Educazione siberiana (2013)

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“L’educazione siberiana” è uno strano tipo di “educazione”. E’ un’educazione criminale, ma con precise e, a volte sorprendentemente condivisibili, regole d’onore. La storia si svolge in una regione del sud della Russia e abbraccia un arco di tempo che va dal 1985 al 1995. In quegli anni avviene uno dei più importanti cambiamenti della nostra storia contemporanea: la caduta del muro di Berlino e la conseguente sparizione dell’Unione Sovietica con tutto quello che questo evento ha poi comportato nei rapporti economici e sociali dell’intero pianeta. Ispirato all’omonimo romanzo di Nicolai Lilin (edito da Einaudi), in cui l’ autore racconta la sua infanzia e la sua adolescenza all’interno di una comunità di “Criminali Onesti” siberiani, così come loro stessi amano definirsi, il film racconta la storia di ragazzi che passano dall’infanzia all’adolescenza, e della comunità in cui sono cresciuti, rappresentando, attraverso un microcosmo molto particolare, una storia universale che, al di là delle implicazioni sociali, acquista un significato metaforico che riguarda tutti noi.

  • REGIA: Gabriele Salvatores
  • SCENEGGIATURA: Stefano Rulli, Sandro Petraglia,Gabriele Salvatores
  • ATTORI: John Malkovich, Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Eleanor Tomlinson, Peter Stormare

E’ interessante la capacità di Salvatores di saltare di genere in genere offrendo comunque una visione sempre valida e interessante,senza voler snaturare le sue caratteristiche da regista ma nemmeno ricopiare se stesso. Mi sono avvicinato a questo film con qualche dubbio, leggendo la trama mi chiedevo come una tematica cosi lontana da noi potesse essere raccontata da regista nostrano, non voglio fare del qualunquismo ma obbiettivamente non abbiamo cosi tanti registi da poter elevare al rango di “internazionali” per le storie che portano al cinema,

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eppure Salvatores ci riesce, merito di una bella storia che ricorda sia il Leone di “C’era una volta in America”, sia le atmosfere di Scorsese in “Quei bravi ragazzi”. Si respira in tutto il film quel senso di tradizione familiare sbagliata già vista in altri film (il più famoso il Padrino) ma anche quella visione dell’esistenza in bilico tra la libertà e l’assoluta perdizione. Notevoli gli attori , come sempre grandioso John Malkovich, con un ruolo decisamente più adatto alla sua fisionomia rispetto a quello che ultimamente gli offre il cinema americano (Red primo tra tutti…) .

Da vedere.

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