Snowpiercer (2013)

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Dopo il fallimento di un esperimento per contrastare il riscaldamento globale, una vera e propria Era Glaciale stermina tutti gli abitanti del pianeta. Gli unici sopravvissuti sono i viaggiatori che hanno lottato con tutte le loro forze per procurarsi un biglietto ed aggiudicarsi un posto a bordo dello Snowpiercer, un treno ad alta velocità che fa il giro del mondo e che trae energia da un motore in moto perpetuo. Questo treno è l’unico mezzo che garantisce la sopravvivenza, diventando un microcosmo di società umana diviso in classi sociali: i più poveri stipati nelle ultime carrozze; i più ricchi nei lussuosi vagoni anteriori. La difficile convivenza ed i delicati equilibri tra classi non potranno che sfociare inevitabilmente verso lotte e rivoluzioni.

  • REGIA: Joon-Ho Bong
  • SCENEGGIATURA: Joon-Ho Bong, Kelly Masterson,Park Chan-wook
  • ATTORI: Chris Evans, Jamie Bell, John Hurt, Tilda Swinton, Kang-ho Song, Octavia Spencer, Ed Harris,Ewen Bremner, Alison Pill, Luke Pasqualino, Kenny Doughty, Steve Park, Tomas Lemarquis, Clark Middleton

Snowpiercer è un film dai molti aspetti ed è difficile parlarne senza fare spoiler.

Ci provo comunque, la base è il classico film di fantascienza sociale, ovvero fine dell’umanità e i sopravvissuti vivono dentro un treno divisi in classi sociali, ma come sempre accade c’è una parte consistente che vive quasi in schiavitù e decide di riappropriarsi della propria vita, vagone dopo vagone il gruppo di ribelli cerca di arrivare alla testa del treno. Visto cosi è un discreto film di fantascienza non particolarmente interessante ma, cercando di guardare oltre già si notano altri messaggi; come per esempio l’oppressione delle classi sociali svantaggiate, lo spadroneggiare di pochi sui molti.

Tutte tematiche vecchie di millenni, ma tutt’ora esistenti e qui proposte in modo innovativo.

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Durante il film questi messaggi simbolici si ripetono, dal tipo di cibo dei poveri all’utilizzo dei bambini per i lavori più mostruosi.

Ma il film ha un ulteriore messaggio e forse è quello più profondo, il fatto che l’umanità è dentro un ecosistema chiuso che cannibalizza se stesso e anche emergendo da questo sistema alla fine se ne diventa parte, per una sorta di corruzione diffusa a tutti i livelli, questo messaggio è sicuramente la parte più interessante del film, che proprio in chiusura indica, nella fuga, l’unica via di salvezza e l’unica speranza per un nuovo inizio.

Tra l’altro un inizio rappresentato da etnie oggi in larga misura sottomesse.

In definitiva un film impegnativo (poco sopra le due ore) che però mantiene un ritmo notevole e nella prima metà è veloce e scorrevole in modo assoluto , poi si fa più introspettivo e inizia a svelare alcune informazioni e quindi necessariamente rallenta.

Sicuramente da vedere e da scoprire vista la scarsa diffusione che ha avuto, se amate Terry Gillian e vi sono piaciuti film come “I figli degli uomini” allora questo film vi appassionerà.

 

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