We are what we are (2013)

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In “We Are What We Are”, una famiglia apparentemente sana e normale, i Parkers sono sempre stati molto chiusi e riservati, e per buoni motivi. A porte chiuse,il patriarca Frank (Bill Sage, “Boardwalk Empire”) governa la sua famiglia con durezza e fervore, determinato a mantenere le sue abitudini ancestrali intatte ad ogni costo. Come una pioggia torrenziale una tragedia colpisce lui e le sue figlie Iris (Ambyr Childers, “The Master”) e Rose (Julia Garner, “Martha Marcy May Marlene”, “Sin City: A Dame to Kill For”) che sono costrette ad assumere responsabilità che vanno oltre quelli di una tipica famiglia. Questo porta le autorità locali iniziano a scoprire indizi che li portano più vicino al segreto che i Parkers hanno tenuto nascosto per tanti anni.

Director: Jim Mickle

Screenwriter: Nick Damici, Jim Mickle

Starring: Bill Sage, Ambyr Childers, Julia Garner, Wyatt Russell, Kelly McGillis, Michael Parks

Parlare di questo film senza fare dello spoiler è difficile, cercherò di fare il possibile.

We are what we are (Siamo ciò che siamo) è un film anomalo nel suo genere, affronta un argomento che di solito viene affrontato in modo sostanzialmente diverso: inseguimenti, motoseghe e urla e quant’altro. Qui invece viene visto in modo quasi tribale, tant’è che alla fine si fanno delle similitudini con delle popolazioni indigene (in modo geniale, davvero innovativa come idea).

Ma non è solo questo che pone una barriera tra i protagonisti e il resto del mondo, volutamente (spero) il regista pone quasi un muro visivo fatto di pioggia, di buio, della quasi totale assenza di colori vivaci quando riprende i soggetti familiari, un mondo fatto di blu e di grigio ,e compatibilmente con la storia e la scena , offre agli altri protagonisti scene più luminose spaziando anche negli altri colori. Solo in un caso compare uno spettro maggiore , quando la famiglia è riunita (la scena qui sotto) , allora il senso cromatico comunica che solo insieme tutto è completo.

We Are What We Are (2013)

Solo in un scena una delle figlie , lontana dalla famiglia, si ritrova in una scena ben illuminata , ma non è sola e sta per fare qualcosa al di fuori dei regimi imposti dal padre. Anche se ci sono delle ovvie banalità, tipo la storia familiare , non si può negare il fascino retrò quasi western della famiglia, una storia raccontata con molta classe e una bella scelta delle luci.

Si passa dalla claustrofobia , fino a un senso familiare da fine ‘800 quando la famiglia è finalmente seduta a tavola e proprio in quella scena si sente un sapore (scusando l’involontaria battuta) di un western fuori schema. Il finale è forzato , forse la parte più stupida del film, deprezza tutto il lavoro fatto, andava chiuso con la scena conclusiva del banchetto. Lasciando allo spettatore a immaginare il seguito, sarebbe stato un tocco di classe non da poco.

Al momento il film non è presente sul mercato italiano,ma si trova in rete con ottimi sottotitoli italiani, merita sicuramente una visione. E’  un non-horror con uno strano cocktail di atmosfere. In giro anche wikipedia spoilerizza la trama, ma vi assicuro che è molto di più di quelle quattro righe scritte male da wiki.

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2 thoughts on “We are what we are (2013)

    • Il gioco che viene fatto con le immagini e con le luci, è quello che rende il film opprimente, senza speranza per nessuno. Sono tutti chiusi nei loro incubi quotidiani. E’ un horror senza horror, da vedere.

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