La casa (The evil dead – 2013)

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Mia (Jane Levy), una ragazza la cui vita è segnata dal lutto e dalla tossicodipendenza, chiede al fratello David (Shiloh Fernandez), a Natalie, la ragazza di lui (Elizabeth Blackmore) e agli amici d’infanzia Olivia (Jessica Lucas) ed Eric (Lou Taylor Pucci) di unirsi a lei nel vecchio cottage di famiglia per aiutarla a liberarsi dei suoi demoni. Una volta arrivati sul posto, Mia distrugge davanti a tutti l’ultima dose di droga in suo possesso e giura che smetterà per sempre di usarla. I ragazzi scoprono con orrore che qualcuno è entrato nella casa abbandonata e che la cantina è stata trasformata in un grottesco altare circondato da decine di animali mummificati. Poi Eric trova un antico libro e ne resta affascinato. Soggiogato completamente dal misterioso contenuto, legge alcuni passi a voce alta, ignaro delle spaventose conseguenze che sta per scatenare.
GENERE: Horror
REGIA:Fede Alvarez
SCENEGGIATURA: Fede Alvarez, Rodo Sayagues, Diablo Cody, Sam Raimi
ATTORI:
Jane Levy, Shiloh Fernandez, Jessica Lucas, Lou Taylor Pucci, Jim McLarty, Elizabeth Blackmore

Finalmente ho visto questa nuova reinterpretazione del film “La Casa” di Sam Raimi , parlo di reinterpretazione perché questo non è un remake. Fare un remake non è semplicemente riprendere una sceneggiatura apportare delle modifiche e rigirare il film, un remake prevedere che prendendo gli elementi principali di un film si riproponga la storia mantenendo quegli stessi elementi, eventualmente aggiornando dei dettagli (sia come sceneggiatura sia come tecniche di realizzazione) per renderla più attuale e commercialmente più appetibile. La Casa di Fede Alvarez vorrebbe partire come remake ma uno degli elementi fondamentali della Casa di Raimi  il grottesco e l’eccesso  (in senso fumettistico e no non mi sto confondendo con La Casa 2) è assolutamente assente, in favore di una serietà e moralismo molto pesante.

evil dead 2

La protagonista è una tossicodipendente che a causa della sua debolezza viene “contagiata” da un antica forza che la sfrutta per portare morte e distruzione a tutte le persone presenti dentro la casa. Nel film di Raimi non era esattamente cosi, c’era la lotta tra Ash e le forze del male ma era una lotta (e mi ripeto) grottesca,assurda, che sfiorava il ridicolo paragonabile a una storia tipo Creepshow, poi l’elemento grottesco ironico è stato estremizzato nei due seguiti (La casa 2 e L’armata delle tenebre), questo non toglie che il film facesse paura e che avesse una dose di gore notevole per il periodo, senza contare l’innovativa tecnica di ripresa che creava un angoscia nuova allo spettatore.

Nella Casa di Alvarez , salvo la scelta tecnica di riprendere quel tipo di ripresa, il resto è assente appunto la serietà e la morale la fanno da padroni, c’è una cupa cappa legata alla tossicodipendenza della protagonista ma anche al rapporto tra fratello e sorella, gli amici sono solo carne da macello non hanno alcun peso e valore nella storia, servono solamente per scatenare la bomba splatter del film.  Ho letto diverse recensioni di questo film e come sempre trovo più coerenti quelle dei blog cinefili (qui e qui) piuttosto che quelli dei siti specializzati dove a volte si arriva a un livello di demenza assoluto , esempio:

Esageratamente splatter, qualcosa di unico, di insuperabile con effetti speciali semplicemente perfetti ed ettolitri di sangue (sono stati usati circa 70.000 galloni di sangue mentre nell’priginale solo 300).

Questo commento dimostra cosa passa (o non passa) nel cervello dello spettatore medio, la qualità del film si misura in ettolitri. Con un pubblico del genere è facile creare dei successi al botteghino e la maestria dei produttori sta proprio nel riuscire a seguire questo pubblico e proporre e riproporre prodotti adatti a loro, cosa che può risultare sgradevole per chi ha un idea di cinema più elevata (e se sono snob aggiungerei sticazzi).

evildead

Tornando al film per dare un giudizio ci si trova davanti a un bivio: se il film viene visto come prodotto a se stante è un valido horror realizzato alla vecchia maniera, con effetti speciali stile grand guignol che non si spaventa a disgustare il pubblico e contemporaneamente ci regala il famoso pistolotto morale per far uscire dal cinema lo spettatore con un senso di appagamento interiore, se invece il film viene visto paragonandolo a quello di Raimi allora ci troviamo di fronte a un ulteriore scempio (e l’elenco è lungo… aspetto di vedere questo per star male), che massacra un cult proponendo una pesantezza filmica immersa in un sanguinaccio che farebbe invidia alla migliore macelleria di quartiere, roba che per digerirla non basterà un alka seltzer alla nitroglicerina.

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Chiudo questa recensione con una considerazione vorrei che per i film che sono universalmente riconosciuti come meritevoli , si applicasse un copyright di 100 anni in modo tale da non permettere a nessuno di realizzare remake o presunti tali in tempi troppo ravvicinati, penso con orrore a remake di Via col Vento o Casablanca magari con qualche teenager che imita Bogart che dice addio al suo amore con un TWiT. Per chi volesse rivedere “La Casa” di Raimi.

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