Il piccolo Nicolas e i suoi genitori (Le petit Nicolas – 2009)

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La vita del piccolo Nicolas trascorre tranquillamente. Ha dei genitori che lo amano, una banda di amici simpatici con i quali si diverte un sacco, e non ha nessuna voglia che tutto questi cambi… Ma un giorno, Nicolas sente di sfuggita una conversazione tra i suoi genitori che lo convince che la madre sia incinta. Preso da panico, Nicolas inizia ad immaginare il peggio: presto arriverà un fratellino che accentrerà talmente l’attenzione che i suoi genitori non potranno più occuparsi di lui e finiranno per abbandonarlo nel bosco come Pollicino…

Le storie del piccolo Nicolas, nascono dalla penna di René Goscinny (famoso per la serie Asterix) , negli anni 60 la caratteristica di quelle storie era la narrazione in prima persona come se fosse Nicolas a raccontare con le sue parole il mondo in cui vive. Da quei racconti è nato questo film, che ci ripropone una Francia negli anni 60 (colorata e vintage) e tutta una serie di situazioni paradossali che circondano il protagonista e i suoi amici, che non sono meno esplosivi di lui.

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E allora di storia in storia vediamo la fantasia dei bambini mettersi all’ lavoro (persino assoldando una specie di killer) per risolvere il problema “fratellino”. Nel mentre gli adulti sembrano dei personaggi caricaturali (ovvero visti con gli occhi dei bambini) e il mondo risulta essere una specie di parco giochi. Grande capacità di Tirard nella trasposizione visiva di una serie di racconti davvero unici (pubblicati anche in Italia). Tra gli attori spiccano ovviamente Kad Merad (che in questi ruoli da il meglio di se) e Valérie Lemercier in continuo contrasto col marito, cosa che scatena scene incredibili (l’invito del capo a casa, la scuola guida, il televisore…).

Da vedere con tutta la famiglia, film per bambini ma non solo per loro, buona visione.

We are still here (2015)

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Paul (Andrew Sensenig) e Anne (Barbara Crampton) si sono trasferiti nella tranquilla campagna del New England per provare a iniziare una nuova vita dopo la morte del figlio adolescente in un incidente d’auto. Ma la coppia in lutto diventa preda di una famiglia di spiriti vendicativi che risiede nella loro nuova casa. Presto scopriranno che la città apparentemente tranquilla in cui si sono trasferiti nasconde un oscuro e terrificante segreto.

DIRECTOR: Ted Geoghegan

SCREENWRITER: Ted Geoghegan

STARRING: Larry Fessenden, Barbara Crampton, Lisa Marie,Andrew Sensenig, Monte Markham

La casa infestata è un classico del genere horror a volte viene il dubbio come da un filone del genere, si possa ancora ricavare qualcosa di nuovo. Ma qualcuno ci riesce, riesce a dimostrare che con un po di buona volontà, effetti speciali vecchio stile e pazienza si tira fuori, un film minore che però resterà impresso nella memoria.

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Certo qui il tema si allarga e non è la casa a essere infestata ma qualcosa di più grande, ma non è tanto quello che colpisce quanto l’idea alla base. Intanto ricreare un ambientazione anni 70 e l’idea di una comunità chiusa agli stranieri è un buon inizio se a questo aggiungiamo ottimi effetti visivi e un finale decisamente sopra le righe, ci si ritrova davanti a un piccolo gioiellino del genere.

Consiglio una visione con però l’obbligo della lingua inglese, dato che al momento non è prevista la distribuzione in Italia.

P.s.

Lucio Fulci… e non dico altro.

Kristy (2014)

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Justine è una studentessa, durante il Giorno del Ringraziamento decide di rimanere nel campus universitario ormai lasciato deserto dai sui compagni che hanno preferito tornare a casa per le feste. Una notte mentre si trova al supermarket, viene notata e presa di mira da una ragazza, che fa parte di una gang che seleziona e sceglie le sue vittime, soprannominandole: “Kristy”. Da qui inizia l’inseguimento della povera e spaventata Justine che rimasta sola e indifesa diventa una facile preda. Nel campus parte una caccia spietata all’ultimo respiro, Justine presa dal panico cerca in tutti modi di fuggire e nascondersi ma con scarsi risultati. A questo punto si rende conto che l’unico modo per sopravvivere è superare le sue paure e affrontare il nemico, per provare a trasformarsi da preda a cacciatrice.

Il difetto più grande che può avere un film è l’ovvietà, cioè tutta quella serie di cliché e stereotipi che contraddistinguono il protagonista o i protagonisti. Questo è ancora più grave con gli horror, dato che ormai abbiamo visto di tutto e lo spettatore medio con internet ha avuto modo di confrontarsi anche con l’orrore vero non si può ancora proporre i corridoi bui, le luci che lampeggiano e gli inseguimenti.

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Semplicemente non si può più, è fuori luogo , è inopportuno e non andrebbe nemmeno finanziato. Insomma bisognerebbe premiare le idee originali e fare affondare quelle vecchie, ovvie e scontate. Ma purtroppo non funziona cosi ed ecco allora che  si ricomincia, il branco che insegue la prede per ragioni sconosciute (o caspita che idea geniale, wow… la violenza senza spiegazione fine a se stessa, ma non se ne parlava in Arancia Meccanica?) e la preda che improvvisamente diventa cacciatore (la preda cacciatore, quale dei centinaia di titoli potrei citare per farmi bello? Vediamo mi butto su qualcosa di artito: Rambo).  Film breve e veloce, sin da subito ti fa capire che l’assenza di azione nella prima parte del film è il preludio di un film veloce e palpitante, quindi a me non è piaciuto più di tanto perché ha lo spessore di un foglio di carta velina, ma a chi piace il genere survival sicuramente apprezzerà, poi che la gente abbia pessimi gusti è tutt’altra faccenda.

Buona (noiosa) visione.

P.s. quasi per sbaglio mi è capitato di vedere su uno di quei canali satellitari un caso di cronaca nera americana, ambientato circa 10 anni fa in un campus di studenti, dove alcuni promettenti giovani satanisti capitanati da una certa Kristy hanno fatto fuori un paio di studentesse. Non sono riuscito a recuperare le news su internet, ma comunque… evviva l’originalità.

Poltergeist (2015)

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Poltergeist rivisita il classico film del 1982 su una famiglia la cui casa, in un sobborgo residenziale, è infestata da forze malvagie. Quando terrificanti apparizioni moltiplicano i loro attacchi e prendono prigioniera la figlia più piccola, la famiglia deve coalizzarsi per salvarla prima che scompaia per sempre.

I remake come ormai saprete per me, sono il male della attuale cinematografia perché denotano e esaltano la cronica e dilagante mancanza di idee. Detto ciò andare a riproporre un classico come Poltergeist è davvero un atto di coraggio, eppure con tutti i suoi limiti va premiato. Perché pur non essendo carismatico come l’originale di Tobe Hooper (1982), è davvero ben realizzato con trovate anche se troppo legate alla computer grafica (d’altronde presentato in 3D e quindi si cercava di esaltare il più possibile l’effetto visivo) , abbastanza originali.

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Innanzitutto l’idea di usare i clown come spauracchio dei bambini (anche se ovvio) è sempre bello da vedersi, anzi se qualcuno sa come procurarsi il protagonista con il naso rosso mi contatti. Altra trovata piacevole sono gli alberi “posseduti”, ma questo non toglie che ci sia una certa riluttanza a mostrare troppo, cosa che non accadeva con l’originale Poltergeist, insomma per chi ha buona memoria vi ricorderete una certa scena in bagno, per esempio, quindi non ci si spinge a tanto. Il film cerca il più possibile di essere contemporaneo e quindi si passa dalla sensitiva al cacciatore di fantasmi cosa francamente ridicola ma di sicuro feeling per gli spettatori (in particolari per quelli che amano quelle serie dove presunti esperti cacciano presunti fantasmi).

Manca ovviamente il carisma della prima bambina e si cerca di compensare, con un volto noto la figura del padre (Sam Rockwell) ma rimane comunque un ottimo passatempo in queste sere d’estate. Per chi è più attento noterà un omaggio a Tobe Hooper, buona visione.

Duri si diventa (Get Hard – 2015)

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Quando il milionario James (Will Ferrell), manager di una società di fondi comuni di investimento, viene inchiodato per frode e condannato a scontare una pena nella prigione di San Quentin, ottiene dal giudice 30 giorni per mettere in ordine i suoi affari. Disperato, l’uomo chiede a Darnell (Kevin Hart) di aiutarlo per evitare una vita dietro le sbarre, ma cosa ne può sapere della prigione Darnell – un piccolo affarista che lavora sodo e non ha mai ricevuto neanche una multa per divieto di sosta? Insieme, i due uomini faranno quel che occorre perché James diventi un “duro”e man mano scopriranno quanto entrambi si sbagliassero su tante cose – compresa l’idea che avevano l’uno dell’altro.

Una battuta del “The Cleveland show” diceva che alcune cose capitano solo nelle serie pensate dai bianchi ma con protagonisti i neri , divertente battuta che si riferiva ai “Robinson” serie cult degli anni 80. Ora questo modo di agire non si è fermato li ma è andato avanti, uno degli esempi più famosi è “Un ciclone in casa” con Steve Martin del 2003 che portava sullo schermo lo scontro sociale tra due realtà , quella di un ricco avvocato e quella di una giovane afroamericana con la fedina penale sporca.

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In Duri si diventa, invece viene riproposto sempre il binomio bianco ricco nero povero, ma questa volta il bianco dovrebbe finire in galera e il nero dovrebbe addestrarlo per sopravvivere (qualcuno si ricorda Una poltrona per due?) . Ci  sono tutti gli stereotipi del genere, il bianco è un fesso viziato, il nero non è mai stato in galera ma fa finta di si perché non ha possibilità di emergere nella società americana odierna, ovviamente il bianco ha dei parenti orridi e malvagi ma anche il nero non scherza con un cugino capo di una gang.  A questo si aggiungono vestiti da street-gangster, atteggiamenti vari e robe cosi.

Insomma filmetto per passare la serata, più sboccato e meno familiare di Un ciclone in casa ma divertente quanto basta, Kevin Hart è quello che realmente colpisce lo spettatore, mentre Will Ferrell gioca sempre a fare se stesso, ma agli americani piace tanto, buona visione.

Niagara (1953)

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Rose progetta insieme al suo amante di uccidere il marito ingombrante gettandolo dalle cascate del Niagara. Ma il progetto fallisce e gli amanti saranno puniti.

Bellissimo noir di stampo classico , con una strepitosa Marilyn Monroe in splendida forma (merito anche di un restauro in HD che ripropone il film in modo straordinario). La coppia di americani anni 50;  lei perfettina, lui sorridente e lavoratore, con un capo dello stesso tipo insomma gente che sta bene ed è essa stessa il bene. Valori positivi senza problemi, dall’altra parte invece gli americani cattivi, lui un reduce disadattato lei una donna senza morale.

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Insomma un mix esplosivo e quando il bene e il male casualmente si  incontrano (ma fuori dagli Stati Uniti… in Canada…) allora gli eventi precipitano. E solo il sacrificio supremo potrà essere redentore. Praticamente una parabola biblica in quell’ America spaventata dai rossi e che viveva di sospetti e di falsi sorrisi, mentre ribolliva il cambiamento che da li a un decennio avrebbe cambiato tutto.

Aria di Hitchcock apparte , il film è davvero intrigante da riscoprire in alta definizione.

Il gatto (1977)

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Proprietari di un decrepito palazzo ad affitto bloccato il cui valore è soprattutto quello del terreno su cui sorge, e di un gatto soriano, il maturo scapolo Amedeo e sua sorella Ofelia, nubile, si vedono offrire da una società immobiliare, per il loro stabile, cinquecento milioni a testa: la sola condizione per averli è il previo sfratto di tutti gli inquilini, e sono molti. Aggrappandosi a ogni possibile pretesto legale Amedeo e Ofelia riescono a cacciar via una buona metà dei loro affittuari. Perché possano completare l’opera giunge a buon punto l’uccisione del soriano; compiuta con polpette avvelenate. Fingendo, infatti, di volerne scoprire l’autore, Amedeo s’intrufola ora nell’uno, ora nell’altro appartamento, in cerca di ragioni valide per sfrattarne gli occupanti.

Il gatto è un classico giallo all’ italiana, dove la componente grottesca ha un peso fondamentale, già dai primi minuti si capisce che siamo di fronte a un film di altro livello, le musiche dirette da Morricone (va tenuto conto che c’è anche la mano di Leone nella produzione) fanno presagire qualcosa di buono, poi la garanzia arriva dalla regia di Comencini. Infine gli interpreti, uno splendido Tognazzi in gran forma e una spettacolare Melato, che si contendono la scena a suon di battute e schermaglie degne dell’ avanspettacolo.

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Ma attenzione non bisogna pensare a un classico film italiano un po’ triste come a volte ci è capitato di vedere in quegli anni. Dietro “Il gatto” è presente un ironia pungente, una bella trama noir vecchio stile e infatti la Melato è una amante dei gialli Mondadori, colpo di scena dopo colpo di scena si scopre come il gatto (o il fu gatto…) è protagonista di questa storia e riesce a scatenare tutta una serie di eventi che porteranno a un incredibile finale.

Come dicevo, oltre all’ incredibile coppia Tognazzi-Melato, c’è Philippe Leroy sempre bravo e una bellissima e giovane Dalida Di Lazzaro che ci concede (come era prassi a quei tempi) la scena della doccia e per finire uno dei più conosciuti caratteristi del cinema italiano tanto amato da Sergio Leone, ovvero Mario Brega.

Un bel film da riscoprire con tema musicale strepitoso, fa pensare che per vedere una produzione italiana decente si debba guardare indietro di quasi 40 anni, buona visione.