Il meraviglioso paese (The Wonderful Country)

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Martin è un pistolero al servizio del torvo governatore del Messico che intende servirsi di lui per importare clandestinamente delle armi dagli Stati Uniti. Per seguire l’ordine Martin si reca a Puerto, un villaggio di confine, dove ha un incidente che lo mette temporaneamente fuori gioco.

  • REGIA: Robert Parrish
  • ATTORI: Gary Merrill, Pedro Armendáriz,Julie London, Robert Mitchum

Rieccomi a parlare di western, un western minore se volete ma il termine minore mi piace poco quando un film mi diverte.

Se parliamo di minore allora tutto si può ricondurre ai soldi che ha incassato e quindi alla fama che lo circonda, ma allora quante schifezze che hanno fatto cassa dovremmo definire maggiori?

E allora parliamo di western meno conosciuto, un Mitchum che ricorda in qualche modo il Dean Martin di “Un dollaro d’onore” ma più in forma e con meno problemi di alcool.

La trama a suo modo è intrigante, non è il solito cavalca, bevi e spara, anzi c’è una bella sceneggiatura dove Mitchum si ritrova diviso tra il suo essere americano e il suo diventare messicano, tra il volersi costruire una vita seria e da persona onesta oppure continuare a fare il tirapiedi per un governo messicano violento e corrotto.

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In tutto questo nasce anche un amore che sa più di promessa per quel lato onesto che in qualche modo sta rinascendo in lui, ma non crediate che sia una demonizzazione del Messico, perché gli stessi Stati Uniti hanno qualche soggetto sinistro che lascia intendere che il denaro riuscirà a comprare tutto, pur di far passare la ferrovia.

Il punto che un film del genere oggi, ha un suo senso, oggi che si riparla di tirar su muri, con Mitchum che passa a cavallo e infine a piedi il confine tra due nazioni (addirittura sul finire sembra quasi un battesimo purificatore), ritrovando se stesso senza dimenticare chi era ma sopratutto avendo la libertà di andare a rifarsi una vita.

Da rivalutare.

Cell (2016)

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Dopo 1408 tornano insieme sul grande schermo John Cusack, Samuel L. Jackson e Stephen King. Siamo a Boston, la vita scorre tranquilla fino al preciso istante in cui i cellulari iniziano a squillare e un misterioso impulso annienta la volontà di chi risponde al telefono, trasformando le persone in creature sanguinarie. Da Londra a Roma, da Sydney a Rio de Janeiro solo in pochi restano misteriosamente immuni alla più grande epidemia mai rappresentata sullo schermo.

  • REGIA: Tod Williams
  • ATTORI: Samuel L. Jackson, John Cusack,Isabelle Fuhrman, Stacy Keach, Lloyd Kaufman, Catherine Dyer

I film tratti dai romanzi di Stephen King sono sempre stati grandi successi o opere inguardabili, che solo un fan accanito di King potrebbe reggere, ma questa è una considerazione che risale a oltre 30 anni fa, perché data la capacità narrativa di King il lavoro di sceneggiatura di un possibile film veniva sempre considerato già fatto, e in questo modo si sono creati dei flop che a ripensarci viene il mal di testa. Si passa dalle produzioni televisive degli anni 80/90 fino ai film da 90 minuti tenuti insieme con il nastro adesivo.

Una positiva eccezione è stata 22.11.63, produzione di alta qualità, ma per la legge del contrappasso, è venuto fuori Cell… ed effettivamente fa proprio impazzire ma non in senso buono. Il libro di King sicuramente non è dei migliori per storia innovativa ma la sua capacità narrativa tiene in piedi la storia, ma nel film la situazione invece precipita e non aiuta che King stesso abbia partecipato alla sceneggiatura, ci si ritrova comunque davanti a un film a pezzi, poco legato e poco omogeneo, quasi una produzione abbozzata che avrebbe avuto bisogno di tanto altro tempo e lavoro per diventare qualcosa di interessante.

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Ripetitivo nei concetti e nelle immagini, ci si ritrova a pensare a 28 giorni dopo, The walking dead, gli Zombi di Romero e persino M. Night Shyamalan con il suo visionario “E venne il giorno” , ma appunto sono tutti opere già viste che potevano essere un utile spunto ma non dovevano diventare un deja-vu per gli spettatori.

A questo si aggiunge la prova attoriale che lascia basiti John Cusack (che è tra i produttori esecutivi) è truccato tipo emo , è decisamente imbarazzante ricorda Sean Penn di “This Must Be the Place” ma non è cosi divertente, il personaggio di Samuel L. Jackson è abbozzato e poco incisivo come del resto il resto della trama e tutti gli altri personaggi sono un vago contorno indistinto.

Se 1408 era un film gradevole e vecchio stile, con i suoi difetti ma anche i suoi pregi, questo “Cell” è devastante e brutto, noioso e frammentario davvero deprimente, e si capisce da subito, quando ci si rende conto nei primi cinque minuti che quello che doveva essere una scena di panico e orrore è quasi comica e tendenzialmente ridicola.

Da dimenticare.