The last stand

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Dopo aver lasciato la squadra narcotici della polizia di Los Angeles a causa di un’operazione pasticciata e andata a male, lo sceriffo Ray Owens ha lasciato la metropoli per trasferirsi nella piccola Sommerton Junction, dove si dedica alla lotta contro la piccola criminalità. La sua pacifica esistenza viene rovinata quando Gabriel Cortez, famoso narcotrafficante, evade in maniera spettacolare da un convoglio dell’Fbi. Con l’aiuto di una feroce banda di fuorilegge, capitanata dal gelido Burrell, Cortez si dirige verso il confine con il Messico portandosi appresso un ostaggio. Il percorso di Cortez prevede di far tappa a Sommerton Junction, dove lo attendono le forze di polizia di tutto lo stato, tra cui l’agente John Bannister. In un primo momento reticente a farsi coinvolgere, Owens finisce con il prendere la situazione in mano e guidare le operazioni per fermare Cortez.
GENERE: Azione, Thriller
REGIA: Jee-Woon Kim
SCENEGGIATURA: Andrew Knauer
ATTORI:
Arnold Schwarzenegger, Genesis Rodriguez, Rodrigo Santoro, Jaimie Alexander, Harry Dean Stanton,Forest Whitaker, Peter Stormare, Luis Guzmán, Zach Gilford, Johnny Knoxville, Daniel Henney, John Patrick Amedori, Eduardo Noriega, Chris Browning, Rio Alexander, Eddie J. Fernandez

“Io sono lo sceriffo” con questa frase si potrebbe riassumere tutto il film, d’altronde erano anni che si aspettava un ritorno al cinema di Schwarzenegger e come era ben lecito aspettarsi, il ritorno doveva essere qualcosa di classico, ad effetto però non cadendo nel ridicolo dato che Schwarzy ormai ha la sua età.

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Devo dire che il risultato è interessante, però prima vorrei parlare di Schwarzenegger visto che questo film segna in modo ufficiale (dopo la presenza come spalla negli Expendables 2) il suo ritorno. Il cinema americano (se non addirittura la società ma non voglio spingermi troppo in là) ha sempre amato l’uomo mitico, l’eroe della frontiera. Più volte qui ho recensito film di John Wayne, lui ha rappresentato per anni il mito della frontiera e dell’eroe solitario, l’iconografia del western e dell’americano originario. Per quanto assurdo Schwarzenegger pur non essendo americano, ha impersonato nella sua vita e nei suoi film questo tipo di personaggio, che tra l’altro l’ha portato ad avere successo anche in politica, ora se con Stallone avevamo qualcosa di simile ma con un lato più introverso e psicologico, con Schwarzenegger questo non accade e si ripresenta un personaggio Wayniano.

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Torniamo al film, il lato ironico e auto ironico ha la predominanza sull’azione pura e persino la violenza per quanto sanguinaria risulta secondaria rispetto al resto, fondamentalmente tutto il film è “superficiale” come ci si potrebbe aspettare da un film del genere, ma spesso risulta cosi leggero che sembra quasi un tentativo, un sasso lanciato nello stagno per vedere come reagiva il pubblico al ritorno di Scwarzy, sicuramente ai fan di vecchia data l’esperimento sarà piaciuto ma davvero è sufficiente per conquistare nuove generazioni?

Io spero di si, un mito positivo e in parte celebrativo di un modo di essere americani “buoni” , sopratutto oggi, è sicuramente utile dopo il fallimento di una politica che rappresentava in modo distorto la cultura americana, forse è possibile oggi, tornare al mito della frontiera senza affogare tutto nel consumismo.

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Mi fermo qui per non finire nella sociologia spicciola, tirando le somme si tratta di un piacevole film d’azione con belle scene e tante armi da fuoco, vedere Schwarzy che usa una mitraglietta delle seconda guerra mondiale è epico, rimane quel senso di inappagato perché manca la sua fisicità ma fa piacere rivederlo sul grande schermo.

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