Mario Bava: Reazione a catena (1971)

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Un’anziana contessa vive in un palazzo situato nella sua proprietà selvaggia e solitaria: “La Baia”. Ben poche sono le persone che qui si aggirano. Un architetto vorrebbe eliminare i presunti eredi e rilevare l’intera zona per trasformarla – a scopo di lucro – in un villaggio. Il maggior nemico di tale progetto, oltre che la contessa, è l’entomologo Paolo Fossati. Ma la contessa viene uccisa e anche il suo assassino viene a sua volta ucciso.

  • REGIA: Mario Bava
  • SCENEGGIATURA: Mario Bava, Filippo Ottoni,Giuseppe Zaccariello
  • ATTORI: Claudine Auger, Luigi Pistilli, Annamaria Rosati, Chris Avram, Leopoldo Trieste, Claudio Volonté,Paola Rubens, Isa Miranda, Laura Betti, Brigitte Skay

Punto di svolta per Mario Bava, con questo suo “Reazione a catena” il titolo in realtà, definisce la serie di morti che avvengono durante gli 80 minuti di proiezione. Una reazione a catena che lega quelli le vittime ai loro assassini, in particolare il fatto che le vittime, prima di essere vittime erano assassini. Questo insieme a una trama un po ingarbugliata tende a disorientare un po, insomma se andiamo a scremare la trama ci si ritrova dietro al classico giallo con delitto/i per motivi di eredità e denaro. Ma il grande Bava riesce a dare una nuova luce (tra l’altro fa anche il direttore della fotografia e mi si passi la battuta) a questa storia, con elementi decisamente innovativi per il suo cinema e per il cinema italiano in generale (forse mondiale a voler guardare bene). Ma andiamo con ordine, intanto ci viene presentata uno spaccato di società dissoluta, gente lontana dal lavoro ma vicina al consumismo più sfrenato, da una contessa che sembra uscita da un racconto di Creepshow a un gruppo di giovani dissoluti in cerca di divertimento (cosa che poi sarà lo spunto per il famoso “Venerdi 13”), tra l’altro Bava presenta uno dei primi nudi quasi integrali del suo cinema.

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Oltre questi simpatici soggetti, si aggiungono coppie stravaganti (lei cartomante annoiata, lui entomologo sociopatico), una coppia con figli che sembra uscita direttamente dall’inferno e cosi via. Insomma una carrellata di maschere, in cui è assolutamente assente qualunque tipo di normalità , cosa che poi porta a un finale tra i più allucinanti e inquietanti che il cinema di Bava ricordi. In questo film vediamo un Bava diverso, quasi una specie di mutazione che lo porta a lasciare le sue scelte cromatiche e le sue visioni gotiche per qualcosa di più diretto e violento, quasi a voler anticipare un decennio di film (di vario genere) che saranno scarni e folgoranti. Come ho già accennato “Reazione a Catena” sarà di ispirazione per tantissimi registi , inutile negare che i primi 5 minuti sembrano venir fuori da una visione del migliore (e ormai estinto) Argento.

Un film di oltre 40 anni fa ma estremamente moderno e tutt’ora in alcune scene davvero disturbante, un ottima visione per gli amanti dell’horror forte.

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