Il matrimonio che vorrei

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Kay (Meryl Streep) e Arnold (Tommy Lee  Jones) sono la classica coppia annoiata da tanti anni di matrimonio. Stanca della routine e con tanta voglia di riaccendere la passione, Kay sconvolge suo marito con una proposta “folle”: una settimana di terapia matrimoniale nella cittadina di Great Hope Springs, dove vive un famoso consulente matrimoniale (Steve Carell). Nessuno dei due, però, sembra sapere cosa li aspetta: all’inizio superare le inibizioni e gli imbarazzi non sarà affatto semplice ma sarà l’unico modo per riaccendere quella scintilla di quando si erano innamorati.
GENERE: Commedia
REGIA:David Frankel
SCENEGGIATURA: Vanessa Taylor
ATTORI:
Meryl Streep, Tommy Lee Jones, Steve Carell, Jean Smart, Marin Ireland, Susan Misner, Ben Rappaport,Patch Darragh, Bill Ladd

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Dopo il perfido “Il diavolo veste Prada”  la Streep e Frankel  lavorano di nuovo insieme per realizzare un film sulla classica crisi matrimoniale, ma non quella del settimo anno, ma quella che accade dopo una vita passata insieme quando le mete personali e di coppia sembrano esaurirsi e non c’è più lo slancio a parlarsi o ad amarsi come in gioventù.

Un tema che in una certa maniera era stato affrontato anche in “A proposito di Schmidt” , dove però si era poi virato sul lato personale, qui invece l’analisi è di coppia, fatta da un ironicamente immobile Steve Carell (che sto apprezzando in  The Office)  che cerca di riportare a galla quelle emozioni che avevano fatto nascere la coppia.

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La Streep si ritaglia un ruolo molto congeniale, da donna forte ma timida legata alla sua generazione, con tutte le inibizioni e limiti che la contraddistinguono, affronta  il problema della silenzio matrimonia senza chiudersi ma con molto smarrimento, mentre Lee Jones interpreta il classico uomo di mezza età che guarda al pratico e alle spese, con timore e paura di rimettersi in gioco anche con la compagna di una vita.

Sono interessanti i passi e l’analisi della coppia ma sopratutto il fatto che dopo una settimana di terapia quando ormai tornati a casa tutto sembrava perso, proprio Arnold capisce che non facendo nulla tutto sarebbe andato effettivamente perso e supera le sue paure.

E’ un film interpretato sottovoce con delicatezza proprio come l’argomento di cui tratta, merita di essere visto per gli attori che partecipano ma anche perché è una tematica molto attuale e non più collegata a decenni di matrimonio ma a periodi molto più brevi.

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Assolutamente divertente la scena finale, quando la coppia incontra la vicina di casa, che è stata argomento di discussione con il terapeuta.

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