Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’oriente (Le cochon de Gaza – 2011)

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All’indomani di una tempesta, il pescatore palestinese Jafaar si ritrova per caso nella rete un maialino vietnamita: dopo aver tentato di sbarazzarsi dell’insolito naufrago, l’uomo decide di “approfittare” di quella pesca inaspettata, lanciandosi in una ingegnosa quanto rocambolesca iniziativa…

  • REGIA: Sylvain Estibal
  • ATTORI: Sasson Gabay, Myriam Tekaïa, Baya Belal, Ulrich Tukur

Il cinema non americano da noi arriva poco e per pochi, figuratevi una storia ambientata nella zona di confine tra Libano e Israele nel mezzo dei conflitti tra ebrei e mussulmani. Se poi a questo ci si aggiunge una commedia , un maiale nero vietnamita (vietato da entrambe le religioni) e un poveraccio che cerca di portare quattro soldi a casa, allora ci si ritrova di fronte a un film pieno di sfumature eppure piacevole che mantiene alta l’attenzione dello spettatore con una cultura medio alta. L’idea di base che forse sfugge a chi guardando distrattamente un telegiornale è che sia da una parte che dall’altra del confine, aldilà dei nazionalismi e dei nazionalisti, c’è tanta gente che vuole solo poter vivere normalmente, mangiare, dormire e invecchiare serenamente. Il problema si pone quando una delle due parti non può o si sente minacciata nel poter vivere cosi, allora bastano poche persone per innescare un conflitto eterno.

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Questo film ci porta proprio di fronte a questa situazione, un povero pescatore si ritrova tra le mani un animale proibito, in casa sua la moglie lo considera un fallito, al piano di sopra c’è una pattuglia militare che sorveglia la zona e lui disperato ma in fondo di buon cuore cerca di salvare il maiale e se stesso con un patto, altrettanto proibito con una ragazza israeliana. Alla fine entrambi si scontreranno con quella piccola (ricca) e folle fetta di società che preferisce sparare che ragionare, ma il regista vuole fare una commedia e per il finale ci regala speranza e allegria.

Grande film, con tante chiavi di lettura e che permette di riflettere su una situazione tragica senza impastarsi in ideologie, differenze culturali o facili stereotipi, da vedere e far vedere ai più giovani, formativo. 

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