Liberaci dal male (Deliver Us From Evil – 2014)

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Ralph Sarchie è un poliziotto di New York, cattolico irlandese, che mentre deve risolvere delle questioni personali e interiori si trova a dover investigare su di una serie di crimini orribili e inspiegabili. Per le indagini e per combattere le spaventose possessioni demoniache che stanno terrorizzando la città, Ralph chiede l’aiuto di un prete anticonvenzionale, specializzato in esorcismi.

Da tanti anni il filone dei film di possessione demoniaca ha il suo riscontro, il più celebre è “L’esorcista” , dopo tanti registi e tante storie una peggio di un’altra. Ormai escono in media due o tre titoli l’anno di grande richiamo su questo argomento, il problema è che spesso ci si scontra con prodotti di bassissima fattura e di scarse idee che si riducono a scene buie, qualche tipa con i vestiti strappati e urla di vario genere, provocando nello spettatore la noia profonda che si impossessa (ah ah ah) di lui.

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Liberaci dal male propone fondamentalmente le stesse cose ma in modo un po differente ovvero i cliché ci sono tutti, ma il regista ci offre sopratutto nella prima metà del film una certa sobrietà narrativa, portandoci in un vero e proprio poliziesco che solo successivamente diventa una storia paranormale. Il tutto con una bella sceneggiatura che tende a bacillare solamente verso la metà del film, ciononostante lo spettatore rimane abbastanza coinvolto nella storia proprio per quella capacità di non voler puntare tutto sulle ovvietà del genere anzi regalando tocchi di classe grazie al sottofondo di alcune canzoni dei Doors che si ricollegano con il messaggio che il poliziotto cerca di decifrare.

Tenendo conto che si basa su una storia vera (per chi ci crede) si deve ammettere che ne è uscito un buon film decisamente sopra la media del genere, consiglio una visione agli appassionati dell’horror , ma anche a chi ama qualcosa di accattivante e fuori dagli schemi, piccola curiosità guardate i titoli di coda davvero ben fatti.

Dogma (1999)

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In quella che si può definire una parabola comica, due angeli caduti e rinnegati vogliono sovvertire l’intero sistema cosmologico, a meno che un gruppo disorganizzato di esseri umani non riesca a fermarli. Loki e Bartleby stanno cercando un modo per sfuggire all’esilio eterno nel Winsconsin, quando per caso scoprono un piano perfetto per tornare in Paradiso: una scappatoia nel dogma della chiesa che gli permetterà di tornare in Paradiso se passano sotto l’arco benedetto di una Cattedrale nel New Jersey. C’è solo un piccolo inconveniente: se dovessero riuscire, distruggeranno anche l’esistenza dell’umanità…

Una cosa che accomuna tutte le religioni sono i “dogmi” , cioè una verità assoluta. E già questo fa capire come funzionano le religioni, ma volendo andare sullo specifico direi che se non ci fossero i dogmi, non esisterebbero le religioni ovvero nessuna religione che non offre una verità assoluta (che quindi diventa regola di vita) sarebbe di fatto credibile e non potrebbe soggiogare i suoi fedeli. Stabilità ciò, il film prende spunto da questa situazione per stravolgere tutti i vari dogmi che di solito la cristianità ci ha fornito, un Gesù bianco, un Dio-uomo e cosi via, ma in chiave comica anche se con qualche venatura seria che lascia riflettere.

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Il regista e sceneggiatore Kevin Smith già dai tempi di Clerks ci forniva una visione ironica ma nemmeno tanto della quotidianità, in questo caso si confronta con il divino e lo fa divinamente (passatemi la battuta), portando la coppia Affleck-Damon a scontrarsi con l’ordine costituito per ritornare cambiarlo e si scontrano con la discendenza di Gesù e qualche profeta strada facendo. Insomma tra la commedia truculenta e la satira feroce sulla chiesa ci si ritrova un godibilissimo film estivo leggero (a volte troppo) ma piacevole fino alla fine (e il senso della vita è un beep). Chi ne esce sicuramente bene da questo film è il bravo Chris Rock e il pennuo Alan Rickman. Poco conosciuto in Italia andrebbe riscoperto tenendo conto che una volta l’avrebbero censurato, mentre negli Stati Uniti è diventato un piccolo cult ripreso più volte sulla rete.

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E quindi direi una buona visione mistica, amen.

Mad Max: Fury Road (2015)

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Mad Max Fury Road racconta una storia apocalittica ambientata ai confini più remoti del nostro pianeta, in un paesaggio desertico e desolato dove l’umanità è distrutta, e tutti lottano furiosamente per sopravvivere. In questo mondo ci sono due ribelli in fuga, gli unici che possono ristabilire l’ordine. C’è Max, un uomo d’azione e di poche parole, che cerca pace dopo la perdita della moglie e del figlio all’indomani dello scoppio della guerra. E Furiosa, una donna d’azione che crede di poter sopravvivere solo se completerà il suo viaggio a ritroso attraverso il deserto, verso i luoghi della sua infanzia. Mad Max crede che il modo migliore per sopravvivere sia muoversi da solo, ma si ritrova coinvolto con il gruppo in fuga attraverso la Terre Desolata su un blindato da combattimento, guidato dall’imperatrice Furiosa. Il gruppo è sfuggito alla tirannide di Immortan Joe, cui è stato sottratto qualcosa di insostituibile. Furibondo, l’uomo ha sguinzagliato tutti i suoi uomini sulle tracce dei ribelli e così ha inizio una guerra spietata.

Si può chiamare remake, reboot, rivisitazione o come si vuole, ma sempre quello è.

Ovvero: prendere un idea del passato e rimaneggiarla tanto o poco per riproporla agli spettatori attuali.

Ci sono diverse correnti di pensiero in merito a questo, i buonisti (e di solito in mezzo a loro ci sono produttori e registi) parlano di nuove tecnologie e la passione che li spinge a riproporre le stesse emozioni del passato agli spettatori di oggi. Gli altri, quei vecchi appassionati critici e con discreta memoria (che può essere lacunosa a secondo dell’età) nei loro polverosi antri che sputano veleno su queste azioni beceramente commerciali, ne parlano ovviamente male sempre e comunque.

Basta ricordare il devastante reboot di Star Trek , ma non solo tra i caduti abbiamo Atto di forza, Robocop, e tantissimi altri.

Oggi parliamo di Mad Max, celebre trilogia con il sempresialodato Mel Gibson che per mano dello stesso regista ha rivisto la luce con il volto di Tom Hardy in un reboot della storia. Ora vista la lunga premessa si potrà intuire io cosa ne posso pensare, ma in giro ne ho letto un gran bene, quindi ho voluto attentamente vedere il film in oggetto. Ed è un bel film, non un capolavoro ma un bel film d’azione come non se ne vedeva da tempo, trama scarna quasi assente (cosa diversa rispetto al primo Mad Max) , un road movie post apocalittico con tutti le caratteristiche tipiche del genere, diciamo che spesso mi sembrava di vedere un film di HokutoNoKen  che a sua volta aveva preso anche dal Mad Max originale.

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I veri protagonisti non sono i buoni, o le bone (ehm ehm) ma i cattivi che sono cosi estremi e stereotipati che reggono in piedi il film e sono la parte migliore del film.

Non è un operazione nostalgia, non è un capolavoro ma è un buon film d’azione come non se ne vedeva da tempo ed è perfetto come film estivo, ma non chiamatelo Mad Max. Piccola nota: tra i coprotagonisti abbiamo la ex miss Vodafone Megan Gale che è invecchiata discretamente bene.

In ordine di sparizione (Kraftidioten – 2014)

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In una regione isolata della Norvegia, Nils tiene libere le strade guidando un enorme spazzaneve. Cittadino modello, la sua vita è sconvolta dall’omicidio del figlio, finito per errore nel mirino della malavita. Deciso a vendicarsi, l’uomo si rivela un combattente nato, scagliandosi da solo contro un’organizzazione criminale guidata dal “Conte”, gangster ferocissimo ma amante dell’arte e vegano convinto. La situazione si complica quando si mette di traverso anche la ruspante mafia serba, in un susseguirsi di omicidi e vendette incrociate sempre più rocambolesco.

Il cinema scandinavo ha sempre offerto interessanti variazioni sul tema, a memoria cito due film che amo, Dead Snow (norvegese) e Iron Sky (finlandese), poi ci sono state anche serie tv come Lilyhammer, tutti ottimi prodotti che pur presentando delle storie americanizzate avevano una forte connotazione scandinava, oltre alle ambientazioni praticamente uniche del loro paesaggio. In ordine di sparizione (svedese) , ci porta in questo mondo fatto di bianco, dove tutto è semplice quasi bucolico, fin quando la morte violenta non fa la sua comparsa e si sa che il sangue risalta sulla neve, quindi non avvengono dei semplici omicidi ma situazioni all’limite dell’assurdo che portano lo spettatore a domandarsi se sta vedendo un film thriller o una commedia nera, eppure entrambi i generi non riescono davvero a inquadrare questo film, sarà che la mentalità svedese è un modo a se stante, sarà che si cerca di calcare gli stereotipi del genere (Tarantino per esempio) , oppure il fatto che l’ambientazione permette di trascurare del tutto i dettagli che di solito ci sono durante un omicidio (tracce, armi, sparizioni di cadaveri e loro ricomparsa, testimoni) ,

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il risultato di tutto questo è un film a dir poco incredibile, che guardi quasi ipnotizzato (un po come alcune commedie francesi) e che ha la capacità di portati dove vuole. Invidio questo genere di cinema, questa maestria nel raccontare storie semplici con pochi mezzi e renderle cosi accattivanti, insomma è come ritrovarsi davanti a un panino ben fatto e buono, piuttosto che a un pranzo nuziale buono ma pesante (buona parte della produzione delle major).

E forse è per questo motivo che questo film non è poi cosi conosciuto e dire che il protagonista è decisamente famoso. In questa calda estate un bel noir svedese in mezzo alla neve è la scelta migliore, consiglio un’attenta visione.

Jurassic world (2015)

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Ventidue anni fa, John Hammond ha fatto un sogno: un parco a tema dove i visitatori di tutto il mondo potessero fare esperienza dell’emozione e del brivido di vedere dei veri dinosauri. Oggi il suo sogno è finalmente diventato realtà. Benvenuti a Jurassic World, un resort di lusso completamente operativo dove decine di migliaia di ospiti possono esplorare il miracolo e lo splendore delle più magnifiche meraviglie preistoriche che abbiano vissuto sulla Terra e interagire con loro ogni giorno. Situato su Isla Nublar, al largo della Costa Rica e costruito intorno a una Strada Principale molto movimentata, Jurassic World è un miracolo all’avanguardia ed è pieno di strabilianti attrazioni. I bambini cavalcano dei gentili mini Triceratopi nello zoo tattile per bambini, le folle esultano quando il Mosasauro acquatico salta fuori da una piscina nel tentativo di agguantare un grande squalo bianco che gli dondola davanti e mangiarlo come spuntino. I miracolosi animali del parco sono creati dal Dr. Henry Wu. Dato che la prosperità commerciale del parco esige innovazioni e novità ogni giorno per far sì che gli ospiti ritornino, il Dr. Wu viene spinto oltre i limiti della scienza etica, costretto a manipolare la genetica per progettare un dinosauro geneticamente modificato che non ha mai toccato la Terra prima e le cui capacità restano ignote…

E parliamo di questo Mercedes World, il nuovo film che ci riporta nel mondo dei dinosauri. Non ho sbagliato a scrivere, è proprio Mercedes world, ovvero è normale che nei film ci siano dei brand commerciali che permettono di portare denaro alla produzione, ma non è normale che ogni volta che si inquadra un veicolo ci sia lo stemma Mercedes in primo piano.

Insomma contenetevi, ma comunque permettetemi una storiella, siamo in un recinto con un dinosauro nascosto, abbiamo il protagonista (pompato all’ inverosimile), un tecnico messicano (o sudamericano) e un tipo della sicurezza sciatto e grassoccio, secondo voi chi verrà mangiato per primo?

Agli spettatori la piacevole sorpresa.

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Insomma questo film è un accozzaglia di idee messe insieme senza avere nulla del fascino dei primo Jurassic park, ma cercando di riprendere la storia dei ragazzini e dei dinosauri, una sbiadita storia familiare ed effetti speciali che sanno di vecchio. La prima parte del film sempre la pubblicità di un parco Disney con musichetta a tema, poi inizia il caos, ci sono i dinosauri, gli uomini buoni e quelli cattivi, con una trama scritta e adattata per i ragazzi delle scuole elementari, con tanto di moralismo sulla natura.

E persino il finale è riciclato, credo che sia il primo film che persino come effetti speciali fa rimpiangere quello di 20 anni fa, noia profonda.

Insidious 3 (2015)

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La saga che ha terrorizzato milioni di spettatori continua con un altro inquietante capitolo. Esordio alla regia per lo sceneggiatore e produttore della saga di Saw, questo terzo episodio di Insidious esplora nuovamente “l’altrove”, tornando indietro nel tempo e raccontando stavolta la terrificante storia di una teenager e della sua famiglia. Colpi di scena e fiato sospeso fino all’ultimo secondo.

Dopo l’interessante Insidious e il soporifero Insidious 2 arriva il terzo capitolo che cronologicamente precede quello narrato in precedenza e ci risiamo con i soliti problemi,  la sostanziale differenza tra il primo e il secondo capitolo era il modo di narrare la storia, nel primo capitolo era veloce e lineare non c’era bisogno di scene in penombra e fantasmi che facevano “buu!” dal buio, tutto era giocato su una certa onesta visiva e anche narrativa.

Poi con il secondo capitolo improvvisamente ci siamo spostati su situazioni più da horror asiatico con effetti fumo e scopiazzamenti stile Poltergeist , si era perso qualcosa, ma lo spettatore amante dell’horror che sperava di ritrovare una serie degna di tal nome, resisteva e sperava sopratutto alla luce del finale. E infatti proprio il finale del secondo capitolo si prospettava qualcosa di buono,e quindi questo terzo capitolo era carico di aspettative, in un certo senso doveva essere la rivincita di un secondo capitolo fin troppo sotto tono.

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Ma lasciate ogni speranza, la narrazione ci riporta indietro (sicuro che ci sarà un quarto capitolo…) , purtroppo anche questa volta siamo al buio, tutto il film viene girato in stile asiatico con un piccolo riferimento (voluto o meno…) a Shining di Kubrick, e se nei primi due capitoli ci avevano proposto dei fantasmi tradizionali, barocchi e vecchio stile, insomma belli a vedersi e che riportavano alla mente la produzione classica della Hammer, qui e c’è il solito fantasma pseudo asiatico che non suscita spavento ma un profondo fastidio.

Insomma si poteva sperare in qualcosa di più coerente al primo capitolo ma invece ci si ritrova ad avere un quadro piu ampio di tutta la storia dei viventi dimenticando che l’effetto telenovela non è sempre gradito da chi ama l’horror,se consigliavo freddamente il secondo capitolo, sconsiglio il terzo.

All work and no play makes Jack a dull boy.

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Per anni ho cercato di dare una certa cadenza settimanale ai post del blog.

Questo era dovuto a un ordine che volevo dare al blog ma anche al fatto che riuscivo a vedere settimanalmente una quantità di film davvero notevole,  e quando questo non bastava c’erano anni di film di cui parlare ben prima che nascessero i blog.

Purtroppo le cose cambiano, il tempo si riduce e quando non si riduce manca l’energia per riuscire a concentrarsi su un film.

Vedere un film non è solo uno svago e un divertimento ma anche un impegno che richiede una certa attenzione, soprattutto se poi rendi pubblici le tue opinioni, non ho mai voluto scrivere chilometri di pensieri e analisi, perché alla fine per quanto interessanti ci si annoia e spesso è preferibile smuovere la curiosità che dissertare per il proprio ego o per il piacere di pochi intimi.

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Quindi il mio approccio è sempre stato un assaggino prima di cena, se piace bene altrimenti internet è vasto.

Insomma tutto questo per dire che è un periodaccio per la passione-cinema, ma qualcosa sto riuscendo a vederla purtroppo avrei voluto iniziare con un titolo migliore, ma invece mi sono ritrovato a vedere Insidious 3 e Jurassic World che in settimana verranno recensiti, ma non disperate o fedeli lettori il blog è vivo,vegeto e pieno di denti nuovi e aguzzi per gente che apprezza.

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