Il gatto (1977)

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Proprietari di un decrepito palazzo ad affitto bloccato il cui valore è soprattutto quello del terreno su cui sorge, e di un gatto soriano, il maturo scapolo Amedeo e sua sorella Ofelia, nubile, si vedono offrire da una società immobiliare, per il loro stabile, cinquecento milioni a testa: la sola condizione per averli è il previo sfratto di tutti gli inquilini, e sono molti. Aggrappandosi a ogni possibile pretesto legale Amedeo e Ofelia riescono a cacciar via una buona metà dei loro affittuari. Perché possano completare l’opera giunge a buon punto l’uccisione del soriano; compiuta con polpette avvelenate. Fingendo, infatti, di volerne scoprire l’autore, Amedeo s’intrufola ora nell’uno, ora nell’altro appartamento, in cerca di ragioni valide per sfrattarne gli occupanti.

Il gatto è un classico giallo all’ italiana, dove la componente grottesca ha un peso fondamentale, già dai primi minuti si capisce che siamo di fronte a un film di altro livello, le musiche dirette da Morricone (va tenuto conto che c’è anche la mano di Leone nella produzione) fanno presagire qualcosa di buono, poi la garanzia arriva dalla regia di Comencini. Infine gli interpreti, uno splendido Tognazzi in gran forma e una spettacolare Melato, che si contendono la scena a suon di battute e schermaglie degne dell’ avanspettacolo.

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Ma attenzione non bisogna pensare a un classico film italiano un po’ triste come a volte ci è capitato di vedere in quegli anni. Dietro “Il gatto” è presente un ironia pungente, una bella trama noir vecchio stile e infatti la Melato è una amante dei gialli Mondadori, colpo di scena dopo colpo di scena si scopre come il gatto (o il fu gatto…) è protagonista di questa storia e riesce a scatenare tutta una serie di eventi che porteranno a un incredibile finale.

Come dicevo, oltre all’ incredibile coppia Tognazzi-Melato, c’è Philippe Leroy sempre bravo e una bellissima e giovane Dalida Di Lazzaro che ci concede (come era prassi a quei tempi) la scena della doccia e per finire uno dei più conosciuti caratteristi del cinema italiano tanto amato da Sergio Leone, ovvero Mario Brega.

Un bel film da riscoprire con tema musicale strepitoso, fa pensare che per vedere una produzione italiana decente si debba guardare indietro di quasi 40 anni, buona visione.

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