L’isola di corallo (Key Largo – 1948)

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Quarta regia di Huston scritta con Richard Brooks dal dramma omonimo (1939) di Maxwell Anderson. L’ufficiale in congedo Frank Mc Cloud arriva a Key Largo, isoletta a largo della Florida, a far visita alla vedova e al padre di un commilitone morto a Cassino che gestiscono un alberghetto. L’hotel è occupato da una banda di criminali, guidati da Johnnie Rocco, espulso dagli USA dove sta rientrando illegalmente. Intanto è in arrivo un uragano. La parentela con La foresta pietrificata (1936) è evidente, ma il film ha altri temi: la disillusione postbellica, la corruzione politica, l’analogia tra fascismo e banditismo. Aiutato dalla fotografia in profondità e dai piani sequenza di Karl Freund, Huston riesce a mitigare la verbosità teatraleggiante del testo, a sveltire al montaggio l’azione concentrata quasi sempre su un solo set e a cavare il meglio dagli interpreti: l’istrionismo ben temperato di Robinson, la sobrietà della coppia Bogart-Bacall e su tutti l’umiliata Gaye Down della Trevor, premiata con l’Oscar della non protagonista.

  • GENERE: Poliziesco
  • ANNO: 1948
  • REGIA: John Huston
  • SCENEGGIATURA: Richard Brooks
  • ATTORI: Lauren Bacall, Lionel Barrymore, Monte Blue,Humphrey Bogart, William Haade, Thomas Gomez,Harry Lewis, Marc Lawrence, Edward G. Robinson,John Rodney, Rodd Redwing, Dan Seymour, Jay Silverheels, Claire Trevor.

 

Ogni tanto ripescare nel passato è come aprire un vento fresco, quasi un ossimoro eppure è proprio cosi.  Questo film è un ottimo esempio di noir avventuroso, ovvero ambientazione esotica con tematiche noir, abbiamo la donna perduta, i gangsters, il buono cinico e gli onesti e i deboli.

 

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Tutti gli elementi che permettono di creare la trama, in questo caso abbastanza teatrale, visto che si ambienta quasi totalmente dentro un albergo, in questo caso abbiamo dei colossi in campo, Bogart ormai svestiti i panni del cattivo, ora è il buono cinico ma che crede nella giustizia, la Bacall bellissima come sempre debole ma non troppo, e infine il gigantesco Robinson che risulta un cattivo cosi credibile che solamente questa interpretazione potrebbe essere da lezione a centinaia di giovani attori che provano a fare i duri.

 

Key Largo (1948)

 

C’è più forza in Robinson in vestaglia che parla con Bogart di quanta ce ne possa essere in un qualsiasi moderno film d’azione. Non vanno scordati gli attori “minori” che tengono in piedi la storia, tanto che (come scritto sopra) la Trevor vinse l’Oscar, con un interpretazione di una modernità assolutamente indimenticabile. Cosi come è indimenticabile il dialogo tra Bogart e Robinson sul rapporto tra le dittatori e i boss criminali.

 

 

Un film da vedere più volte e assaporare ogni fotogramma.

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