La scuola dell’odio (Pressure point – 1962)

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Nel 1942 un giovane tedesco-americano sotto le armi, viene arrestato per sedizione e inviato al carcere militare. Lo psichiatra militare, incaricato di corregere le tendenze anti sociali del giovane, scopre che si tratta di una personalità psicopatica, convinta che per giungere al potere è necessario usare ebrei e negri quali capri espiatori per ogni ingiustizia. Le relazioni fra il medico e il paziente sono rese ancora più drammatiche dal fatto che lo psichiatra è di colore. Quando le autorità militari dispongono il congedo del ribelle, contrariamente alle raccomandazioni del medico che riteneva salutare la disciplina militare, questi è pronto a rassegnare le dimissioni convinto che l’odio razziale del paziente ha influito negativamente sul suo stesso dovere di psichiatra disinteressato. Ulteriori circostanze lo faranno ricredere ed egli non abbandonerà la sua carriera e continuerà nella sua opera.

  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 1962
  • REGIA: Hubert Cornfield
  • SCENEGGIATURA: Hubert Cornfield, S. Lee Pogostin
  • ATTORI: Sidney Poitier, Bobby Darin, Peter Falk, Carl Benton Reid, Mary Munday, Barry Gordon, Gilbert Green,Howard Caine, Anne Barton, Richard Bakalyan, James Anderson, Lynn Loring, Yvette Vickers

Ancora un altro film con Sidney Poitier tratto da una storia vera e come tutti i film con Poitier è un bel film. Impostazione teatrale, tutto fatto di flashback , ma ciononostante molto vivace ed interessante. Inizia con un bel dialogo con Peter Falk (giovanissimo) che si confronta con il collega Poitier sulla cura di un paziente difficile (entrambi psicologi), da questo Poitier gli racconta il suo primo paziente difficile e da li inizia il film , un flashback continuo che analizza il soldato con cui ebbe a che fare Poitier e tutte le sue simpatie politiche naziste e da dove nacquero quelle deviazioni.

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Fino a ripercorrere le vicende familiari sapientemente raccontate e interpretate da un paziente-ragazzino che viveva in una famiglia con un padre alcolizzato e violento e una madre psicologicamente fragile ed ipocondriaca con un amore sbagliato verso il figlio. Il film prosegue su questa scia con trovate visive degne del migliore Hitchcock. Indimenticabile la scena del crollo emotivo davanti allo specchio con il protagonista sdoppiato che precipita nel lavandino mentre si guarda allo specchio oppure la scena del “gioco del filetto” una violenza visiva che ricorda i documentari sui nazisti e che dimostra che il buon cinema non richieda sangue a fiumi per essere violento.

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Un film da riscoprire anche se di difficile reperibilità , ultimamente Sky l’ha ritrasmesso facendo opera meritoria. Ultima nota le musiche d’effetto (Ernest Gold) alla produzione Stanley Kramer

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