Dark Places – Nei luoghi oscuri (2015)

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Ambientato in una provincia americana povera e desolata, Dark Places esplora il trauma e la tragedia umana della protagonista Libby Day, unica sopravvissuta al massacro della sua famiglia per il quale, grazie alla sua testimonianza, è stato condannato il fratello Ben. La ragazza, vissuta finora grazie alle donazioni di persone impietosite dalla sua vicenda, si ritrova a dover fare i conti con i suoi incubi quando, rimasta senza soldi e senza lavoro, è costretta ad accettare la proposta del Kill Club, un gruppo di appassionati di cronaca nera, che le offre del denaro per partecipare ai loro incontri e svolgere nuove indagini sul suo caso. Attraverso il Kill Club, specchio di una società sempre più morbosamente interessata ai crimini violenti e ai casi di omicidio da prima pagina, Libby dovrà riaprire vecchie ferite e rivedere le sue convinzioni su cosa sia veramente successo la notte della strage portando alla luce una verità sconcertante.

  • REGIA: Gilles Paquet-Brenner
  • ATTORI: Charlize Theron, Chloë Grace Moretz, Nicholas Hoult, Christina Hendricks,Drea de Matteo, Tye Sheridan

La disperazione è il filo conduttore di questo film, Libby ha vissuto un infanzia tragica e una vita vuota, sua madre era disperata per la sua condizione economica e per il futuro che avrebbe potuto dare ai suoi figli, il figlio maschio era solo e perduto dietro a chiunque gli potesse fare da guida. Tutte vittime e tutti disperati, e questa matassa di dolore viene alla fine spezzata da un gruppo di disadattati che in qualche modo riportano alla memoria di Libby i fatti che lei aveva voluto nascondere a se stessa. Ma il germe del male, quello che serpeggia in quella famiglia rimane, rimane nel fratello di Libby e in sua figlia e nella moglie, un germe di cui si riesce a immunizzare solamente Libby dopo aver attraversato l’inferno del suo passato e del suo presente.

2

Il film è difficile, non tanto la tematica ma la costruzione del thriller, è una specie di labirinto narrativo e basta poca distrazione per perdersi e non riuscire più a capire dove ci si trova, ora non so se questo sia un merito o una colpa dell’autrice del libro o del regista-sceneggiatore. Fatto sta che richiede molta concentrazione a fronte di una storia che se raccontata in modo lineare non è assolutamente innovativa o particolarmente interessante, ma costruita in questo modo assume un suo significato.

Che posso dire di più, il film non mi è piaciuto molto, mentre Gone Girl pur soffrendo di complicazioni narrative volute, riusciva a scorrere e colpire fino alla fine, questo invece non ha la stessa forza e sinceramente di vittime designate il cinema ne è pieno, sopratutto donne forse sarebbe il caso di raccontare altre storie, magari di donne che non vogliono fare le vittime ma che voglio vincere, tanto per citarne uno “Joy” che a breve recensirò.

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