The Babadook (2014)

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Sei anni dopo la morte violenta del marito, Amelia si sforza di far fronte alla paura del figlio di sei anni, Samuel, che è terrorizzato da mostri immaginari in agguato in casa. Un strano libro per bambini, Mr. Babadook, ispira Sam ad una fantasia ossessiva. A poco a poco, Amelia arriva a condividere la sua stessa paura e a credere che un mostro chiamato Babadook perseguiti la sua famiglia.

Regia: Jennifer Kent

Sceneggiatura: Jennifer Kent

Attori: Essie Davis, Daniel Henshall, Noah Wiseman,Hayley McElhinney, Barbara West, Ben Winspear

Anche questa volta devo ringraziare Lucia per aver fatto conoscere questo ottimo film che ha allietato una serata per altro abbastanza grigia, era da qualche settimana che il film giaceva li e mi domandavo quando sarebbe venuta fuori l’occasione di vederlo. Si perché dovete sapere che i film, non si possono vedere per “dovere” ma ne deve nascere il desiderio e il bisogno, allora quando lo spettatore è adeguatamente “accordato” si può iniziare la danza, ovviamente la musica cambia in base allo spettatore e al momento, ma l’essenziale è cogliere l’attimo.

Quindi mi resi conto che era arrivato il momento di vedere “The babadook” , in inglese (chissà se mai arriverà in Italia) con sottotitoli (in inglese), e me ne sono innamorato cosa che ormai mi capita sempre più raramente.

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Iniziamo parlando della storia principale: Amelia madre single è vedova a causa di un incidente d’auto avvenuto quando stava andando in ospedale per partorire; questo condiziona oltre la sua vita anche quella di suo figlio che risulta, sin da subito, fragile seppur coraggioso e protettivo verso la madre. Lei probabilmente era una bella donna, invecchiata troppo presto, stanca di se stessa e della sua stessa vita, sola per gli stessi motivi e che lavora a stretto contatto con persone anziane e amiche superficiali , cosa che la fa sentire ancora più stanca.

Come capita agli organismi debilitati, le malattie colpiscono più facilmente e stavolta la malattia compare sotto forma di libro per bambini “The babadook” (farei di tutto per averne una copia…) il classico libro animato (pop-up book) , che narra una variante della storia dell’uomo nero. Sin da subito Amelia capisce che qualcosa non va, ma non riesce a liberarsi del libro e infine è il libro a presentarsi a lei.

Ora non voglio fare spoiler ulteriori, il film va visto perché merita, ma voglio di alcune cose che mi hanno colpito.

Per prima cosa siamo di nuovo , di fronte alla rappresentazione del rapporto madre-figlio in modo conflittuale, senza facili soluzioni o romanticherie e portato sullo schermo con grande sincerità, quasi neorealista.Il merito va tutto al tocco femminile della regia (e sceneggiatura), che riesce a raccontare che una madre prima ancora di essere madre, è un essere umano e come tale commette degli errori e si ritrova divisa tra ciò che vorrebbe essere e ciò che deve essere.

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Guardando indietro non posso che ricordare  “Triangle” ; se in Triangle tutto questo diventava un loop temporale, qui si va verso un accettazione delle proprie paure e dei propri limiti, tanto che alla fine l’unica soluzione è conviverci e andare avanti. Ed è un messaggio di una grandiosità e intelligenza davvero rara nel cinema moderno, a questo si aggiunge una componente di metacinema, ovvero del cinema che parla di se stesso e quindi sentiamo le atmosfere dei libri (e dei film) di King, vediamo con gli occhi della protagonista i classici del cinema fantastico e horror di inizio secolo: da Lumiere con “Trip to the Moon a Lon Chaney con il suo “Fantasma dell’opera; per poi passare a una lunga sequenza di quello che è un classico del cinema horror, ovvero “I tre volti della paura” di Mario Bava (a cui sto dedicando un ciclo di recensioni).

Praticamente da qualunque parte si guardi questo film, risulta essere davvero una perla rara, oltre alla bellissima storia horror gotica quanto mai classica e narrata con maestria, si aggiunge un messaggio più profondo sui rapporti familiari e sulle paure degli adulti , identiche a quelle dei bambini ma cariche di responsabilità; e ancora un omaggio al cinema come solo un cinefilo saprebbe fare.

Se volessimo definire , in campo cinematografico, un prodotto perfetto , ovvero (come già dissi in passato) la pietra di paragone per quello che verrà dopo, allora “The bababook” è un prodotto perfetto , perché offre ben tre livelli di lettura , un sapiente uso degli effetti visivi e una capacità narrativa quanto mai rara. Da vedere e custodire gelosamente.

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