preso alloggio presso la vedova Rogers, il vegliardo trova amicizia presso il figlio della padrona, Gillorm che è attratto dal mito della pistola invincibile; ma trova ostilità nello sceriffo locale e iniziale comprensione da parte della Rogers.

  • REGIA: Don Siegel
  • SCENEGGIATURA: Scott Hale, Miles Hood Swarthout
  • ATTORI: Richard Boone, John Carradine, Scatman Crothers, Alfred Dennis, Lauren Bacall, Ron Howard,Rick Lenz, Bill McKinney, Harry Morgan, Sheree North,Hugh O’Brian, Kathleen O’Malley, Gregg Palmer, James Stewart, Melody Thomas, John Wayne, Dick Winslow

Ultimo film di John Wayne, che chiude la sua carriera cinematografica con un western grandioso e crepuscolare con la regia del mitico Don Siegel,  che trasmette tutto il suo essere e anche la sua carriera, già dall’inizio quando ci viene presentata la storia del protagonista con immagini prese da precedenti film di Wayne si capisce il senso del film e la conferma continua durante la visione. Accanto a Wayne , uno splendido James Stewart come a volersi ricongiungere con l’amico attore dopo il film “L’uomo che uccise Liberty Valance”.

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Oltre lui nel cast la sempre bellissima Lauren Bacall e un giovane Ron Howard (con i capelli) che è il segno dei tempi che cambiano. Innumerevoli i punti in comune tra le vicende personali del pistolero e quelle di Wayne, tanto da far pensare che sia proprio un canto del cigno, grandioso e per nulla patetico ma di una malinconia assoluta, va ricordato che da li a pochi anni Wayne morirà di cancro, dopo averlo più volte combattuto. Uno dei più bei film di Wayne ,  capolavoro del western crepuscolare, se avete amato “Gli Spietati” allora amerete questo film che andrebbe riscoperto, seppur doloroso per i fan del Duca.

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Con questa recensione si conclude il ciclo dedicato a Wayne, che per molti mesi ha accompagnato questo blog, ma a breve inizierà un nuovo ciclo e sono sicuro che piacerà a molti, buona visione.

Ispettore Brannigan, la morte segue la tua ombra (Brannigan – 1975)

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Un boss della malavita americana si rifugia a Londra. Sulle sue tracce il tenente Brannigan, un irlandese che vive a Chicago. Nella capitale inglese trova qualche difficoltà a lavorare in quanto un collega di Scotland Yard non condivide i suoi metodi.

  • REGIA: Douglas Hickox
  • SCENEGGIATURA: Christopher Trumbo, William Norton, Michael Butler
  • ATTORI: Richard Attenborough, Mel Ferrer, Judy Geeson, Ralph Meeker, Daniel Pilon, John Stride, John Wayne, John Vernon

Un attempato John Wayne smessi i panni da pistolero, fa il poliziotto rude e vecchio stile per cercare di smascherare un traffico illecito e una serie di omicidi , fino a diventare lui stesso il bersaglio. Indubbiamente ci i si ritrova spiazzati da questo cambio di ruolo e Wayne sembra stretto nei panni del poliziotto eppure il film è un discreto esempio del genere, un po’ triste in alcuni punti a causa delle situazioni che poco si adattano all’età dei protagonisti.

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A proposito di protagonisti affianca Wayne un simpaticissimo Attenborough , per concludere consiglio almeno  una visione in quanto alcune scene sono state di ispirazione per un classico moderno di grande successo, ovvero (squillino le trombe) : Arma Letale, quindi aguzzate la vista e buona visione.

Il Cacciatore di Zombie (Juan de los Muertos – 2011)

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A bordo di una zattera al largo dell’Avana, gli amici Juan e Lazaro avvistano uno zombie che uccidono con una balestra. Rientrati sulla terraferma, si rendono conto con il passare dei giorni che la città è popolata da creature non vive e – raggruppando alcuni amici e armandoli di machete, fionde, palle da baseball, pipistrelli e l’indispensabile balestra – si professano sterminatori di zombie, un’attività che potrebbe rivelarsi redditizia.Riusciranno Juan e i suoi a sconfiggere quelli che la propaganda di regime chiama “dissidenti pagati dal Governo degli Stati Uniti”?

  • REGIA: Alejandro Brugués
  • SCENEGGIATURA: Alejandro Brugués
  • ATTORI: Blanca Rosa Blanco, Elsa Camp, Alexis Díaz de Villegas, Andrea Duro, Jorge Molina, Andros Perugorría

E se gli zombie invadessero Cuba?

Da una produzione spagnolo cubana, ne esce fuori un film horror con spunti comici e qualche nota seria, sulla condizione cubana. Tutto inizia per caso, come sempre nelle epidemie di zombie, ma poi tutto precipita ma al contrario di produzioni più “serie” qui la cosa viene vissuta in modo differente, sopratutto se i protagonisti sono senza un soldo e pensano di inventarsi un attività, ma attenzione non fatevi ingannare, il lavoro svolto per questo film non è da prendersi come il solito prodotto di serie Z , per farsi due risate in salsa horror, non si può certo negare che gli effetti speciali siano stati fatti al risparmio anzi, questo non toglie che il film tende a preferire l’ironia al puro stile horror o drammatico, come ho detto  un ottima cura dopo aver visto The walking dead.

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Quello che stupisce sono gli spunti riflessivi sul regime e sul proprio paese che fanno pensare allo spettatore che Cuba sia molto più libera di quanto ci vogliono far credere. In definitiva un bel film ma veramente un bel film, come non ne vedevo da tempo su questa tematica, fresco e ironico , grottesco e serio eppure giovane e se vedendo un film si sente quella ventata di forza e voglia di fare, in parole povere l’entusiasmo, cosa si può chiedere di più a un film?

Divertentissimo finale con tanto di omaggio al mondo dei fumetti, una piccola perla che va vista e che sicuramente amerete

Miele (2013)

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Miele narra la storia di Irene, una ragazza di trent’anni che ha deciso di aiutare le persone che soffrono: malati terminali che vogliono abbreviare l’agonia, persone le cui sofferenze intaccano la dignità di essere umano. Un giorno a richiedere il suo servizio è un settantenne in buona salute, che ritiene semplicemente di aver vissuto abbastanza. L’incontro metterà in discussione le convinzioni di Irene e la coinvolgerà in un dialogo serrato lungo il quale la relazione tra i due sembrerà infittirsi di sottintesi e ambiguità affettive.

  • REGIA: Valeria Golino
  • ATTORI: Jasmine Trinca, Carlo Cecchi, Libero De Rienzo, Iaia Forte, Vinicio Marchioni, Roberto De Francesco, Barbara Ronchi

Miele è un film che inseguivo da tempo, ricordo la sua presentazione e come mi piacque l’idea di un noir anche se poi , noir non è proprio la definizione corretta, forse sarebbe più adeguato un pulp all’italiana. Per il tipo di trama potrebbe essere stato girato negli anni 70 , è un film duro e che non lascia spazio a una qualche forma di giudizio morale o di punto di vista alternativo, racconta una storia e la storia alla fine prende il sopravvento sugli stessi personaggi.

Ci schiaccia tra quello che vivono i malati e i loro parenti e quello che “offre” una società evoluta, sia nell’aspetto ufficiale sia in quello ufficioso. Sono rimasto molto sorpreso dalla regia della Golino (attrice che non ho mai trovato eccelsa) che però dirige in modo asciutto e sicuro tutta la storia senza sbavature e senza fronzoli. Brava la Trinca , ma veramente bravissimo Cecchi con quella dolce ruvidezza che conquista subito e che lo rende (per me) il protagonista del film.

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Banalmente si potrebbe parlare del classico film drammatico italiano ma sarebbe un grosso errore siamo di fronte a un prodotto ben pensato e ben realizzato con un finale, forse scontato, ma di sicuro effetto merita una visione attenta , preparandosi prima su quello che è la condizione del malato in Italia.

Un sapore di ruggine e ossa (De rouille et d’os – 2012)

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Tutto ha inizio al Nord. Ali si ritrova solo con Sam, 5 anni. E’ suo figlio, ma lo conosce appena. Senza fissa dimora, senza soldi, senza amici, Ali decide di trovare rifugio presso suo sorella a Antibes, nel Sud della Francia. Lì le cose vanno decisamente meglio. Ali e suo figlio vengono ospitati dalla donna. Lei si occupa del bambino. Il tempo è bello. Dopo una rissa in un locale notturno, il destino di Ali incrocia quello di Stéphanie. Lui la riaccompagna a casa e le lascia il suo numero di telefono. Lui è povero, lei è bella e sicura di sé. E’ una principessa. Non hanno niente in comune. Stéphanie addestra orche a Marineland. Ci vorrà una tragedia per farli incontrare di nuovo. Quando Ali la rivede, la principessa è costretta su una sedia a rotelle: ha perso le gambe e tutte le sue illusioni.

  • REGIA: Jacques Audiard
  • SCENEGGIATURA: Jacques Audiard, Thomas Bidegain
  • ATTORI: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts, Céline Sallette, Bouli Lanners, Corinne Masiero, Jean-Michel Correia, Armand Verdure

Film che ho riscoperto casualmente su Sky ,ne avevo sentito parlare alla sua uscita ma l’avevo trascurato, non amo i film troppo intimisti moderni , spesso pieni di cliché.Riprendendolo però ho avuto modo di ricredermi almeno in parte, la trama offre qualche nuova idea anche se poi , il ruolo dei protagonisti si perde in una certa dose di banalità, quello che forse salva il film è proprio l’attrice protagonista (la bellissima Cotillard) che essendo molto amata dal pubblico attira al cinema.

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Oltre ciò si può dire che il film rappresenta ancora una volta la vita oltre l’apparenza, tema già visto innumerevoli volte al cinema, cosi come il riscatto dopo la tragedia e il senso di rinascita, qua ovviamente senza falsi buonismi anzi con diverse trovate “ruvide” (dagli incontri alla faccenda delle telecamere) , che permettono ai protagonisti di essere degli antieroi perdenti, ma nell’ambito della storia di uscirne abbastanza bene. Indubbiamente non è un film facile, ma riesce a proporre un discorso impegnativo senza necessariamente essere pesante e deterrente verso lo spettatore medio.

In definitiva non saprei se consigliarlo o meno, tentate e magari fatemi sapere che ne pensate.

Educazione siberiana (2013)

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“L’educazione siberiana” è uno strano tipo di “educazione”. E’ un’educazione criminale, ma con precise e, a volte sorprendentemente condivisibili, regole d’onore. La storia si svolge in una regione del sud della Russia e abbraccia un arco di tempo che va dal 1985 al 1995. In quegli anni avviene uno dei più importanti cambiamenti della nostra storia contemporanea: la caduta del muro di Berlino e la conseguente sparizione dell’Unione Sovietica con tutto quello che questo evento ha poi comportato nei rapporti economici e sociali dell’intero pianeta. Ispirato all’omonimo romanzo di Nicolai Lilin (edito da Einaudi), in cui l’ autore racconta la sua infanzia e la sua adolescenza all’interno di una comunità di “Criminali Onesti” siberiani, così come loro stessi amano definirsi, il film racconta la storia di ragazzi che passano dall’infanzia all’adolescenza, e della comunità in cui sono cresciuti, rappresentando, attraverso un microcosmo molto particolare, una storia universale che, al di là delle implicazioni sociali, acquista un significato metaforico che riguarda tutti noi.

  • REGIA: Gabriele Salvatores
  • SCENEGGIATURA: Stefano Rulli, Sandro Petraglia,Gabriele Salvatores
  • ATTORI: John Malkovich, Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Eleanor Tomlinson, Peter Stormare

E’ interessante la capacità di Salvatores di saltare di genere in genere offrendo comunque una visione sempre valida e interessante,senza voler snaturare le sue caratteristiche da regista ma nemmeno ricopiare se stesso. Mi sono avvicinato a questo film con qualche dubbio, leggendo la trama mi chiedevo come una tematica cosi lontana da noi potesse essere raccontata da regista nostrano, non voglio fare del qualunquismo ma obbiettivamente non abbiamo cosi tanti registi da poter elevare al rango di “internazionali” per le storie che portano al cinema,

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eppure Salvatores ci riesce, merito di una bella storia che ricorda sia il Leone di “C’era una volta in America”, sia le atmosfere di Scorsese in “Quei bravi ragazzi”. Si respira in tutto il film quel senso di tradizione familiare sbagliata già vista in altri film (il più famoso il Padrino) ma anche quella visione dell’esistenza in bilico tra la libertà e l’assoluta perdizione. Notevoli gli attori , come sempre grandioso John Malkovich, con un ruolo decisamente più adatto alla sua fisionomia rispetto a quello che ultimamente gli offre il cinema americano (Red primo tra tutti…) .

Da vedere.