Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (L’extravagant voyage du jeune et prodigieux T.S. Spivet – 2013)

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T.S. Spivet è un bambino prodigio di 10 anni con una passione per la cartografia e le invenzioni. Vive in un ranch nel Montana insieme a sua mamma ossessionata dalla morfologia degli insetti, suo padre, cowboy nato nel periodo storico sbagliato e sua sorella quattordicenne che sogna di diventare Miss America. Layton, il fratello gemello di T.S., è morto in un incidente nel fienile; nessuno ha mai parlato del fatto che T.S. fosse con lui. Un giorno T.S. riceve una telefonata inaspettata dall’Istituto Smithsonian che gli annuncia la vittoria del prestigioso premio Baird per la sua invenzione di un dispositivo dal moto perpetuo. All’insaputa di tutti, per ritirare il premio e tenere il suo discorso di ringraziamento, T.S. salta su un treno merci e intraprende il suo stravagante viaggio attraverso l’America in direzione Washington… ma allo Smithsonian tutti ignorano che T.S. è solo un bambino!

Non conoscevo questo film, e mi chiedo perché, voglio dire non mi pare abbia avuto il giusto tamtam mediatico, come altri titoli di scarso valore che spesso vogliono farci passare come assoluti capolavori. Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet regia di Jean-Pierre Jeunet stesso regista e autore del “Meraviglio mondo di Amelie” (e non solo anche di Delicatessen e L’esplosivo piano di Bazin), è un viaggio incredibile attraverso lo spazio e lo spirito.

Andando con ordine:  la prima cosa è che il film è francese ma è ambientato in Montana (Stati Uniti per chi ne sa poco di geografia) , in un Montana quasi favolistico, dove la favola fa a spallate con la realtà, una realtà davvero cruda e dolorosa. Eppure tutto ci viene mostrato con gli occhi di un bambino, e proprio per questo tutto è cosi vivido e colorato, ed è proprio T.S. che ripercorre al contrario un viaggio dalla frontiera al costa atlantica per poter ricevere un premio che attesta le sue capacità a dir poco geniali.

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Ed è allontanandosi dalla sua famiglia in realtà riesce non solo a ritrovarla, ma a riunirla. Insomma volendo usare un termine noto è la classica favola per adulti e bambini, quello su cui bisogna soffermarsi è il fatto che la storia personale di T.S. e della sua famiglia sia per certi versi drammatica se non tragica, però noi vediamo la realtà con gli occhi di un bambino, eccezionalmente dotato ma pur sempre un bambino e qui, nasce la visione favolistica.

Persino gli adulti non sembrano più adulti ma quasi usciti da fumetto. Ancora una volta l’autore Jeunet dimostra un immensa capacità immaginativa e di narrazione del tutto originale.

E volendo allargare il discorso è proprio questo che dovrebbe fare il cinema, cioè dovrebbe raccontare storie grazie ai suoi strumenti visivi (e non solo), che siano sempre nuove e che facciano sognare lo spettatore, allora quanti dei film che ci vengono proposti hanno questa capacità?

E che prezzo paghiamo (di costi e di tempo) quando ci viene proposto un ulteriore remake o una storia già scontata e banale, questo in un certo senso dovrebbe farci pensare che il nostro tempo va usato in modo molto più oculato e attento. Vale per tutto ma qui si parla di cinema.

Chiusa questa parentesi riflessiva consiglio assolutamente la visione del film, se siete amanti di film come Amelie, Vita di Pi, Tommy Tricker o Hugo Cabret allora sarà un film per voi, ma anche se non lo siete apprezzerete una sana ventata di novità e di bel cinema.

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