Vita di Pi

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Basato sul romanzo Vita di Pi, la storia è incentrata su un ragazzo di 16 anni che attraversa l’Oceano Pacifico sognando una nuova vita americana. Ma quando la nave su cui si trova fa naufragio, viene lasciato su una zattera con un orango, una iena e una tigre del Bengala.
GENERE: Drammatico, Avventura
REGIA:Ang Lee
SCENEGGIATURA: David Magee
ATTORI:
Suraj Sharma, Rafe Spall, Irrfan Khan, Gérard Depardieu, Tabu, Adil Hussain, Ayush Tandon, Andrea Di Stefano

Il grande inganno è quello che io definisco cosi: porre l’uomo al centro dell’universo, cosa indottrinata all’inizio dalle religioni principali , poi con le ideologie comuniste e fasciste (religioni laiche)  , insomma credere che siamo qualcosa di speciale e unico, sull’unico è improbabile anche se non è dimostrato il contrario, sullo speciale ho i miei dubbi.

Continuo a “credere” che ci siamo solo il lancio di monetina fortunata e che ci stiamo mettendo tutti i mezzi per sparire, insomma il vero miracolo è la fortuna che abbiamo di condividere questo pianeta con esseri con intelligenze diverse dalla nostra ma di eguale capacità e che solo una pacifica convivenza ci permetterà davvero di evolverci in qualcosa di migliore, noi siamo uno in mezzo ai tanti ma abbiamo responsabilità maggiori di tutti gli altri e dobbiamo custodire e proteggere.

Fatta questa premessa , al contrario di Cloud Atlas che tende molto al misticismo, questo film che ha le sue origini proprio da un concetto profondamento religioso ma alla fine si aggancia a quello che io definisco il grande inganno.

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Affermo questo perché prima di vedere il film , che mi aveva fortemente incuriosito, ho deciso di leggere il libro: composto da 3 parti e 100 capitoli , dove viene narrato il viaggio evolutivo di Piscine Patel detto Pi, da ragazzo di fede indù alla ricerca di un suo posto nella vita, scopre la “fede” prima nella religione cristiana e poi in quella musulmana, dato che lo scopo della fede è “amare Dio” come dice proprio Pi , non capisce perché si debba praticare solo una religione se tutte sono finalizzate allo stesso scopo, attirandosi dietro le perplessità della sua famiglia e le ire di “ufficiali rappresentati” religiose.

Questo rappresenta appunto la prima parte del libro, la seconda parte invece rappresenta la transizione, il viaggio da un continente all’altro e l’incidente e quindi la separazione è lo stesso Pi ad affermare in età adulta che la vita è un continuo lasciarsi ma proprio per questo , bisogna che i saluti siano giusti e opportuni solo onorandoli si potrà davvero dare un senso alla separazione. Il film si concentra principalmente su questa seconda parte, visivamente e narrativamente più movimentata , l’incontro con Richard Parker, con la iena, l’orango e la zebra, ma anche con l’isola, gli squali e la balena, rende tutto questo un enorme mosaico della varietà che ci circonda e ci insegna che siamo parte di essa e non sopra di essa, a ragione di ciò viene smentito lo stesso padre di Pi che diceva al figlio : quando guardi un animale non vedi altro che i riflessi dei tuoi sentimenti.

Il giovane Pi, pur essendo in assoluta difficoltà non rinuncia alle sue fedi, tutt’altro ma le usa come supporto morale non come elevazione di se stesso a essere superiore in mezzo alle bestie e mette da parte il suo vegetarianismo assoluto in funzione della sopravvivenza , appunto come fa la iena e la tigre seppur in modo più nobile.

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La terza parte è il ritorno alla civiltà, alla realtà o quella che crediamo tale, infatti Pi non viene creduto e racconta una verità, solo che forse l’autore (e credo tutti i lettori)  profondamente ispirato ha preferito sostenere l’ipotesi che un ragazzo da solo su una barca con una tigre del bengala sia riuscito a sopravvivere per oltre 6 mesi nell’oceano pacifico.

Il film è riduttivo rispetto la controparte cartacea,  come sempre, ma non nella storia che è riportata quasi fedelmente tranne alcune sfumature forse eccessive per il cinema, ma è sfoltita dal significato umano e filosofico che accompagna la seconda parte del libro grazie all’introduzione che se ne ha nella prima parte.

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Gli attori sono quasi sconosciuti e anche la musica è appena un leggero sottofondo, questo film offre allo spettatore lo stesso silenzio e pace di una chiesa o di una moschea o di un tempio, insomma si vede in stato di grazia, letteralmente un sogno visivo, consiglio assolutamente la lettura del libro e subito dopo la visione del film, una bellissima opera che resterà a lungo nella memoria.

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2 thoughts on “Vita di Pi

    • Per me è sicuramente il miglior film di Ang Lee e anche uno dei migliori film degli ultimi anni. Ma sopratutto dimostra che se la CGI è al supporto di una valida trama ha una sua utilità.

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