Cell (2016)

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Dopo 1408 tornano insieme sul grande schermo John Cusack, Samuel L. Jackson e Stephen King. Siamo a Boston, la vita scorre tranquilla fino al preciso istante in cui i cellulari iniziano a squillare e un misterioso impulso annienta la volontà di chi risponde al telefono, trasformando le persone in creature sanguinarie. Da Londra a Roma, da Sydney a Rio de Janeiro solo in pochi restano misteriosamente immuni alla più grande epidemia mai rappresentata sullo schermo.

  • REGIA: Tod Williams
  • ATTORI: Samuel L. Jackson, John Cusack,Isabelle Fuhrman, Stacy Keach, Lloyd Kaufman, Catherine Dyer

I film tratti dai romanzi di Stephen King sono sempre stati grandi successi o opere inguardabili, che solo un fan accanito di King potrebbe reggere, ma questa è una considerazione che risale a oltre 30 anni fa, perché data la capacità narrativa di King il lavoro di sceneggiatura di un possibile film veniva sempre considerato già fatto, e in questo modo si sono creati dei flop che a ripensarci viene il mal di testa. Si passa dalle produzioni televisive degli anni 80/90 fino ai film da 90 minuti tenuti insieme con il nastro adesivo.

Una positiva eccezione è stata 22.11.63, produzione di alta qualità, ma per la legge del contrappasso, è venuto fuori Cell… ed effettivamente fa proprio impazzire ma non in senso buono. Il libro di King sicuramente non è dei migliori per storia innovativa ma la sua capacità narrativa tiene in piedi la storia, ma nel film la situazione invece precipita e non aiuta che King stesso abbia partecipato alla sceneggiatura, ci si ritrova comunque davanti a un film a pezzi, poco legato e poco omogeneo, quasi una produzione abbozzata che avrebbe avuto bisogno di tanto altro tempo e lavoro per diventare qualcosa di interessante.

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Ripetitivo nei concetti e nelle immagini, ci si ritrova a pensare a 28 giorni dopo, The walking dead, gli Zombi di Romero e persino M. Night Shyamalan con il suo visionario “E venne il giorno” , ma appunto sono tutti opere già viste che potevano essere un utile spunto ma non dovevano diventare un deja-vu per gli spettatori.

A questo si aggiunge la prova attoriale che lascia basiti John Cusack (che è tra i produttori esecutivi) è truccato tipo emo , è decisamente imbarazzante ricorda Sean Penn di “This Must Be the Place” ma non è cosi divertente, il personaggio di Samuel L. Jackson è abbozzato e poco incisivo come del resto il resto della trama e tutti gli altri personaggi sono un vago contorno indistinto.

Se 1408 era un film gradevole e vecchio stile, con i suoi difetti ma anche i suoi pregi, questo “Cell” è devastante e brutto, noioso e frammentario davvero deprimente, e si capisce da subito, quando ci si rende conto nei primi cinque minuti che quello che doveva essere una scena di panico e orrore è quasi comica e tendenzialmente ridicola.

Da dimenticare.

Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament – 2015)

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Una commedia surreale in cui Dio è un vero e proprio personaggio che vive a Bruxelles. Sulla terra però, Dio è un vigliacco, con una morale meschina ed è davvero odioso con la sua famiglia. Sua figlia, Ea, si annoia a casa e non sopporta di essere rinchiusa in un piccolo appartamento nell’ordinaria Bruxelles, fino al giorno in cui decide di ribellarsi contro il padre, entrare nel suo computer e trapelare al mondo intero la data fatale della loro morte. Improvvisamente tutti cominciano a pensare a cosa fare con i giorni, i mesi, e gli anni che hanno ancora a disposizione…

  • REGIA: Jaco van Dormael
  • ATTORI: Benoît Poelvoorde, Yolande Moreau, Catherine Deneuve

Come faremmo senza questo cinema?

Come farei io senza questo cinema?

Non lo so, credo che sarei molto più povero di spirito.

E se il bello del cinema è quello di far sognare, di raccontare storie e anche favole, come quelle che da bambini leggevamo o ci leggevano, allora questo cinema, questo film è riuscito proprio in questo. In modo delicato e sottovoce entriamo in un’altra realtà, dove Dio è qualcosa di diverso da quello che ci hanno insegnato, è stanco, capriccioso e annoiato e vuole divertirsi con le sue creature e da questa sua noia nasce tutto il dolore della terra, sia piccolo che immenso.

Ma non sempre è stato cosi, in famiglia Dio aveva un ribelle, suo figlio che ha provato in parte a cambiare le cose e anche sua figlia è dello stesso parere, ed ecco che la favola ha inizio quando la figlia decide di riscattare se stessa e sua madre da questa eterna tirannia e segue le orme del fratello conoscendo i giocattoli di quel capriccioso padre-padrone che tutto aveva creato.

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Un argomento difficile, dai tanti spunti riflessivi, sopratutto oggi che si uccide per la religione nemmeno fossimo tornati al medioevo.

Eppure tutto viene affrontato in modo cosi leggero da diventare semplice e plausibile, fanciullesco eppure estremamente maturo, i nuovi apostoli sono la rappresentazione della società, dei suoi mali, dei suoi limiti e anche delle possibili soluzioni per essere felici, per impiegare il tempo che ci rimane secondo il nostro cuore e non per quel senso stritolante e sbagliato di dovere che, la nostra società ci impone sin da quando abbiamo capacità di comprendere.

Tutto questo ci viene proposto con un accompagnamento musicale struggente, divertente e immaginifico che è la vera espressione delle anime dei protagonisti e se il finale ci vuole ricordare che stiamo vedendo una commedia non possiamo che ringraziare di questo viaggio, che ci porta seriamente e ironicamente ad affrontare quello che sia in realtà: esseri viventi in cerca di noi stessi e di un nostro posto nel mondo per il tempo che ci rimane da vivere.

Ancora una volta questo cinema, ci insegna che si può parlare di tutto, ma proprio di tutto senza per forza essere seriosi, pesanti o didattici, ma semplicemente e umanamente lasciandoci coinvolgere in assoluta sincerità.

Capolavoro.