L’abbiamo fatta grossa (2016)

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Antonio Albanese è Yuri Pelagatti, un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione, non riesce più a ricordare le battute in scena. Carlo Verdone è Arturo Merlino, un investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova. Yuri vuole le prove dell’infedeltà della ex moglie ed assume Arturo credendolo un super investigatore. Ma Arturo non ne fa una giusta! Per errore entrano in possesso di una misteriosa valigetta che contiene… 1 milione di euro! Una serie di guai divertentissimi e di rocambolesche avventure, fino a un finale imprevedibile…

  • REGIA: Carlo Verdone
  • ATTORI: Carlo Verdone, Antonio Albanese,Anna Kasyan, Francesca Fiume, Clotilde Sabatino, Federico Ceci, Massimo Popolizio

Il cinema italiano in ambito commedia è molto definito, si va dalla comicità assoluta o/e pecoreccia stile Zalone, alla commedia dolce amara, genere a cui appartiene l’ultimo lavoro di Verdone, anche se tutto sommato non è un messaggio che passa facilmente a voler guardare bene. Insomma se l’approccio al film è quello dello spettatore occasionale, ci si fanno due risate fino alla fine del film, se invece si guarda con più acutezza allora, alcune sfumature amare risaltano e hanno il loro apice proprio alla fine del film. E per me, questo è il vero pregio del film che ne aumenta il valore, nel senso che le parti comiche grosso modo sono quelle che avete visto nel trailer, più qualche altra situazione ma tutto sommato il grosso del film è li.

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Il resto è un insieme di situazioni legate insieme più dalla necessità narrativa che da una sceneggiatura forte, e proprio per questo due attori navigati come Verdone e Albanese riescono a reggere il film. Verdone dal canto suo ripropone il simpatico nevrotico e fanfarone che più volte si è visto nella sua seconda parte di carriera, Albanese ripercorre alcuni personaggi storici , tra cui il siciliano che è forse quello che gli riesce meglio. La furbizia sta nel saper dosare le cose e creare una nuova idea che porta a compimento il film, buona l’interpretazione di Popolizio che incarna nei suoi modi e nella sua fisicità un mix di politici di destra e di sinistra.

Il finale di DeCurtiana memoria ci dice ancor prima della nota finale, che l’Italia è sempre quella degli uomini e dei caporali.

The hateful eight (2015)

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Come in Django Unchained, l’ambientazione di The Hateful Eight è Western ma dal sud schiavista Tarantino si è spostato verso il freddo Nord America. La guerra di secessione è finita da qualche anno. Una diligenza viaggia nell’innevato inverno del Wyoming. A bordo c’è il cacciatore di taglie John “The Hangman” (Il Boia) Ruth e la sua prigioniera Daisy Domergue, diretti verso la città di Red Rock dove la donna verrà consegnata alla giustizia. Lungo la strada, si aggiungono il Maggiore Marquis Warren, un ex soldato nero nordista diventato anche lui un famoso cacciatore di taglie, e Chris Mannix, che si presenta come nuovo sceriffo di Red Rock. Infuria la tempesta di neve e la compagnia trova rifugio presso l’emporio di Minnie, dove vengono accolti non dalla proprietaria, ma da quattro sconosciuti: il messicano Bob, il boia di Red Rock Oswaldo Mobray, il mandriano Joe Gage e il generale della Confederazione Sanford Smithers. La bufera blocca gli otto personaggi che ben presto capiscono che raggiungere la loro destinazione non sarà affatto semplice. Per molte ragioni.

  • REGIA: Quentin Tarantino
  • ATTORI: Samuel L. Jackson, Kurt Russell,Walton Goggins, Jennifer Jason Leigh, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, Demian Bichir, Zoe Bell, Dana Gourrier, James Parks,Channing Tatum, Gene Jones, Keith Jefferson,Craig Stark, Belinda Owino, Quentin Tarantino

La prima volta che ho visto la presentazione del film è stato in un cinema, ne rimasi folgorato volevo vederlo, era un pensiero costante e non perché sono un fan assoluto di Tarantino (dalle mie recensioni risulta abbastanza chiaro) ma perché l’idea di base era interessante ma ancora più interessante era il fatto per me (che ho creato questo blog con il nome 70 millimetri) venisse adoperato l’ultra Panavision 70 per le riprese,

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un ritorno a un formato storico e molto difficile non solo da utilizzare ma da proiettare. I cinema attrezzati sono pochissimi, la proiezione in Panavision in Italia coinvolgerà solo tre cinema, il resto avrà la versione digitale che risulta ridotta di alcune decine di minuti. Insomma per chi ama il cinema, è un bel colpo, ci si trova di fronte a un prodotto tecnicamente interessante anzi definirei goloso e purtroppo impossibilitati a goderselo appieno, se non (forse) in bluray ma non sarà mai (mai mai mai) come sullo schermo cinematografico. Prima di vederlo ne ho sentiti di commenti, dai riferimenti di Tarantino a “La cosa” di Carpenter (gente bloccata in un ambiente circondati da una bufera di neve) e al suo “Le iene” (e qui lascio a voi intuire il perché) , poi ho sentito critici italiani parlare di “Ombre rosse” per la scena iniziale. Io personalmente oltre a innamorarmi della ripresa iniziale del crocifisso (cosa particolarmente riuscita in Panavision 70) il primo pensiero vedendo la diligenza è stata la carrozza all’inizio di “Dracula” di Browning arrivando a “10 piccoli indiani” una volta giunti all’emporio.

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Da li in poi, c’è Tarantino e il suo personalissimo modo di fare cinema,  che indubbiamente può piacere o meno, sicuramente è molto citazionista sia con il nostro cinema (horror, western, giallo) sia con i classici americani (in questo caso i western). Ma quello che io ho personalmente notato è la forte componente gialla, alla fine tutto si riduce a una situazione di tensione e caccia del colpevole, salvo poi deviare sul gore, se tutto questo potrebbe rendere indigesto oltre tre ore di film, l’uso sapiente di un ironia cattiva e sottile, il marcare fummettisticamente i personaggi, il volutamente (da sempre) eccesso di violenza tiene attento lo spettatore fino alla fine del film.

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Gli attori tarantiniani si comportano sempre come caratteristi, è il vezzo del regista che poi permette di arricchire il film, perché l’attore viene cosi cambiato e stravolto da diventare il personaggio , personaggio ideato in modo estremo e quindi caratterista, e questa è bravura. Bravissimo Jackson, bravo Russell, brava e cattiva quanto basta J.Jason Leigh, spettacolare (ma lui è sempre cosi) Tim Roth, delizioso Bruce Dern, strano W.Goggins. Come qualcuno avrà notato non mi sono espresso direttamente se questo film mi sia piaciuto o meno, in realtà ancora non me ne sono fatto un idea, anzi dovrei rivederlo per capirlo fino in fondo (come mi capitò Kill Bill e Pulp Fiction).

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Però posso dire che il film mi ha positivamente colpito, principalmente per la scelta tecnica che sinceramente si vede e tanto, poi le musiche di Morricone e infine una storia tarantiniana d.o.c. senza alcun buonismo o moralismo. E’ obbligatorio andarselo a vedere al cinema e se si è fortunati (non come me) in uno dei cinema con il Panavision.