Mario Bava: Schock (1977)

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Dora raggiunge insieme al suo secondo marito Bruno e a Marco, figlio avuto dal suo primo matrimonio, la casa di campagna dove Dora si recava spesso con Carlo prima di cadere in una profonda crisi depressiva a causa del presunto suicidio del marito. La villa, tuttavia, sembra popolata dai fantasmi: Marco alterna momenti di infantismo ad altri in cui sembra posseduto da uno spirito che lo spinge a rifiutare il patrigno e a infierire sulla madre. Dora non riesce a calmarlo nonostante l’amorosa assistenza di Bruno che però è un pilota e deve allontanarsi spesso e Marco manifesta con sempre maggiore evidenza segni di squilibrio mentale. Un giorno, pressoché impazzita, la donna ricorda chiaramente quanto è accaduto.

  • REGIA: Mario Bava
  • SCENEGGIATURA: Lamberto Bava, Francesco Barbieri, Paolo Brighenti, Dardano Sacchetti
  • ATTORI: Daria Nicolodi, John Steiner, David Colin Jr.,Ivan Rassimov

Schock dimostra la bravura di Bava nel saper raccontare una storia in due modi diversi e lasciare allo spettatore l’intuizione di quello che realmente potrebbe essere successo. In questo caso la storia che poco sopra viene riassunta, si può leggere in due modi: il primo è quello più razionale e riguarda il rapporto di Dora con suo figlio e la casa dove viveva con il primo marito. Infatti la presenza continua dei ricordi e del figlio che in parte ricorda la presenza del padre, porta Dora a ricadere nelle sue fobie e nelle sue allucinazioni fino a non riuscire più a distinguere ciò che è reale da ciò che è falso. La seconda lettura invece è quella fantastica, ovvero la classica storia di fantasmi, dove il tramite è il figlio di Dora e che farà riemergere ricordi sommersi e non solo quelli.

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La capacità di Bava è quella di lasciare lo spettatore in sospeso fino alla scena finale, dove il regista prende una posizione vera e propria. In aggiunta a questa sapienza narrativa c’è un ottima colonna sonora, che va dal tribale africano , che quasi ricorda i ritmi haitiani voodoo alla musica elettronica ossessiva. Si aggiunge la presenza di Dario Nicolodi , signora dell’horror italiano (musa e compagna di Argento) e il bambino (David Colin Jr) che oltre alla natura antipatia dimostra una certa capacità recitativa considerando la giovane età.

Siamo giunti all’ultima recensione dedicata a Mario Bava, ormai questo ciclo ci accompagnava da quasi 6 mesi, avrei potuto parlare anche dell’altro Bava, quello della commedia all’italiana o dei film epici, ma ho preferito parlare del Bava più conosciuto e apprezzato quello che poi ha portato a studiarlo e a farlo diventare una pietra di paragone per chi si cimentava nel genere thriller,horror e fantascienza. Questo non toglie che in futuro potrei affrontare altri titoli, magari analizzando il Bava della commedia all’italiana. Quello che è importate sottolineare, chiudendo questo ciclo è che se oggi non avessimo avuto i film di Bava, probabilmente la maggior parte della cinematografia mondiale (in particolare americana) avrebbe avuto immense difficoltà a esprimersi e dei “cult” non sarebbero tali. Dobbiamo a Bava tantissimo e oggi chiunque ami il cinema per lavoro o per passione dovrebbe dedicare del tempo ai suoi film.

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