Indro l’uomo che scriveva sull’acqua. (2016)

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Un viaggio alla scoperta di una delle voci più discusse ed autorevoli del giornalismo italiano: quella di Indro Montanelli. Uomo controverso, spietato, coraggioso, sincero, quanto intellettualmente spericolato e esibizionista senza pudore, costantemente al centro di critiche, e capace di raccontare instancabilmente le vicissitudini del lungo e tormentato secolo Italiano dagli anni ’30 fino alla propria morte nel luglio del 2001, costruendo una preziosissima cronaca della Nazione e rispondendo per tutta la sua esistenza ad un unico obbligo: “poter fare, soltanto, una cronaca di fatti e di parole vere”. Cosa si nasconde però dietro questa voce ferma e sincera? E quale animo dietro l’immancabile cinismo, la sagace ironia, la durezza dei toni, l’ostinata impossibilità di accettare compromessi e padroni? Che prezzo ha in Italia la libertà di espressione, di qualsivoglia natura sia?

  • REGIA: Samuele Rossi
  • ATTORI: Domenico Diele, Roberto Herlitzka

Indro Montanelli è il giornalista italiano che ho più apprezzato in tutte le sue sfumature, spesso incoerenti ma sempre sincere e spontanee, come giornalista ha sempre mostrato la schiettezza di voler raccontare il quotidiano e come uomo ha dovuto sempre confrontarsi con una depressione ciclica e con un passato da sempre osteggiato. Uno dei pochi che sinceramente ha ammesso di essere stato fascista (e in parte gli è rimasto un amore profondo sincero e rabbioso verso la sua Italia) ma altrettanto nel periodo fascista avendo dissentito sull’agire del regime, tanto da restare senza lavoro.

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E’ riuscito in oltre 70 anni a scrivere e raccontare l’italia come nessuno prima (e dopo) di lui. Il documentario racconta tra l’onirico dialogo di Indro giovane con Indro maturo e le interviste ai suoi collaboratori, l’uomo e il giornalista, l’ironia e la fragilità. Dagli inizi in Toscana alla passione fascista (che lo porto a combattere), alla caduta di ogni ideologia (osteggiando il potere e beffandosi di esso), mostrando i denti alle varie correnti politiche mastodontiche dei tempi, fino alla gambizzazione da parte delle BR (dato che “Il giornale” era giudicato fascista e cosi il suo direttore) e il ritorno al Corriere della Sera dopo lo scontro con Berlusconi al momento della sua scesa in campo con le pretese di far diventare “Il giornale”  un organo di stampa del movimento.

Un prodotto filmico di grande interesse e confezionato con sapiente cura e attenzione, che illuminano in modo assoluto ma senza dogmi o riverenze la figura di Indro Montanelli e lo rendono ancora più umano e meritevole di tutte i premi che ha ricevuto nella sua lunga carriera, un raro esempio di giornalismo slegato dal potere ma con un unico punto fermo, raccontare l’Italia che amava (ormai invisa ai più) e gli italiani che spesso capiva fin troppo.

Terramatta – Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano (2012)

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Documentario diretto da Costanza Quatriglio, tratto dal libro di memorie Terra matta di Vincenzo Rabito. Nastro d’argento al miglior documentario nel 2013.

  • REGIA: Costanza Quatriglio
  • ATTORI: Roberto Nobile

La storia è scritta dai vincitori e come sempre è di parte, forse per questo a volte tende a essere noiosa quando in realtà non lo è mai. Perché la storia è viva ed è l’unica cosa che ci permettere di capire realmente il presente, in tutte le sue sfaccettature. Quindi quando ci si ritrova di fronte a una fonte non ufficiale, la possibilità di avere tra le mani un tesoro è elevata.

Infatti se la storia è di solito scritta da persone esperte che analiticamente raccontano i fatti e ovviamente cercano per quanto possibile di essere obiettivi , la storia raccontata dal basso da chi l’ha potuta solo subire è tutt’altra storia. Quando i figli di Vincenzo Rabito si sono ritrovati tra le mani il diario del padre, con una descrizione cosi dettagliata e accurata di un periodo fondamentale per la storia italiana e mondiale hanno fortunatamente per noi, provveduto a renderlo pubblico salvandolo dall’oblio e dalla distruzione.

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Cosi a distanza di anni dalla morte di Rabito, il suo diario prima diventa un opera per studiosi, ma la sua fama lo porta alla pubblicazione e infine a un interessante e quanto mai ben fatto documentario. Un documentario che riprende tutta la forza del diario ma anche le vicende di una famiglia in balia della storia. E una storia che ogni siciliano conosce bene, perché se Vincenzo Rabito fosse nato oggi, magari riusciva a diplomarsi o a laurearsi ma avrebbe incontrato gli stessi problemi lavorativi e personali e come allora avrebbe dovuto trovare qualcuno che gli permettesse di sopravvivere, e tutto questo per la sua famiglia e i suoi figli.

La storia che esce da quelle pagine e poi dal documentario è una storia profondamente umana e assolutamente siciliana , una storia reale che ci riporta al Verga a Tomasi di Lampedusa e Pirandello. Tutto questo poi diventerà la narrativa elevata siciliana rappresentata tra l’altro da Sciascia e Camilleri.

Quando si parla di opera imperdibile spesso se ne parla a sproposito o come annuncio sensazionalistico in questo caso invece è davvero cosi, sicuramente colpirà al cuore chiunque sia nato in Sicilia ma resterà impresso nella memoria di tutti e risuonerà immancabilmente nella propria coscienza pensando ai tempi profondamente bui che stiamo vivendo.

Non lo faccio mai, ma questa volta farò un eccezione, qui trovate il libro e qui l’ottimo documentario di Costanza Quatriglio, buona lettura e buona visione.