The boy (2016)

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Alla ricerca di un nuovo inizio dopo un passato travagliato, una giovane donna americana si rifugia in un isolato villaggio inglese. E’ qui che Greta (Lauren Cohan) viene assunta da una coppia di anziani genitori in una maestosa villa vittoriana per fare da babysitter al loro figlio di otto anni, Brahams. Ben presto Greta scoprirà che quel ragazzo altri non è che una bambola a grandezza naturale che i signori Heelshire trattano come un bambino vero. Tutto comincia ad incupirsi quando Greta, rimasta sola, ignora le rigide regole imposte dalla coppia e inizia un flirt con un bell’uomo del villaggio, Malcolm (Rupert Evans). Una serie di eventi inquietanti e inspiegabili, ai limiti del soprannaturale, la convincono che è circondata da un mistero terrificante.

  • REGIA: William Brent Bell
  • ATTORI: Lauren Cohan, Rupert Evans, James Russell, Jim Norton, Diana Hardcastle, Ben Robson

L’horror è in crisi , il cinema è in crisi, la società è in crisi.

Siamo tutti in crisi, possiamo sperare in un futuro migliore che comprenda anche la nostra estinzione?

Forse, quanto meno toglieremmo dalla crisi le altre specie viventi.

Ma il punto è, perché per parlare di The Boy parto da una considerazione cosi distante?

Perché The Boy, fa parte di quell’horror in crisi che può aiutare altro cinema dello stesso genere. Ovvero, fin quando si faranno film di questo tipo, l’altro cinema horror quello semi indipendente a basso budget potrebbe trovarne giovamento e rafforzarsi fino a raggiungere quella distribuzione di massa che permettere ai suoi autori di emergere (e forse) continuare a produrre ottime storie (visto che il giro di parole era lungo ma arrivava a qualcosa?). Insomma The Boy secondo le intenzioni del regista, doveva essere il nuovo Horror un prodotto duraturo, qualcosa che avrebbe riportato il genere alle sue più nobili origini, su queste premesse si costruisce tutto in una campagna inglese lugubre, in una vecchia casa con un bel ritratto di famiglia.

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Si aggiungono rumori e scricchiolii , voci di paese sul figlio scomparso e una bambola inquietante, e complimenti alla fantasia! Se bastasse rispolverare i canovacci della Hammer sarebbe facile tirar fuori film, il punto è tirar fuori idee nuove rispettando i canoni dell’horror classico. Ma qui di nuovo non c’è proprio nulla, tutto già visto fino alla noia e persino il finale ha oltre 100 anni (per qualsiasi riferimento cercate Gaston Louis Alfred Leroux) .

Quindi ricapitolando: la storia è estremamente scontata e ovvia, le ambientazioni seguono la storia, gli attori sono degli stereotipi viventi e il finale oltre che secolare promette (rateizzazione dell’arte…) un bel sequel o (peggio) prequel.

Detto ciò vado a vedermi un bel film di Lon Chaney del ’25, alla prossima.

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2 thoughts on “The boy (2016)

    • Domanda giusta ma difficile. Questo film è prodotto da produttori cinesi, che sanno bene cosa sia il capitalismo. Quindi per certi versi più degli americani, valutano attentamente i soldi da investire. Spesso i film sono frutto di marketing e indagini di mercato, in questo modo di esclude ogni validità artistica. Non resta che affidarsi alle produzioni low budget che seppur ruvidine possono dare soddisfazioni.

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