20 Sigarette

Novembre 2003: Aureliano, 28enne, precario nel lavoro e negli affetti, riceve all’improvviso l’offerta di partire per lavorare come aiuto regista alla preparazione di un film che si svolge in Iraq, al seguito della “missione di pace” dei militari italiani, con il regista Stefano Rolla. Aureliano non fa in tempo a finire un pacchetto di sigarette che si ritrova protagonista della tragedia dell’attentato alla caserma di Nassirya del 12 Novembre 2003. E’ l’unico “civile” sopravvissuto di una strage che ha ucciso ben 19 italiani…
REGIA: Aureliano Amadei
SCENEGGIATURA: Aureliano Amadei, Gianni Romoli, Francesco Trento, Volfango De Biasi
ATTORI: Carolina Crescentini, Vinicio Marchioni, Giorgio Colangeli, Massimo Popolizio

Parlare di questo film è un problema sotto tanti punti di vista. Allora andiamo con ordine se devi parlare di un film italiano non è sempre facile, di fatti parlo di pochi film italiani, anche perché come Film ce ne sono pochi davvero.

E’ difficile parlarne perché l’argomento porterebbe a parlare della gestione politica del paese, cosa quanto mai fuori luogo in questo blog.

E’ difficile parlarne perché essendo una storia vera, con dei morti veri bisogna stare attenti a quello che si dice.

Detto ciò  invece di parlare di trama o di considerazioni sulla storia, parliamo di come è stata raccontata la storia.

Appartiene alla categoria di film che amo definire:  veloce, lo vedi e nemmeno ti accorgi del tempo che passa, la storia segue un ordine temporale standard con qualche flashback e sul finale un effetto “Arancia Meccanica” (ed effettivamente il finale ricorda proprio le sequenze dell’ospedale di Arancia Meccanica) , con tanto di immagini accelerate di tutte quelle comparse che si ritrovano a far presenza, fino a rallentarsi quasi a fermo immagine quando arrivano i genitori di una delle vittime.Il film è struggente e scatena mille domande, anche se nessuna nuova per chi segue la storia italiana e forse (ma si voglio filosofeggiare) quella umana.Il riferimento alle sigarette in qualche modo rende ancora più umana la storia e saperla vera la rende tipicamente italiana.

Và visto in quei rari momenti di grazia, quando siamo quasi in equilibrio con la nostra esistenza e qualcosa ci spinge a voler capire un fatto per migliorarci.

Basta cosi troppa filosofia, buona visione.

Giudizio 8/10

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