Still Alice (2014)

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Alice Howland è una rinomata linguista il cui lavoro è rispettato in tutte le università degli Stati Uniti. Un giorno si accorge che la sua memoria non è più quella di una volta e che poco alla volta inizia a dimenticare le parole. Inquieta, si reca da uno specialista per un controllo. Una rivelazione devastante si abbatte su di lei.

  • REGIA: Richard Glatzer, Wash Westmoreland
  • SCENEGGIATURA: Wash Westmoreland, Richard Glatzer
  • ATTORI: Julianne Moore, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Shane McRae, Alec Baldwin, Seth Gilliam,Hunter Parrish, Daniel Gerroll

Still Alice è un film femminile, totalmente al femminile, questa è stata la prima considerazione alla fine del film.

Come avviene ogni anno ho voluto vedere tutti i film candidati agli Oscar come miglior film, ma Still Alice non era presente.

Perché?

Non ne ho idea, forse è vero che la malattia paga al cinema e fa portare a casa premi, ma non abbastanza per arrivare ad avere quel tipo di nomination, o forse perché tra malati quello della “Teoria del tutto” era più drammatico e credibile. Non lo so e non ne sono nemmeno convinto, Still Alice sbatte in faccia allo spettatore un dramma raggelante degno di un horror da incubo e che è poi la malattia chiamata Alzheimer.

Una donna matura ma non anziana che inizia a perdere pezzi della sua mente, una mente brillante una vita dedicata al comunicare con gli altri, quello che si dice un lavoro intellettuale che improvvisamente viene spazzato via insieme a tutti gli affetti da una malattia da “vecchi”.  Iniziano gli smarrimenti le confusioni mentali e cosi via, fino a delle scene che sarà difficile dimenticare, tragiche è dir poco, come quella del messaggio al computer o peggio ancora, quella finale. Un messaggio destabilizzante , un incubo notturno che è la realtà, una realtà che non può che far angosciare lo spettatore e portarsi a chiedere come reagirei io, cosa farei per non arrivare a quel punto?

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Perdere la propria mente (per quei pochi che la usano…) è forse paragonabile all’incubo di perdere la libertà e tutto sommato sono paragonabili. Dicevo all’inizio di un film femminile perché tutto gira intorno alle donne, la protagonista, le sue figlie e di sponda anche le figure maschili volutamente “inutili” quasi di contorno, in questo non so se dare o meno merito ad Alec Baldwin per la sua interpretazione.

E tutto si ricongiunge nel finale , dove la figlia (Kristen Stewart) si ricongiunge con la madre, una madre che unisce passato e presente in un unica e sfocata immagine.

Gran film e grandissima Julianne Moore con quel sorriso incerto del finale che è qualcosa di unico, paragonabile alle lacrime di Nicholson in “A proposito di Schmidt”.

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