Gli angeli con la faccia sporca

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Rocky e Jerry sono due giovani ladri che un giorno vengono acciuffati ed arrestati. Mentre Rocky viene portato in una casa di correzione, l’amico riesce a sfuggire. Una volta uscito da carcere, Rocky diventa un gangster e si fa strada nel mondo del crimine. Jerry, invece, è diventato il parroco del quartiere dove sono cresciuti. Quando i due amici si incontrano dopo tanti anni, Jerry cerca con tutte le sue forze di redimere Rocky e riportarlo sulla strada dell’onestà.
GENERE: Drammatico, Poliziesco
REGIA: Michael Curtiz
SCENEGGIATURA: Warren Duff, John Wexley, Charles MacArthur, Ben Hecht
ATTORI:
James Cagney, Pat O’Brien, Humphrey Bogart, Ann Sheridan, George Bancroft, Billy Halop, Bobby Jordan, Leo Gorcey, Gabriel Dell, Huntz Hall, Bernard Punsly, Joe Downing, Edward Pawley, Adrian Morris, Frankie Burke, Sidney Bracey, William Tracy

Continua quella ricerca del sapere cinematografico spinto da curiosità e dalla passione stavolta mi spingo fino al 1938 per vedere un film che risulta essere molto più duro e attuale di quello che non si crede, spesso si pensa che i film “d’epoca” (e già il termine è orribile) siano edulcorati e leggeri . I più credono che solo la produzione degli ultimi 20 o 30 anni (diciamo dagli anni 70 in poi…) sia il cinema che riusciva a trasporre la verità nei suoi aspetti più crudi invece la realtà è molto diversa. Guardando “Gli angeli con la faccia sporca” ci si ritrova di fronte a un film di una durezza epocale e con uno dei finali più difficili e strazianti che si possano immaginare, il tipo di film che ti lascia con la bocca secca e col fiato corto.

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La fine di Rocky è paragonabile alla disperazione degli ultimi minuti di “Piccolo Cesare” , in questi film non c’era buonismo non c’era politically correct , si raccontava una storia cercando di dare un insegnamento ma non c’era lieto fine, ne soluzioni facili. Insomma alla fine nessuna via di fuga che permette, finito il film, di far pace con se stessi.

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In questo film un grandioso Cagney , di un dinamismo e un energia assoluta che trasmette in ogni sua azione fino all’ultima scena e che fu di ispirazione per “Il miglio verde” , ancora una volta Bogart fa da spalla in un ruolo cattivo che riduce la sua personalità , che da li a qualche anno sarebbe esplosa in altri film. Una deliziosa Ann Sheridan che vive tutto il dramma della vicenda, ma sopratutto un Pat O’Brien che riesce a imprimere la sofferenza della quotidianità in una zona disagiata e povera, cercando di combatterla con la fede e con pochi altri mezzi.

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Film che meriterebbe una riscoperta da parte del grande pubblico, ma che sicuramente andrebbe visto da un pubblico maturo e capace di vedere oltre quello che viene raccontato.

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