True Detective (2014 – season 1)

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Stagione 1: Rust Cohle e Martin Hart sono trascinati in un mondo che credevano di essersi lasciati alle spalle quando nel 2012 si ritrovano a rivalutare un caso di omicidio sul quale avevano lavorato insieme diciassette anni prima. Mentre la storia dell’indagine si dipana attraverso il racconto separato dei due ex detective, riaprendo ferite non rimarginate e facendo vacillare la soluzione che avevano supposto, la ricerca del responsabile del bizzarro omicidio dimostra in maniera sempre più chiara come l’oscurità alberghi su entrambi i lati della legge.

  • IDEATORE: Nic Pizzolatto
  • ATTORI: Matthew McConaughey, Woody Harrelson,Michelle Monaghan, Michael Potts, Tory Kittles

Continuando quel discorso di qualità estrinseca al settore cinematografico ma a tutta la produzione d’intrattenimento audiovisivo, ecco la recensione su una delle serie più belle che la storia della televisione ricordi, ovvero True Detective, certo affermare una cosa come quella detta prima non è cosa da poco, la televisione è dagli anni 40 che fidelizza i suoi spettatori con tantissimi prodotti, ma se restringessimo il campo alle serie poliziesche e da queste escludessimo quelle in cui il personaggio è di fatto la serie (Colombo, Kojak o Derrick) e ci concentrassimo solo sulla serie come unica protagonista di se stessa (bizzarro ma quanto mai logico) , le serie che personalmente mi vengono in mente sono davvero poche.

Per i più maturi sicuramente ricordano Hill street blues e più recentemente Homicide, The Wire e infine questo True Detective. Ora in molti diranno che ci sono tante altre ottime serie di carattere poliziesco, cosa vera ma il punto non è analizzare le serie buone o ottime, ma quelle che hanno alzato il valore del genere, cioè quelle serie che hanno ridefinito il termine di paragone con quello fatto prima e saranno termine di paragone con quello che verrà fatto dopo.

Bene, quelle che ho citato io rientrano proprio in questa categoria, serie che hanno portato una nuova visione sul genere, approfondendo aspetti prima poco “televisivi” oppure aprendo nuove porte su un mondo sconosciuto e questo True Detective rientra proprio in quel genere.

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True Detective riprende il filone del classico dell’hard boiled , con un ambientazione tanto cara agli amanti del genere, ovvero quell’America rurale e arretrata che è stata oggetto di romanzi (King la riproponeva in salsa New-England) e tantissimi film (dalla serie dell’ispettore Tibbs con Poitier a “Mississipi Burning” , passando persino per un monumento cinematografico che è “L’infernale Quinlan) ma che ancora una volta viene riproposta in un miscuglio di vecchie tradizioni, superstizione, religione, violenza e bugie.

I protagonisti sono due facce della stessa medaglia americana, da una parte il detective “buono” con famiglia e figlie, che però è dedito all’alcool e alle donne ma che segue le regole, dall’altro il detective “cattivo” che ha perso la sua famiglia e vive di droghe e che per lui le regole sono solo linee guida, ma con una capacità di comprensione che ha del soprannaturale. Questa miscela è da sempre fonte di interessanti confronti (Arma Letale) in questo caso i confronti tendono a dialoghi al confine con il filosofico:

Rust Cohle: I think human consciousness is a tragic misstep in evolution. We became too self-aware. Nature created an aspect of nature separate from itself. We are creatures that should not exist by natural law. We are things that labor under the illusion of having a self, this accretion of sensory experience and feelings, programmed with total assurance that we are each somebody, when in fact everybody’s nobody. I think the honorable thing for our species to do is to deny our programming. Stop reproducing. Walk hand in hand into extinction. One last midnight, brothers and sisters opting out of a raw deal.

Marty Hart: I got an idea, let’s make the car a place of silent reflection from now on. Okay?

E già questo eleverebbe il titolo ma non è solo questo, si aggiunge quella capacità di far percepire la debolezza umana che attanaglia tutti i protagonisti, i detective, le vittime e anche i carnefici al loro volta vittime, insomma una realtà che non ha pietà e che non prevedere alcun tipo di redenzione, tutti sono destinati a convivere con i loro demoni e farsi consumare da loro, l’unico che accetta il fatto lasciandosi andare è proprio il detective Rust Cohle, che avendo una percezione più ampia è anche quello che paga anche il prezzo più alto, con se stesso e con gli altri.

Rust Cohle: Transference of fear and self-loathing to an authoritarian vessel. It’s catharsis. He absorbs their dread with his narrative. Because of this, he’s effective at proportion to the amount of certainty he can project. Certain linguistic anthropologists think that religion is a language virus that rewrites pathways in the brain. Dulls critical thinking.

Marty Hart: Well, I don’t use ten dollar words as much as you, but for a guy who sees no point in existence, you sure fret about it an awful lot. And you still sound panicked.

Rust Cohle: At least I’m not racing to a red light.

E ancora:

Rust Cohle: In eternity, where there is no time, nothing can grow. Nothing can become. Nothing changes. So Death created time to grow the things that it would kill and you are reborn but into the same life that you’ve always been born into. I mean, how many times have we had this conversation, detectives? Well, who knows? When you can’t remember your lives, you can’t change your lives, and that is the terrible and the secret fate of all life. You’re trapped by that nightmare you keep waking up into.

Questi piccoli esempio ci portano a capire che dietro questo serial , non c’è solo un idea affaristica di prodotto ma qualcosa di più ampio, non del tutto nuovo ma presentato in modo molto accattivante e interessante, ed è proprio questo che innalza l’asticella e fa si che nasca appunto, una nuova pietra di paragone.

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E’ inutile negare che Matthew McConaughey (attore che ritengo bravo se smetterà di fare Batman e si dedicherà a roba più seria) è il protagonista, con quel volto scavato e quel modo di fare di chi è già morto, cattura la simpatia e il fascino del pubblico che però percepisce quanto ci sia di “sbagliato” in lui e quindi si ritrova più rassicurato da Woody Harrelson (grande caratterista che meriterebbe molto più spazio) che è un essere imperfetto ma che rispecchia quella faccia (all’apparenza) di un America da torta di mele, altalene e bandiere al vento.

Ma non pensate che sia un serial pessimistico o cervellotico, tutt’altro siamo di fronte anche a un serial poliziesco in piena regola, e seguiremo le vicende evolversi per oltre un decennio. L’autore si concede alla fine una piccola nota positiva, perché alla fine proprio la speranza è l’unica cosa che rimane:

Rust Cohle: Once there was only dark. If you ask me, the light’s winning.

Dal punto di vista tecnico siamo di fronte a un prodotto di altissima qualità (come ormai la HBO ci ha abituati) , musicalmente ci accompagnano canzoni country folk e spiritual che letteralmente ci cullano in questo sogno pieno di presenze inquietanti , ancora una nota siamo di fronte a un serial di tipo antologico, quindi sicuramente ci sarà una seconda stagione di True Detective , con altri attori e altre storie, posso solo sperare che dopo l’eccellente risultato raggiunto quello che venga dopo non ce lo faccia rimpiangere.

Affermo: se non avete visto questa serie, allora vi volete male e vi state privando di un gioiello di rara caratura.

 

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