La teoria del tutto (The Theory of Everything – 2014)

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La teoria del tutto racconta la storia del più grande e celebrato fisico della nostra epoca, Stephen Hawking, e di Jane Wilde, la studentessa di Arte di cui si è innamorato mentre studiavano insieme a Cambridge negli anni 60. All’età di 21 anni, Stephen Hawking, brillante studente di cosmologia, è stato colpito da una malattia terminale per la quale, secondo le diagnosi dei medici, gli sarebbero rimasti 2 anni di vita. Stimolato però all’amore della sua compagna di studi a Cambridge, Jane Wilde, arrivò ad essere chiamato il successore di Einstein, oltre a diventare un marito e un padre dei loro tre figli. Durante il loro matrimonio allo stesso modo in cui il corpo di Stephen si indeboliva, dall’altro lato la sua fama accademica saliva alle stelle. Il professor Stephen Hawking è uno dei più famosi scienziati della nostra epoca e autore del bestseller “A Brief History of Time”, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

  • REGIA: James Marsh
  • SCENEGGIATURA: Anthony McCarten
  • ATTORI: Eddie Redmayne, Felicity Jones, Emily Watson, Charlie Cox, Harry Lloyd, David Thewlis, Adam Godley, Simon McBurney, Enzo Cilenti

I libri e i documentari di Hawking sono sempre stati presenti in casa mia, da quando ero ragazzo. All’inizio sapevo che si trattava di un fisico con problemi di salute, col tempo quando la storia personale lentamente è divenuta pubblica ho scoperto che aldilà della genialità e dell’enorme contributo che ha dato alla scienza, c’era una immensa voglia di vivere e di scoprire. Nel film il tema conduttore non è storia accademica di Hawking anche se è imprescindibile dalla sua vita personale, ma piuttosto il suo grande amore che come tutto (come il tempo che lui ha sempre studiato) ha un inizio e una fine, anche se forse più che fine si dovrebbe dire che muta nel corso degli anni e la vita influenza questo mutamento.

Il film ha la capacità lentamente, di portare per mano lo spettatore durante gli anni di vita e di malattia di Hawking, non focalizzandosi sulla sua malattia o sul suo successo professionale, ma piuttosto raccontando come una persona geniale e immobilizzata vede e comunica con il mondo esterno e come il mondo esterno si deve adattare a lui.

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In particolare sua moglie Jane, che vive una parabola d’amore e dramma accanto a Stephen, ed è proprio questa la  preziosità del film, la capacità di raccontare in modo asciutto e senza false pretese che l’amore per quanto grande viene a volte piegato dalle vicende della vita, che cambia e questo mutarsi non è sinonimo di fine ma di nuovo inizio. Magnifica la scena finale dove Hawking ammira il più grande risultato della sua vita, i suoi figli.

Bravissimi gli attori, incredibile Redmayne cosi convincente da sembrare realmente Hawking, una capacità interpretativa unica, cosi come sono unici i piccoli effetti speciali che accompagnano le idee (quasi rivelazioni) di Hawking.

Un film delicato e intelligente , per tutti e non solo per chi segue le vicende di Hawking, ma per chi vuole vedere una storia d’amore senza fronzoli e realistica. Era dai tempi di “Cielo d’ottobre” che non vedevo qualcosa di questo tipo, stupendo.

Candidato a cinque premi Oscar : miglior attore protagonista, migliore attrice protagonista, miglior film, migliore sceneggiatura non originale, migliore colonna sonora.

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