The german doctor (2013)

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Patagonia, 1960. Uno medico tedesco incontra una famiglia argentina e la segue nel loro lungo viaggio, attraverso il deserto, verso Bariloche dove Eva, Enzo e i loro tre figli hanno intenzione di aprire una casa vacanze vicino al lago di Nahuel Huapi. Questa famiglia “perfetta” risveglia l’ossessione del medico per la purezza e la perfezione. La sua attenzione si focalizza in particolare su una delle figlie, Lilith, una ragazzina di 12 anni molto minuta per la sua età. All’oscuro della sua vera identità, il medico tedesco viene accolto con entusiasmo come primo gradito ospite e affitta una stanza nella loro casa. Giorno dopo giorno, tutti vengono sedotti da questo uomo carismatico, dalle sue maniere eleganti, dalle sue conoscenze scientifiche e dalla sua ricchezza, fino al momento in cui scopriranno di vivere con uno dei più grossi criminali della storia.

  • REGIA: Lucía Puenzo
  • SCENEGGIATURA: Lucía Puenzo
  • ATTORI: Natalia Oreiro, Diego Peretti, Alex Brendemühl

I pazienti vivono diverse fasi mentali nei confronti dei loro dottori e una delle più frequenti è una specie di astio quando notano o hanno l’impressione che il proprio medico giochi a fare lo scienziato pazzo o Dio. Questo ovviamente nella maggior parte dei casi non è vero ed è solo dettato da un ottica deformata dalla malattia, ma se fosse vero almeno una volta?

E questo film ci porta proprio di fronte a questo dilemma, questo dottore tedesco che si trova in America del sud nell’immediato dopoguerra.

Un dottore che ha una certa passione per la ricerca e per la sperimentazione, che oggi sarebbe stato un genetista (forse in galera…) , insomma chiunque conosca un poco di storia sa di chi stiamo parlando.

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Il film ha diversi punti a suo favore, il primo è sicuramente la scelta delle location, da mozzare il fiato , ma anche la scelta degli attori (a me sconosciuti) che riescono bene ad amalgamarsi con il personaggio, sorprende come sempre il ruolo dei bambini in una storia cosi complessa. Ma ci sono anche dei lati negativi e purtroppo sono quei lati che spesso fanno fuggire lo spettatore; infatti il film è come quei giganteschi aeroplani che sembrano rullare lunga la pista senza riuscire a spiccare il volo ma alla fine ci riescono quasi a rallentatore.

Ecco tutto il film è cosi, viene raccontato un frammento alla volta, lentamente per far capire che i personaggi stanno iniziando a conoscere il loro gradito ospite tedesco, salvo poi negli ultimi cinque minuti accelerare a colpi di scena e inseguimenti. Se magari si fosse distribuita (e qui il problema è della sceneggiatura) meglio l’evoluzione del film (magari dei flashback o qualche ricordo sonoro) il film risulterebbe più appetibile e quindi commerciabile. Ma una parziale scusante può essere legata alla gioventù (anagrafica e lavorativa) della regista/sceneggiatrice, che in ogni caso promette di essere una delle nuove leve del cinema argentino.

Buona visione.

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