Il labirinto del silenzio (Im Labyrinth des Schweigens – 2015)

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1958. Nessuno ha voglia di ricordare i tempi del regime nazionalsocialista. Il giovane procuratore Johann Radmann si imbatte in alcuni documenti che aiutano a dare il via al processo contro alcuni importanti personaggi pubblici che avevano prestato servizio ad Auschwitz. Ma gli orrori del passato e l’ostilità che avverte nei confronti del suo lavoro portano Johann vicino all’esaurimento. E’ quasi impossibile per lui trovare l’uscita da questo labirinto: tutti sembrano essere stati coinvolti o colpevoli.

  • REGIA: Giulio Ricciarelli
  • ATTORI: André Szymanski, Alexander Fehling, Friederike Becht

Questo film è una di quelle eccellenze che non hanno avuto la giusta diffusione, eppure è intrigante l’argomento trattato ed è ancora più intrigante che sia stato trattato da una produzione tedesca. Siamo agli albori degli anni 60, la guerra è un ricordo lontano che la gente vuole dimenticare, in particolare alcune verità scomode che si è preferito sia dai vincitori che dai vinti, nascondere come polvere sotto il tappeto, in questo caso il fatto che i nazisti cosi come i fascisti si siano tolti la divisa e siano diventati l’ossatura delle istituzioni che per anni avevano gestito.

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D’altronde non sarebbe stato possibile altro, o giustiziare in massa milioni di persone o incarcerarle ma in ogni caso ci sarebbe stato il caos senza soluzione. Da questa realtà storica, ne nasce un film diretto e senza fronzoli su la caccia a un nazista che era riuscito a sfuggire ai processi e quindi a qualunque giudizio grazie ai suoi ex commilitoni legati a una grande organizzazione sommersa (anche questa realmente esistita). In maniera molto coerente e diretta viene narrato questo inseguimento a tutti quelli che in un modo o nell’altro l’avano fatta franca, ma non viene narrato come vendetta stile mossad ma bensì con il senso della giustizia e del riscatto delle nuove generazioni tedesche che non si riconoscevano in quelle precedenti e nelle loro decisioni, anche se dolorosamente si rendono conto di esserne indissolubilmente legate. In Italia non siamo mai riusciti a trovare un dialogo con il nostro passato che però tutt’ora ha formato il nostro presente nel bene e nel male.

Ottimo prodotto ben costruito senza divismi e moralismo ma con una storia solida e ottimamente girata, da vedere e usare come pietra di paragone per produzioni similari. Regista italiano naturalizzato tedesco, pressoché sconosciuto da noi, pur avendo una certa carriera come attore in Germania, bravo conciso e diretto nella sua prima regia. Appassionante.

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