In attesa di Lincoln : Steven Spielberg evoluzione di un regista.

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Steven Spielberg accompagna da anni la vita di quasi tutte le persone che decidono di passare qualche ora davanti a una tv o al cinema, praticamente è andato oltre il semplice essere regista, per entrare nel mito hollywoodiano, innegabile campione di incassi, a fine anni 90 diventa regista impegnato senza disdegnare i kolossal e cosi conquista anche la critica e non solo, una svolta che però ha delle ripercussioni non da poco.

Ma andiamo con ordine cronologico e vediamo come è cambiato in questi anni Spielberg e soprattutto cerchiamo di intuire perché sia cambiato, dico intuire perché credo che soltanto lui e chi gli sta accanto forse può saperlo.

Di solito si considera “Duel” il primo film cinematografico di Spielberg in realtà quello è un prodotto TV che poi ebbe un cosi gran successo che venne distribuito in giro per il mondo , fino al ’74 anno in cui uscì Sugarland express. Storia di redenzione che vede il ricongiungimento familiare come motivo principale dell’opera, l’anno successivo arriva il successo : Lo squalo, grandi effetti speciali, trama semplice ma efficace, grande tema musicale che entrerà nella storia del cinema.

E grazie a quel pesce con tutti quei denti, Spielberg diventerà un regista famoso nel mondo, ma la fama ha bisogno di essere alimentata e cosi l’anno dopo esce “Incontri ravvicinati del terzo tipo” , film che ritengo la sua migliore opera, perfetta sotto ogni punto di vista, attori, regia, trama, musica, effetti speciali:  tutto ineccepibile ; persino un piccolo omaggio al suo grande successo Lo squalo in uno dei temi musicali, insomma un film che è un manuale perfetto di come si dovrebbe fare un film di fantascienza POSITIVO.

Per positivo si intende quando l’alieno non cerca di assalirti con una sonda anale, insomma quando il regista ha una visione legata al sogno, alla meraviglia, alla speranza dell’ignoto , detto in termini banali: speranza nel futuro e nel genere umano.

Dopo due successi planetari, il nostro Steven si dedica al genere comico ed esce 1941 allarme ad Hollywood, film con ottimi attori e buone idee, peccato che sia un insuccesso notevole, questo lo porta a prendere tempo e ad inizio anni 80, nasce un mito: Indiana Jones, per la prima metà degli anni 80 Spielberg è sinonimo di film di qualità, divertimento assicurato sia per la famiglia ma anche per i giovani, senza scadere nella violenza o nella volgarità; e cosi dopo I predatori dell’arca perduta, tira fuori ET l’extraterrestre film che lo consacra definitivamente a mito del cinema e lo fa entrare a diritto nella storia della cinematografia mondiale.

Dato il grande successo dei Predatori dell’arca perduta, esce un secondo capitolo di Indiana Jones ovvero Il tempio maledetto, altro successo mondiale che consolidò il mito di Indiana Jones in tutto il mondo.

Nel 1985 Spielberg si dedica a tutt’altro genere e affronta il tema della violenza domestica e del razzismo nel film “Il colore viola” disorienta i suoi fan che si aspettano da lui opere fantastiche, ma conquista la critica e anche il botteghino con una storia drammatica e toccante, l’anno successivo quasi per caso si trova a dirigere “L’impero del sole” un film per molti aspetti bello ma che non ha il successo sperato, passano un paio d’anni e ritorna su Indiana Jones, in una versione ancora più esaltante, infatti viene introdotto il padre di Indiana Jones, interpretato da Sean Connery e come era lecito aspettarsi, il mito continua a resistere e resisterà per altri 20 anni prima del nuovo capitolo dedicato al famoso archeologo.

Instancabile dirige anche Alway, per sempre, storia di genere fantastico con alla base un amore appunto “per sempre” ancora una volta a fianco di Richard Dreyfuss con uno splendido John Goodman e un cameo di Audrey Hepburn non ebbe il successo sperato ma quell’anno c’erano dei pesi massimi al cinema e ormai da Spielberg ci si aspettava livelli di pubblico stratosferici. Passano un paio d’anni ed ecco che rivisita il mito di Peter Pan con il film Hook e qui inizi a vedersi un cambiamento nel suo stile, il sognatore quello che seguiva le astronavi aliene o gli squali giganti, ora vede il mondo delle fiabe come qualcosa di dimenticato (come il protagonista di Hook) a cui ritornare ma solo per poter vivere meglio la sua maturità in famiglia, il senso della famiglia viene di nuovo fuori nel suo Jurassic Park (1993) dove è un precursore della computer grafica , creando realisti e plausibili dinosauri, altro grande successo, insomma la strada sembra ormai segnata, Spielberg se vuole il successo deve far sognare il pubblico, ma proprio lo stesso anno dimostra tutto il contrario.

Spielberg è di religione ebraica e questa cosa, se in gioventù non avesse avuto riscontro nelle sue opere, nella maturità (47 anni), riscopre o quanto meno rende pubblico, il suo lato più mistico e porta al cinema Schindler’s List, storia vera ambientata durante la seconda guerra mondiale, ha un successo strepitoso, raccoglie pubblico e premi come non mai nella sua carriera e (per me) segna un punto di svolta nella sua visione e carriera cinematografica.

Dopo il tema assolutamente impegnato e serio, prende del tempo e ritorna sul brand di Jurassic Park avendo di nuovo successo di pubblico, nello stesso anno esce Amistad per certi versi un filo di continuità con il Colore Viola, parla di schiavismo e libertà, discreto successo al botteghino e ottimo successo di critica, un anno dopo ritorna al periodo della seconda guerra mondiale con “Salvate il soldato Ryan” altra storia vera, che gli permette ancora una volta di conquistare pubblico e premi con Tom Hanks , nuovo attore-feticcio di Spielberg.

Spielberg è cambiato, ormai non riesce più ad avere quella “speranza” nel guardare il futuro, insomma non riesce più a sognare come a 30 anni (e ci sta)  , il tempo passa per tutti, ma spesso da fan e da cinefilo più chiedo come mai, sicuramente c’è un avvicinamento alla sua religione, tanto da chiedere alla sua seconda moglie di convertirsi all’ebraismo, cosa che fa pensare appunto che la religione in quel momento della sua vita acquista un ruolo più importante, forse dovuto anche agli anni che avanzano o forse ad altro.

All’inizio degli anni 2000, la sua attività di regista non trova soste ed escono nell’ordine A.I. intelligenza artificiale, Minority Report: fantascienza cupa e tecnologica, altri due titoli più “leggeri” : Prova a prendermi e The terminal : in entrambi Tom Hanks.

Nel 2005 continua la collaborazione con Tom Cruise e riporta sugli schermi “La guerra dei mondi” ancora una volta una visione negativa e pessimistica, in cui l’unica cosa che conta è la famiglia , il diverso , l’esterno è pericoloso se non distruttivo, è cosi difficile credere che il regista sia la stessa persona che girò “Incontri ravvicinati del terzo tipo” , nello stesso anno esce “Munich” ancora una volta la parte più religiosa sceglie un fatto di sangue, accaduto durante le olimpiadi di Monaco agli atleti israeliani.

Passano tre anni, si sentono voci, i fan sperano, i fan temono… e alla fine esce il quarto capitolo di Indiana Jones e il regno di cristallo, uno stanco Harrison Ford affronta un’altra avventura, molto sconclusionata e poco interessante e che ribadisce ancora una volta come gli “alieni” siano cattivi.

Io davvero vorrei chiedere a Steven, ma cosa ti hanno fatto questi alieni per aver cambiato cosi tanto opinione su di loro e vederli come esseri malvagi?

Sempre alla ricerca di nuove frontiere della tecnologia esce Le avventure di Tintin, qualche critica sull’autore del fumetto e sui suoi presunti passati politici ma il film riscuote successo e risulta godibile, nello stesso anno War Horse , storia che per certi versi anticipa il suo film successivo (che dobbiamo ancora vedere) ovvero Lincoln.

Siamo alla fine di questo enorme (il più grande) articolo di questo blog, Steven Spielberg ha cambiato completamente modo di vedere il suo cinema, ha decisamente perso quella meraviglia tipica dei bambini, quella innocenza, per certi versi rinchiudersi in se stesso, nella sua religiosità, nel suo concetto di famiglia, insomma se prima aveva la capacità di guardare in alto e sognare, ora guarda in basso e cerca di narrare la nuda umanità (con tutte le sue brutture) piuttosto che la meraviglia.

Può piacere, può non piacere, i fan del regista qualunque sia la sua opera diranno che è un capolavoro e sicuramente i botteghini li riempie , ma per chi cerca quel senso della meraviglia che per oltre 20 anni ha caratterizzato il suo cinema,  ormai bisogna guardare altrove.

 

 

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